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Riflessioni sulla moneta fiscale

13 commenti (espandi tutti)

1) "L'idea consiste nel....emettere dei titoli, i CCF, al fine di finanziare un cospicuo incremento di spesa pubblica (fino a 200 mld. di euro). ...Tralasciamo l'ipotesi, dubbiosa, secondo cui l'economia italiana si rilancia con altri 200 mld o più di spesa pubblica.."

Sia nel libro di Micromega del 2014 citato (che ha una decina di autori) che nel libro di Hoepli del 2013  che nella versione adottata dall'ufficio studi di Mediobanca del 2015 (http://www.syloslabini.info/online/wp-content/uploads/2015/11/report-Med...) si parla di riduzione di tasse e non di aumento di spesa pubblica. Nel libro di Hoepli  è persino evidenziato nel sottotitolo di copertina che si tratta di ridurre le tasse (http://www.hoepli.it/libro/una-soluzione-per-leuro/9788820359164.html), in quello di Micromega si parla di usare i 3/4 dei crediti fiscali differiti (CCF) per ridurre le tasse e nel report di Mediobanca (di Angelo Guglielmi) di ridurre le tasse.  Bruno invece scrive che è solo per aumentare la spesa pubblica.

Per Bruno ridurre le tasse e aumentare la spesa pubblica sono equivalenti (in termini di effetti su inflazione, deficit estero/competività, crescita del PIL..) e quindi la sua non è una svista perchè sono termini intercambiabili ? La sua analisi si applica anche nel caso (vedi report Mediobanca) si ipotizzi di emettere questa "moneta parallela" perridurre le tasse e di una cifra più modesta (40 mld) ?

2) Sia nel testo di Micromega che in quello di Hoepli che nel libro di Ruffolo e S. Sylos Labini e negli articoli usciti intorno alla proposta si fa riferimento come ispirazione di questo schema alla Germania che tra il '33 e il '38 creò i "Mefo Bonds". Ci sono ovviamente differenze nel meccanismo (nel caso tedesco era finanziamento di spesa pubblica per investimenti tramite titoli poi scontati dalla BCentrale...), ma le condizioni economiche della Germania di allora,  in depressione e senza credibilità sui mercati finanziari, sono più confrontabili con quelle dell'Italia di quelle dello Zimbabwe (dove il problema sembra esser stato l'esproprio improvviso e violento dell'intera classe imprenditoriale).

A conferma del fatto che l'ispirazione è più tedesca che africana si può menzionare che nell'ebook di Micromega e altrove si sono citati come riferimento studi sull'introduzione di una "moneta parallela" all'Euro presentati nel 2012 alla conferenza della Confindustria tedesca delle medie imprese a Berlino (BVMW, Bundesverband Mittelstandische Wirtschaft, conferenza "Parallel Wahrung" https://www.bvmw.de/uploads/media/die_parallelwaehrung.pdf) In Germania infatti c'è stata una proliferazione di studi, anche da parte ad es di economisti non marginali come Thomas Mayer ex capo economista Bundesbank, su come ovviare alla crisi dell'Euro nel 2012 introducendo una moneta parallela in paesi del Sud-Europa. Questa urgenza per i tedeschi si è allentata da quando la BCE  ha creato 2mila miliardi di Euro per TLTRO e QE allontanando il rischio di default e rottura dell'Euro. Però chi provi a consultare la letteratura su schemi di moneta parallela, sia durante la Grande Depressione che di recente, è costretto a usare Google translate dal tedesco perchè è da lì che arrivano le esperienze e le idee.

In sintesi: 1)  non è vero che si parla di aumentare la spesa pubblica, ma piuttosto di ridurre le tasse, 2) sia l'esperienza storica che gli studi sulla moneta parallela vengono dalla Germania piuttosto che dall'Africa subshariana


nemmeno

dragonfly 21/7/2017 - 23:02

1) non è una riduzione di tasse;  a quanto è dato di capire da  una più che sospetta vacuità sul punto, i CCF verrebbero regalati soprattutto a chi già non paga tasse, per incapienza o per brutale evasione. dopo due anni, si conteranno i noccioli...nel frattempo, molti avranno fatto le valige.

