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Riflessioni sulla moneta fiscale

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Carissima Fatima, ti ringrazio per la tua lettura critica dell'articolo e per il tuo contributo alla discussione. Cercherò di rispondere punto per punto.

Per quanto riguarda il punto 1:

Secondo quanto riportato nel libro pubblicato su Micromega, lo Stato assegnerebbe “gratuitamente” 200 mld. di CCF all’anno divisi tra aziende, lavoratori, disoccupati, pensionati e investimenti diretti. A pagina 28 infatti si legge :

 

“Su 200 miliardi totali massimi assegnati ogni anno, all’incirca 80 andrebbero alle aziende private, 70 ai lavoratori e 50 ad altre forme di spesa”.

 

Tralasciando commenti sul meccanismo di assegnazione dei CCF, che prevede ad esempio un assegnazione maggiore ad aziende che riducano maggiormente la disoccupazione, creando un pericolo di distorsione dei correttivi incentivi all’innovazione ed alla “distruzione creatrice“, è evidente che gli stessi autori della proposta considerano l'utilizzo di questi titoli come spesa. Si legge inoltre

Gli ulteriori massimi 50 miliardi annui (le «altre forme di spesa» sopracitate) potranno essere utilizzati per varie operazioni di sostegno della domanda: integrazione di reddito alle categorie disagiate (inclusi cassaintegrati, pensionati a basso livello di reddito e disoccupati), investimenti pubblici, spesa sociale, interventi di ricostruzione in aree colpite da calamità naturali ecc.

Da un punto di vista contabile tali titoli andrebbero riportati nel passivo e portati a riduzione dell’entrate al momento del loro esercizio.


Per quanto riguarda il punto 2:

 Non credo che l’Italia sia comparabile allo Zimbawe, per quanto abbia attraversato diversi anni difficili, l’economia italiana ha ancora molti settori forti e competitivi ed è una delle più importanti in Europa. Il punto di quell’esempio era semplicemente mostrare che questo genere di operazioni non sono prive di rischi come viene sostenuto dagli autori della proposta della “moneta fiscale”, il rischio svalutazione esiste e non va taciuto quando si vuole fare un’analisi di una misura così importante per le finanze pubbliche. Gli autori della proposta infatti si approcciano al problema in modo quasi del tutto deterministico, si fanno assunzioni molto forti, come ad esempio sul moltiplicatore fiscale, e non viene tenuto in giusto conto il ruolo che l’incertezza gioca nell’economia.

Per quanto riguarda i MEFO bills. Nella mia versione iniziale di quest’articolo avevo dedicato una sezione propio anche a questo tema ma ho poi deciso di eliminarla per evitare di dilungarmi troppo.

I MEFO bills erano dei titoli emessi dalla "MetallurgischeForschungsgesellschaft", una società fittizia creata appositamente dal Terzo Reich nel 1934. Questa società non aveva operazioni reali, ma emetteva titoli convertibili in Reichsmark (la moneta ufficiale).

Come dichiarato dallo stesso ideatore (Hjalmar Schacht presidente della Reichsbank nel periodo in cui Adolf Hitler era al potere) si trattava di una frode, un artificio contabile, congegnato con l’intento di aggirare il Trattato di Versailles al fine di permettere il riarmo della Germania nazista. Il Trattato di Versaille infatti vietava alla Germania il riarmo e imponeva un interesse massimo del 4.5% sul debito. La Germania aveva quindi bisogno di un sotterfugio per finanziare il riarmo senza che le altre nazioni se ne accorgessero. A questo scopo, la Metallurgische Forschungsgesellschaft emetteva i così detti MEFO bills, che venivano ceduti all’industria militare, la quale li poteva convertire in Reichsmark attraverso le banche, che a loro volta potevano cederli alla Reichsbank. Dato che la Reichsbank controllava la società emittente, con tale meccanismo riusciva a finanziare in maniera indiretta il riarmo del governo tedesco, senza che apparisse evidente dal punto di vista contabile. Siccome in quel periodo la disoccupazione tedesca calò drasticamente, secondo gli autori della proposta dei CCF, questo rappresenterebbe un esempio positivo. A questo proposito vanno fatte alcune precisazioni. In primo luogo la Germania passò da un surplus di bilancio nel 1932 ad un deficit di 10mld. di Reichsmark nel 1938. Per cui l’aumento di spesa non venne compensato da un incremento del PIL tale da annullare l’effetto negativo sul bilancio, cosa che invece viene prevista dagli autori della proposta dei CCF. Per quanto riguarda il tasso di occupazione, è importante rimarcare che esso non rappresenta una misura sufficiente per valutare lo stato di salute di un’economia. Infatti, al fine di evitare la svalutazione, furono prese drastiche misure che influirono negativamente sul livello di qualità di vita della popolazione tedesca. Furono imposti razionamenti su beni primari come cibo e vestiario. Le importazioni non furono sospese (la Germania necessitava d’importare materie prime per la costruzione di armi) ma vennero controllate al fine di destinarle ai bisogni dell’industria bellica. Il motivo è che se le importazioni fossero state lasciate ad un sistema di libero mercato, la popolazione avrebbe potuto aumentare gli acquisti di beni primari dall’estero, rischiando di creare pressioni inflattive. Tale politica viene bene espressa dal famigerato slogan nazista di quegli anni "Guns not butter". Vennero inoltre, sospesi i movimenti di capitale all’estero, il che, insieme al controllo sulle importazioni, suggerisce che tale esempio non sia comparabile ad un sistema di mercato aperto come quello in cui ci troviamo oggi (a meno chenon vi sia un intento di chiudere l’Italia al mondo).

