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Riflessioni sulla moneta fiscale

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Sig.Ernesto 25/7/2017 - 10:51

Il bugiardino dei CCF con uno sforzo notevole. Difficile trovare un concentrato di inesattezze similare.  Vediamone qualcuna:

Il titolo CCF

dAllora: "gli acquirenti di CCF saranno aziende ben patrimonializzate, istituzioni finanziarie, investitori e privati benestanti e facoltosi" Questi acquirenti dovranno: 1) assumersi il rischio cambio ovvero, dovranno decidere di usare i CCF ESCLUSIVAMENTE COME CREDITO FISCALE. Acquistando i CCF poco dopo l'emissione, escluderanno la possibilità di godere di un apprezzamento della moneta unica sui mercati internazionali (compro x 100CCF poco dopo l'emissione con 100 euro a 1.04 contro dollaro, dopo due anni ci pago le tasse ma l'euro è a 1.3 contro dollaro, mi trovo con un -25% secco in mano); questo comporta una serie peculiarità nell'acquirente generico che personalmente faccio fatica a considerare diffuse. Comprando CCF si incamera un rischio difficilmente quantificabile che ha un costo elevatissimo, costo che si riversa ovviamente sulla proposta(prezzo) di acquisto. Questa è un'iniziale osservazione che spero sarà corretta se errata. "Iniziale osservazione" in quanto il bugardino è un concentrato di assurdità tali da renderne persino difficoltosa la lettura se deboli di stomaco.

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La monetizzazione anticipata comporterà uno sconto finanziario, in quanto 100 euro di CCF equivalgono a una banconota da 100 euro che il possessore non può utilizzare se non tra due anni. Ma il valore finale è certo, addirittura più di quello di un titolo destinato a essere rimborsato in euro. Lo Stato potrebbe, infatti, andare in default sui suoi impegni di pagamento di euro, mentre il CCF avrà sempre e comunque un valore. Lo sconto finanziario sarà determinato dal mercato, ma approssimativamente si può stimare che non sarà molto diverso da quello di un tasso CTZ a due anni.

Ma direi che qualcosa non quadra; i CTZ possono essere comprati\venduti sul MOT\MTS dove soggetti preposti al Market Making garantiscono liquidita ed esecuzione in un range di prezzo(spread) accettabile. Con i CCF, che non sono titoli di debito  ma certificati di un ipotetico credito la cui sola garanzia è l'accettazione statale per pagamento mirato, come potrebbe essere garanita un'operazione similare? (Consideriamo anche che i CTZ sono euro a scadenza garantiti dllo Stato Italiano, acquistabili da chiunque e per i più svariati motivi, nel mondo;i CCF avrebbero un mercato non comparabile e limitato al paese emittente)  Ovvero: se tutti decidessero di vendere i CCF, dove troverebbe la provvista necessaria a copertura la controparte? E se questa copertura risultasse(come probabile) insuffciente( vi è tutto l'interesse ad incamerare valuta pregiata spendibile ovunque nel mondo piuttosto che detenere valuta domestica spendibile esclusivamente per il pagamento di imposte generiche) nazionali, quanto questa illiquidità influirebbe sul prezzo? Più leggo più sono confuso..colpa mia sicuramente

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il denaro ce l'hanno in mano i compratori, i venditori hanno carta CCF. da nessuna parte sta scritto che il valore dei CCF debba rimanere "accettabile". denaro e lettera possono incontrarsi a livelli qualsiasi,  se tutti i compratori hanno in mano solo un euro, duecento miliardi di CCF valgono 1 euro. il market maker è un intermediario che dovrebbe esporre sempre un prezzo e garantire una volatilità contenuta  ma non certo un livello alto o basso. comunque, chiosare scemenze come i CCF non fa bene a nessuno.

però, che fine ha fatto Giovanni Zibordi, uno dei primi promotori dei CCF e ora non più citato da nessuno dei sui sodali? colpito da una purga staliniana, da una damnatio memoriae? senza polemica, se il suo distacco ha origini dottrinali di interesse generale, ce le potrebbe spiegare qui.