2) è peggio paragonare l'economia italiana del 2017, alla germania di hitler o allo zimbabwe di mugabe? parliamone! o meglio, rileggiamo il quesito e vergognamoci tutti.

Nel confronto tra questa proposta di Certificati di Credito Fiscale ed i ME.FO direi che vi sono delle lacune di fondo in termini di consapevolezza, di comprensione, più ancora che di conoscenza storica dello strumento ideato in Germania con l'avvento del nazionalsocialismo. Al di là delle differenze tecniche che ha sottolineato e al fatto che se si parla di utilizzarli per ridurre la pressione fiscale, allora già stiamo andando in una diversa direzione perché, come anche qui ha fatto presente, i ME.FO sono stati utilizzati per pagare commesse pubbliche, quindi per aumentare la spesa.
Ma quello che invece vorrei sottolineare è il grande errore di considerare i ME.FO come lo strumento attraverso il quale la Germania ha potuto risollevarsi. Attenzione, perché se così è stato, la ragione è un'altra e ha a che fare con una serie di misure adottate dal regime e dove i ME.FO hanno avuto il solo scopo di essere un semplice mezzo di pagamento. Occorre infatti rammentare che la dittatura nazista proibì i licenziamenti ed allo stesso tempo gli scioperi. Che la banca centrale fu nazionalizzata, ma non per 'stampare a go go' come i sovranisti de noantri oggi invocano, esattamente il contrario: per regolare l'emissione della moneta! Inoltre il regime fissò gli obiettivi industriali strategici, una sorta di 'business plan' nazionale al quale le varie aziende private dovettero attenersi pena la nazionalizzazione. E poi altre misure ancora, misure che sono state studiate da soggetti che hanno pianificato, sebbene all'interno di un regime sanguinario, una macchina iperefficiente. Intendo quindi dire che se i ME.FO fossero stati gestiti da soggetti incompetenti, se non addirittura farabutti, come quelli che si sono avvicendati nella nostra di storia, non avrebbero raggiunto nemmeno la metà di quello realizzato. La morale è che bisogna finirla di pensare che la questione riguardi i finanziamenti, cioè dove e come trovare soldi da spendere, ma l'avere un piano strategico nazionale globale. I soldi ci sono già se si vuole, ci hanno scritti libri coloro che sono stati chiamati ad occuparsi della spending review, ma se la politica cialtrona, da destra a sinistra, li usa per scopi elettorali o propagandistici o comunque del tutto inefficace, allora di miliardi non ne bastano nemmeno 1.000, altro che 200.

un commento "100% free" di dati e citazioni è sempre sospetto. Iniziamo dal fatto che il PIL della Germania dopo 4 anni di contrazione ( del -7% sia nel 1931 che nel 1932), aumentò del 6% nel 1933, 8% nel 1934, 9% nel 1935, 8% nel 1936, 10% nel 1937 e 10% nel 1938 (vedi ad es https://www.destatis.de/DE/Publikationen/WirtschaftStatistik/VGR/Rezessi... Secondo Colucci questa drammatica inversione e questo successo (superiore a quello di ogni altro paese all'epoca salvo il Giappone) fu dovuto all'aver vietato scioperi e licenziamenti, aver irregimentato il paese, nazionalizzato e pianificato tutto, quindi a fattori non misurabili in termini economici come spesa, deficit, credito, investimenti ecc.. In pratica un regime autoritario può sovvertire le leggi economiche e fare miracoli comandando a tutti di ottenere risultati straordinari di produzione. In URSS come noto nello stesso periodo un economia pianificata e centralizzata corredata da polizia segreta portò alla morte per fame di 6 milioni di persone, in Germania al maggiore boom economico della sua storia. Forse conviene leggere ad es. Hjialmar Schacht stesso in "The Magic of Money" 1967 (PDF scaricabile https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&u...) per cominciare a ragionare su fatti e dati e non favolette. Hjialmar Schacht sconfisse l'iperinflazione nel 1922 e poi risollevò (vedi dati citati sopra) la Germania di nuovo negli anni '30 per cui può essere che la sua spiegazione, corredata di fatti e dati, sia un utile punto di partenza. E se uno fa lo sforzo di leggerlo, impara qualcosa sul fuzionamento della moneta e del credito in una situazione di depressione (riassunto qui da Stefano Sylos-Labini ad esempio, http://www.syloslabini.info/online/il-mago-schacht-le-cambiali-mefo-e-la-ripresa-economica-della-germania-negli-anni-trenta/, che assieme a Giorgio Ruffolo ha scritto un libro da raccomandare a Colucci