Inoltre il costo del lavoro venne ridotto, tramite misure come l’abolizione del diritto di sciopero o l’introduzione dell’obbligatorietà per tutti i giovani in età scolare di due mesi estivi di lavoro non retribuito. In sostanza l’aumento dell’occupazione venne pagato con una drastica riduzione delle libertà dei cittadini tedeschi. Infine, per scongiurare ulteriormente pressioni inflattive l’ammontare di MEFO bills emessi venne tenuto segreto. Infatti, si temeva che se si fosse venuto a sapere il loro valore sarebbe crollato. È comunque difficile ipotizzare che tale situazione avrebbe potuto protrarsi per lungo tempo. Anche l’Unione Sovietica aveva un tasso di disoccupazione molto basso, ma quando le inefficienze vennero alla luce la crisi fu inevitabile.

 In sostanza anche l’esempio della germania nazista è difficilmente comparabile ad un paese come l’Italia che si torva in un sistema di mercato aperto.

Come ho già chiarito nell’articolo il successo dell’operazione dipende in maniera cruciale dal moltiplicatore fiscale. L’Italia è comparabile alla Germania degli anni 30’ per lo stato di stagnazione, ma come ho già detto nell’articolo ci sono altre variabili che influenzano in maniera determinante tale moltiplicatore, tra questi l’apertura dei mercati e il livello di debito preesistente. Inoltre ripeto che è veramente difficile riuscire ad ipotizzare un moltiplicatore costantemente alto in tutti gli anni in cui si prevede di attuare questa operazione.

Giovanni Bruno

un commento "100% free" di dati e citazioni è sempre sospetto. Iniziamo dal fatto che il PIL della Germania dopo 4 anni di contrazione ( del -7% sia nel 1931 che nel 1932), aumentò del 6% nel 1933, 8% nel 1934, 9% nel 1935, 8% nel 1936, 10% nel 1937 e 10% nel 1938 (vedi ad es https://www.destatis.de/DE/Publikationen/WirtschaftStatistik/VGR/Rezessi... Secondo Colucci questa drammatica inversione e questo successo (superiore a quello di ogni altro paese all'epoca salvo il Giappone) fu dovuto all'aver vietato scioperi e licenziamenti, aver irregimentato il paese, nazionalizzato e pianificato tutto, quindi a fattori non misurabili in termini economici come spesa, deficit, credito, investimenti ecc.. In pratica un regime autoritario può sovvertire le leggi economiche e fare miracoli comandando a tutti di ottenere risultati straordinari di produzione. In URSS come noto nello stesso periodo un economia pianificata e centralizzata corredata da polizia segreta portò alla morte per fame di 6 milioni di persone, in Germania al maggiore boom economico della sua storia. Forse conviene leggere ad es. Hjialmar Schacht stesso in "The Magic of Money" 1967 (PDF scaricabile https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&u...) per cominciare a ragionare su fatti e dati e non favolette. Hjialmar Schacht sconfisse l'iperinflazione nel 1922 e poi risollevò (vedi dati citati sopra) la Germania di nuovo negli anni '30 per cui può essere che la sua spiegazione, corredata di fatti e dati, sia un utile punto di partenza. E se uno fa lo sforzo di leggerlo, impara qualcosa sul fuzionamento della moneta e del credito in una situazione di depressione (riassunto qui da Stefano Sylos-Labini ad esempio, http://www.syloslabini.info/online/il-mago-schacht-le-cambiali-mefo-e-la-ripresa-economica-della-germania-negli-anni-trenta/, che assieme a Giorgio Ruffolo ha scritto un libro da raccomandare a Colucci