Non capisco cosa si sintende con "commento 100% free". Io commento confutando ciò che rilevo essere impreciso così come chiunque può fare lo stesso con quanto affermo io senza per questo chiamare sempre in causa documenti non richiesti. Se io non concordo su dati o affermazioni sarò io a chiedere al mio interlocutore riferimenti a quello che sostiene. Venendo al punto qui in questione e premesso che nel mio cognome non c'è alcuna lettera "L", lei richiama una pubblicazione dell'Ufficio Federale di Statistica tedesco del tutto inutile ai fini della discussione, in quanto questa non fa altro che dirci che dal 1933 al 1939 il PIL della Germania è cresciuto abbondantemente, ma questo già lo sappiamo e nessuno lo ha messo in dubbio. Questa pubblicazione però non analizza le ragioni di tale successo: "Die Darstellung beschränkt sich allerdings auf den Nachweis von Ergebnissen, ohne eine eigenständige kritische Würdigung vornehmen zu können.". Quello che sostengo io, che poi non è farina del mio sacco ma analisi condotte da economisti autorevoli, e che lei senza volerlo condivide, è che non sono stati i ME.FO il motore o comunque lo strumento base che ha permesso questo "Wirtschaftswunder", bensì il COME sono stati utilizzati. Lei conferma questa tesi proprio confrontando le diverse economie sotto dittatura dell'epoca: della Russia comunista e della Germania nazista. Per chiarire questo punto è come se da noi i 200 miliardi stimati da alcuni via CCF venissero usati per fare opere del tipo 'il ponte sullo stretto di Messina' (inutile se prima e dopo hai il deserto dei Tartari quanto a stato delle vie di comunicazione) oppure una autostrada del tipo BREBEMI (sebbene questa sia stata finanziata prevalentemente da privati). Io ho menzionato alcuni aspetti riguardanti le misure adottate dal regime nazista e precisato che la spesa nel suo complesso fu ben coordinata. Così si sono costruite case, strade ed in particolare le autostrade (le Autobahnen sono proprio del periodo nazista quanto a inizio) e si è sviluppata di conseguenza l'industria automobilistica. Poi, come sappiamo, il progressivo incremento della produzione bellica. Quello che ho contestato io ed in maniera più articolata l'autore Giovanni Bruno, è che non si può paragonare la proposta dei CCF con quella dei ME.FO, in primo luogo perché ci si trova in condizioni storiche del tutto diverse. Come scrive correttamente Sylos Labini nel documento che proprio lei ha portato a corredo della sua replica, le importazioni dall'estero della Germania all'epoca erano pagate con prodotti fatti internamente. Possiamo immaginare di pagare noi oggi la fornitura di petrolio, di gas o altra materia prima con mozzarella di bufala, Chianti Classico o mobili della Brianza? Poi a seguire tutta una serie di misure che oggi sarebbero completamente irripetibili. Concludo con un invito, non faccia il presuntuoso suggerendo a chi non conosce di leggere testi o documenti dei quali poi posta dei riferimenti parziali. Il link al libro di Hjalmar Schacht, nel cui nome di battesimo non compare la lettara "i", segno che lei è incline a storpiare nomi e cognomi, riporta ad un documento in formato Pdf di sole 10 pagine, mentre l'originale è di ben oltre le 250. Ad esempio io, grazie ad un C1 in tedesco, ho letto a suo tempo la versione originale "Magie des Geldes" (1966) - 286 pagine. A differenza sua però non la invito a leggerselo (anche nella versione in inglese o se c'è in italiano), ma di indicarmi dove l'autore, Schacht, afferma che la base del successo economico siano i ME.FO e non il COME sono stati utilizzati. Ci troverà semmai COME la politica monetaria e l'utilizzazione dei ME.FO stessi ha permesso che non si generasse iperinflazione: grazie questo a misure che oggi - ripeto - non sarebbero riproponibili dato che si dovrebbero basare su una quota rilevante di baratto e di fiducia tra tutti gli attori chiamati in causa.

Io

michele boldrin 24/7/2017 - 19:57

con un troll che si firma Fatima e che non mette la propria faccia, verificata, a sostegno delle boiate che scrive non ci perderei un minuto.

a dire la verita' mi ero iscritto con nome e cognome 2 anni fa, ma non e' cosi facile usare il forum, recuperare la passw ecc... e dato che non mi accettava con la mia email mi sono fatto reiscrivere da collaboratrice con un nuova email ad hoc per fare prima. Detto questo ero interessato a commenti sul fatto che la Moneta Parallela e' una proposta Made in Germany nel senso che se fai una ricerca sul tema scopri che quasi tutti i paper sono di tedeschi e ho citato il convegno della Confindustria delle Medie Imprese di Berlino del 2012 in cui ne sono stati presentati 25 (che mi sono anche letto)

Io non so cosa abbia letto ma di paper tedeschi che proporrebbero Certificati di Credito Fiscali per la UE davvero non mi risultano. Anzi, menzionando l'associazione delle medie imprese tedesche (VMU - Verband Mittelständischer Unternehmen), mi sorge forte il dubbio che abbia letto proposte che riguardano gli 'Steuerbescheinigungen' che però sono crediti fiscali che nulla hanno a che vedere con quanto si sta discutendo in questo ambito. E' come se menzionassimo i crediti fiscali attuali legati alle opere di ristrutturazione edilizia oppure i crediti IVA.

------Quello che sostengo io, che poi non è farina del mio sacco ma analisi condotte da economisti autorevoli, e che lei senza volerlo condivide, è che non sono stati i ME.FO il motore o comunque lo strumento base che ha permesso questo "Wirtschaftswunder", bensì il COME sono stati utilizzati. Lei conferma questa tesi proprio confrontando le diverse economie sotto dittatura dell'epoca: della Russia comunista e della Germania nazista. Per chiarire questo punto è come se da noi i 200 miliardi stimati da alcuni via CCF venissero usati per fare opere del tipo 'il ponte sullo stretto di Messina' (inutile se prima e dopo hai il deserto dei Tartari quanto a stato delle vie di comunicazione) oppure una autostrada del tipo BREBEMI (sebbene questa sia stata finanziata prevalentemente da privati).-------------

 in tutti i 3 o 4 post pubblicati qui sui CCF  ho cercato di evidenziare che si tratta DI RIDURRE LE TASSE (con fatica, perchè l'ultimo post è stato tagliato all'80% dal software del sito, forse per limiti di spazio e questo mi ha un attimo scoraggiato avendoci perso un certo tempo a comporlo). L'idea dei CCF è apparsa in libro cartaceo pubblicato da Hoepli nel 2014 con prefazione di Warren Mosler (personaggio noto su questi temi in USA) e Biagio Bossone (Bankitalia e oggi FMI) e  in copertina c'è scritto "per ridurre le tasse". Successivamente un altra dozzina di prof di economia si sono interessati all'idea riproponendola, ultimi Fantacci, Amato (Bocconi) e Zessa (Cassino) http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2017-05-06/e-se-moneta-fiscale-desse-nuovo-slancio-112921_PRV.shtml e alcuni di loro hanno introdotto una parte di spesa pubblica addizionale. Ma ad es Guglielmi, capo uff studi Mediobanca, che ha pure sposnsorizzato lo schema in versione "annacquata" (40 mld..) parla di riduzione di tasse come il sottoscritto nel libro di Hoepli (non mi chiamo "Fatima", cosa che agita molto Boldrin è che non riuscivo a recupare la password associata all'email. Ma perchè nick come "ottoking" sono OK e "fatima" provoca reazioni  ? )