I dati relativi al debito e deficit della Germania naizsta possono essere trovati in https://www.research-collection.ethz.ch/bitstream/handle/20.500.11850/14... . Per quanto riguarda i dati sulla crescita della Germania penso di aver già ampiamente risposto nel commento precedente dicendo che non è stata causata dalla stampa di moneta ma dalle scelte politiche che hanno abbassato i costi di produzione e ridotto le libertà dei cittadini tedeschi. 

 

Lei dice:" In pratica un regime autoritario può sovvertire le leggi economiche e fare miracoli comandando a tutti di ottenere risultati straordinari di produzione ".

Tralasciando il fatto che mi preoccupa un po questa sua devozione per i regimi autoritari, la frase non è corretta, nessun regime autoritario può sovvertire le leggi economiche. Questo lo spiegano bene D.Acemoglu e J.Robinson in "Why nations fail" (un libro che consiglio a chiunque si interessi di economia) https://www.amazon.com/Why-Nations-Fail-Origins-Prosperity-ebook/dp/B005... . Nel libro sopracitato vengono messe in evidenza le condizioni che portano al progressivo declino dei regimi autoritari così come di tutti i sistemi che si avvalgono di exctractive political institutions. In primo luogo la corruzione dei correttivi incentivi degli operatori economici necessari per la creazione di innovazione o a quella che Shumpeter definiva "creative distruction". Ciò non vuol dire che regimi non possano ottenere periodi di breve sviluppo. Quando avviene un cambio di elite al potere la nuova elite può copiare altre nazioni aperte e spostare le risorse su sistemi di produzione a più alta produttività. Questa politica venne ad esempio seguita da Mao Tse Tung con il famoso "great leap forward", una politica centralizzata volta a spostare la produzione cinese dall'agricoltura all'industria che ebbe l'effetto di lasciare milioni di persone a morire di fame. In un altro paper molto interessante R.J.Gordon http://www.nber.org/papers/w14560 suggerisce che la stessa politica economica di Hitler di concentrarsi sull'industria bellica creò lo stesso problema di dover sostenere dal punto alimentare la popolazione tedesca, forzandolo ad espandersi ad est per potersi accaparrare delle vaste riserve di grano nell'est Europa. Come dimostrano con numerosi esempi D.Acemoglu e J.Robinson, questi sistemi con extractive political institutions arrivano ad un punto in cui non sono più in grado di creare crescita perchè la "creative distruction" metterebbe in discussione il loro dominio acquisito. L'URSS che ha avuto un'espansione per un periodo di tempo anche più lungo della Germania nazista, entrò per questo in difficoltà, tanto che Stalin stesso se ne accorse e provò ad inserire degli incentivi economici come bonus per coloro che erano in grado d'incrementare la produttività. Dato che la produttività era calcolata in termini di benefici economici misurati in un sistema di prezzi corrotti e non rappresentativo quindi delle reali preferenze degli agenti economici, questo distorse nuovamente i corretti incentivi all'innovazione. Vennero anche introdotte pene severe per chi non raggiungeva certi standard di produttività, il risultato fu che tra il 1944 e il 1956 circa 36 milioni di persone (un terzo della popolazione adulta) fu giudicata colpevole, di questi 15 milioni furono incarcerati e 250,000 condannati a morte. 

Quindi ribadisco il mio scetticismo sul successo nel lungo periodo dei regimi autoritari. Faccio notare, inoltre, che non ho fatto riferimento ad un unico caso storico (i MEFO bills, il che sembrerebbe un campione piuttosto ristretto per che possa considerarsi significativo dal punto di vista statistico) ho citato nel mio articolo e in questo commento numerosi studi che hanno studiato campioni molto ampi. Aggiungerei inoltre che gli studi da me citati sono stati condotti da economisti (con dottorati in economia e che hanno pubblicato su peer-reviewed journals) e non geologi, ma questa credo sia un'altra storia....