------Io ho menzionato alcuni aspetti riguardanti le misure adottate dal regime nazista e precisato che la spesa nel suo complesso fu ben coordinata. Così si sono costruite case, strade ed in particolare le autostrade (le Autobahnen sono proprio del periodo nazista quanto a inizio) e si è sviluppata di conseguenza l'industria automobilistica. Poi, come sappiamo, il progressivo incremento della produzione bellica.-----------------------

Certo. Negli anni '30 in Germania hanno speso per infrastrutture e investimenti in industrie pesanti. Ma all'epoca in tutto il mondo le tasse erano sul 15% del PIL. Oggi in Italia sono vicine al 50% e per le imprese e lavoro autonomo oltre il 60% per cui si parla di ridurre le tasse con la moneta che crei con questo schema

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Quello che ho contestato io ed in maniera più articolata l'autore Giovanni Bruno, è che non si può paragonare la proposta dei CCF con quella dei ME.FO, in primo luogo perché ci si trova in condizioni storiche del tutto diverse. Come scrive correttamente Sylos Labini nel documento che proprio lei ha portato a corredo della sua replica, le importazioni dall'estero della Germania all'epoca erano pagate con prodotti fatti internamente. Possiamo immaginare di pagare noi oggi la fornitura di petrolio, di gas o altra materia prima con mozzarella di bufala, Chianti Classico o mobili della Brianza? Poi a seguire tutta una serie di misure che oggi sarebbero completamente irripetibili. --------------

L'Italia importa 40 miliardi circa di MENO di quello che importa attualmente, è in surplus con l'estero per cui non capisco perchè il problema siano le importazioni (diciamo esporta per 460 mld e importa per 420 mld.NB... uso lo spannometro per ragioni di tempo, per cui tutti i numeri sono arrotondati con margine di errore del 10%... .) Ma la cosa importante è che se crei moneta coi CCF per ridurre le tasse che gravano sulle imprese, dirette e indirette aumenti la loro competività per cui il problema del pagare le importazioni non si pone. --------

Concludo con un invito, non faccia il presuntuoso suggerendo a chi non conosce di leggere testi o documenti dei quali poi posta dei riferimenti parziali. Il link al libro di Hjalmar Schacht, nel cui nome di battesimo non compare la lettara "i", segno che lei è incline a storpiare nomi e cognomi, riporta ad un documento in formato Pdf di sole 10 pagine, mentre l'originale è di ben oltre le 250. Ad esempio io, grazie ad un C1 in tedesco, ho letto a suo tempo la versione originale "Magie des Geldes" (1966) - 286 pagine. A differenza sua però non la invito a leggerselo (anche nella versione in inglese o se c'è in italiano), ma di indicarmi dove l'autore, Schacht, afferma che la base del successo economico siano i ME.FO e non il COME sono stati utilizzati. Ci troverà semmai COME la politica monetaria e l'utilizzazione dei ME.FO stessi ha permesso che non si generasse iperinflazione: grazie questo a misure che oggi - ripeto - non sarebbero riproponibili dato che si dovrebbero basare su una quota rilevante di baratto e di fiducia tra tutti gli attori chiamati in causa.

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il link gratuito che ho indicato a "The Magic of Money" mostrava solo un pezzo del libro, quello al libro completo è questo http://www.autentopia.se/blogg/wp-content/uploads/2013/09/schacht_the_magic_of_money.pdf

Mi scuso per l'imprecisione che può aver fatto perdere qualche secondo di tempo a chi cercava di leggere il libro gratis online e anche del fatto di aver messo un "i" prima della "j" nel nome, ma noto che Colucci mi corregge scrivendo "lettara" e scambiando una "e" per una "a" per cui forse stiamo perdendo tempo qui

Schacht ha inventato lo schema dei Mefo Bonds come soluzione alla Depressione. Questo è persino su Wikipedia che erano 12 mld di marchi di Mefo Bills o bonds rispetto a 19 mld di marchi di debito pubblico in circolazione, quindi cifre importanti. Il punto è che lo Stato ha creato 12 miliardi "dal niente" cioè con uno schema contabile. Non erano prestiti di banche e non erano neanche marchi stampati e usati per pagare stipendi come nel 1922. Questo è il nocciolo dell'idea, che ovviamente applicata in italia oggi è diversa nei dettagli. Ma non si tratta di credito di banche e non si tratta di banconote stampate stile Venezuela. E' uno schema in cui lo stato crea denaro. Nella Germania anni '30 per opere pubbliche e investimenti diretti dallo Stato e nell'Italia di oggi per ridurre le tasse

Voodoo economics in salsa moneta complementare?? Bah ...
Grazie a Giammarco Bruno che dedica del tempo a smontare queste idiozie che vengono puntualmente abbracciate dalla nostra classe politica!

Carissima Fatima, ti ringrazio per la tua lettura critica dell'articolo e per il tuo contributo alla discussione. Cercherò di rispondere punto per punto.

Per quanto riguarda il punto 1:

Secondo quanto riportato nel libro pubblicato su Micromega, lo Stato assegnerebbe “gratuitamente” 200 mld. di CCF all’anno divisi tra aziende, lavoratori, disoccupati, pensionati e investimenti diretti. A pagina 28 infatti si legge :

 

“Su 200 miliardi totali massimi assegnati ogni anno, all’incirca 80 andrebbero alle aziende private, 70 ai lavoratori e 50 ad altre forme di spesa”.

 

Tralasciando commenti sul meccanismo di assegnazione dei CCF, che prevede ad esempio un assegnazione maggiore ad aziende che riducano maggiormente la disoccupazione, creando un pericolo di distorsione dei correttivi incentivi all’innovazione ed alla “distruzione creatrice“, è evidente che gli stessi autori della proposta considerano l'utilizzo di questi titoli come spesa. Si legge inoltre

Gli ulteriori massimi 50 miliardi annui (le «altre forme di spesa» sopracitate) potranno essere utilizzati per varie operazioni di sostegno della domanda: integrazione di reddito alle categorie disagiate (inclusi cassaintegrati, pensionati a basso livello di reddito e disoccupati), investimenti pubblici, spesa sociale, interventi di ricostruzione in aree colpite da calamità naturali ecc.

Da un punto di vista contabile tali titoli andrebbero riportati nel passivo e portati a riduzione dell’entrate al momento del loro esercizio.


Per quanto riguarda il punto 2:

 Non credo che l’Italia sia comparabile allo Zimbawe, per quanto abbia attraversato diversi anni difficili, l’economia italiana ha ancora molti settori forti e competitivi ed è una delle più importanti in Europa. Il punto di quell’esempio era semplicemente mostrare che questo genere di operazioni non sono prive di rischi come viene sostenuto dagli autori della proposta della “moneta fiscale”, il rischio svalutazione esiste e non va taciuto quando si vuole fare un’analisi di una misura così importante per le finanze pubbliche. Gli autori della proposta infatti si approcciano al problema in modo quasi del tutto deterministico, si fanno assunzioni molto forti, come ad esempio sul moltiplicatore fiscale, e non viene tenuto in giusto conto il ruolo che l’incertezza gioca nell’economia.

Per quanto riguarda i MEFO bills. Nella mia versione iniziale di quest’articolo avevo dedicato una sezione propio anche a questo tema ma ho poi deciso di eliminarla per evitare di dilungarmi troppo.

I MEFO bills erano dei titoli emessi dalla "MetallurgischeForschungsgesellschaft", una società fittizia creata appositamente dal Terzo Reich nel 1934. Questa società non aveva operazioni reali, ma emetteva titoli convertibili in Reichsmark (la moneta ufficiale).

Come dichiarato dallo stesso ideatore (Hjalmar Schacht presidente della Reichsbank nel periodo in cui Adolf Hitler era al potere) si trattava di una frode, un artificio contabile, congegnato con l’intento di aggirare il Trattato di Versailles al fine di permettere il riarmo della Germania nazista. Il Trattato di Versaille infatti vietava alla Germania il riarmo e imponeva un interesse massimo del 4.5% sul debito. La Germania aveva quindi bisogno di un sotterfugio per finanziare il riarmo senza che le altre nazioni se ne accorgessero. A questo scopo, la Metallurgische Forschungsgesellschaft emetteva i così detti MEFO bills, che venivano ceduti all’industria militare, la quale li poteva convertire in Reichsmark attraverso le banche, che a loro volta potevano cederli alla Reichsbank. Dato che la Reichsbank controllava la società emittente, con tale meccanismo riusciva a finanziare in maniera indiretta il riarmo del governo tedesco, senza che apparisse evidente dal punto di vista contabile. Siccome in quel periodo la disoccupazione tedesca calò drasticamente, secondo gli autori della proposta dei CCF, questo rappresenterebbe un esempio positivo. A questo proposito vanno fatte alcune precisazioni. In primo luogo la Germania passò da un surplus di bilancio nel 1932 ad un deficit di 10mld. di Reichsmark nel 1938. Per cui l’aumento di spesa non venne compensato da un incremento del PIL tale da annullare l’effetto negativo sul bilancio, cosa che invece viene prevista dagli autori della proposta dei CCF. Per quanto riguarda il tasso di occupazione, è importante rimarcare che esso non rappresenta una misura sufficiente per valutare lo stato di salute di un’economia. Infatti, al fine di evitare la svalutazione, furono prese drastiche misure che influirono negativamente sul livello di qualità di vita della popolazione tedesca. Furono imposti razionamenti su beni primari come cibo e vestiario. Le importazioni non furono sospese (la Germania necessitava d’importare materie prime per la costruzione di armi) ma vennero controllate al fine di destinarle ai bisogni dell’industria bellica. Il motivo è che se le importazioni fossero state lasciate ad un sistema di libero mercato, la popolazione avrebbe potuto aumentare gli acquisti di beni primari dall’estero, rischiando di creare pressioni inflattive. Tale politica viene bene espressa dal famigerato slogan nazista di quegli anni "Guns not butter". Vennero inoltre, sospesi i movimenti di capitale all’estero, il che, insieme al controllo sulle importazioni, suggerisce che tale esempio non sia comparabile ad un sistema di mercato aperto come quello in cui ci troviamo oggi (a meno chenon vi sia un intento di chiudere l’Italia al mondo).

Inoltre il costo del lavoro venne ridotto, tramite misure come l’abolizione del diritto di sciopero o l’introduzione dell’obbligatorietà per tutti i giovani in età scolare di due mesi estivi di lavoro non retribuito. In sostanza l’aumento dell’occupazione venne pagato con una drastica riduzione delle libertà dei cittadini tedeschi. Infine, per scongiurare ulteriormente pressioni inflattive l’ammontare di MEFO bills emessi venne tenuto segreto. Infatti, si temeva che se si fosse venuto a sapere il loro valore sarebbe crollato. È comunque difficile ipotizzare che tale situazione avrebbe potuto protrarsi per lungo tempo. Anche l’Unione Sovietica aveva un tasso di disoccupazione molto basso, ma quando le inefficienze vennero alla luce la crisi fu inevitabile.

 In sostanza anche l’esempio della germania nazista è difficilmente comparabile ad un paese come l’Italia che si torva in un sistema di mercato aperto.

Come ho già chiarito nell’articolo il successo dell’operazione dipende in maniera cruciale dal moltiplicatore fiscale. L’Italia è comparabile alla Germania degli anni 30’ per lo stato di stagnazione, ma come ho già detto nell’articolo ci sono altre variabili che influenzano in maniera determinante tale moltiplicatore, tra questi l’apertura dei mercati e il livello di debito preesistente. Inoltre ripeto che è veramente difficile riuscire ad ipotizzare un moltiplicatore costantemente alto in tutti gli anni in cui si prevede di attuare questa operazione.

Giovanni Bruno

un commento "100% free" di dati e citazioni è sempre sospetto. Iniziamo dal fatto che il PIL della Germania dopo 4 anni di contrazione ( del -7% sia nel 1931 che nel 1932), aumentò del 6% nel 1933, 8% nel 1934, 9% nel 1935, 8% nel 1936, 10% nel 1937 e 10% nel 1938 (vedi ad es https://www.destatis.de/DE/Publikationen/WirtschaftStatistik/VGR/Rezessi... Secondo Colucci questa drammatica inversione e questo successo (superiore a quello di ogni altro paese all'epoca salvo il Giappone) fu dovuto all'aver vietato scioperi e licenziamenti, aver irregimentato il paese, nazionalizzato e pianificato tutto, quindi a fattori non misurabili in termini economici come spesa, deficit, credito, investimenti ecc.. In pratica un regime autoritario può sovvertire le leggi economiche e fare miracoli comandando a tutti di ottenere risultati straordinari di produzione. In URSS come noto nello stesso periodo un economia pianificata e centralizzata corredata da polizia segreta portò alla morte per fame di 6 milioni di persone, in Germania al maggiore boom economico della sua storia. Forse conviene leggere ad es. Hjialmar Schacht stesso in "The Magic of Money" 1967 (PDF scaricabile https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&u...) per cominciare a ragionare su fatti e dati e non favolette. Hjialmar Schacht sconfisse l'iperinflazione nel 1922 e poi risollevò (vedi dati citati sopra) la Germania di nuovo negli anni '30 per cui può essere che la sua spiegazione, corredata di fatti e dati, sia un utile punto di partenza. E se uno fa lo sforzo di leggerlo, impara qualcosa sul fuzionamento della moneta e del credito in una situazione di depressione (riassunto qui da Stefano Sylos-Labini ad esempio, http://www.syloslabini.info/online/il-mago-schacht-le-cambiali-mefo-e-la-ripresa-economica-della-germania-negli-anni-trenta/, che assieme a Giorgio Ruffolo ha scritto un libro da raccomandare a Colucci

I dati relativi al debito e deficit della Germania naizsta possono essere trovati in https://www.research-collection.ethz.ch/bitstream/handle/20.500.11850/14... . Per quanto riguarda i dati sulla crescita della Germania penso di aver già ampiamente risposto nel commento precedente dicendo che non è stata causata dalla stampa di moneta ma dalle scelte politiche che hanno abbassato i costi di produzione e ridotto le libertà dei cittadini tedeschi. 

 

Lei dice:" In pratica un regime autoritario può sovvertire le leggi economiche e fare miracoli comandando a tutti di ottenere risultati straordinari di produzione ".

Tralasciando il fatto che mi preoccupa un po questa sua devozione per i regimi autoritari, la frase non è corretta, nessun regime autoritario può sovvertire le leggi economiche. Questo lo spiegano bene D.Acemoglu e J.Robinson in "Why nations fail" (un libro che consiglio a chiunque si interessi di economia) https://www.amazon.com/Why-Nations-Fail-Origins-Prosperity-ebook/dp/B005... . Nel libro sopracitato vengono messe in evidenza le condizioni che portano al progressivo declino dei regimi autoritari così come di tutti i sistemi che si avvalgono di exctractive political institutions. In primo luogo la corruzione dei correttivi incentivi degli operatori economici necessari per la creazione di innovazione o a quella che Shumpeter definiva "creative distruction". Ciò non vuol dire che regimi non possano ottenere periodi di breve sviluppo. Quando avviene un cambio di elite al potere la nuova elite può copiare altre nazioni aperte e spostare le risorse su sistemi di produzione a più alta produttività. Questa politica venne ad esempio seguita da Mao Tse Tung con il famoso "great leap forward", una politica centralizzata volta a spostare la produzione cinese dall'agricoltura all'industria che ebbe l'effetto di lasciare milioni di persone a morire di fame. In un altro paper molto interessante R.J.Gordon http://www.nber.org/papers/w14560 suggerisce che la stessa politica economica di Hitler di concentrarsi sull'industria bellica creò lo stesso problema di dover sostenere dal punto alimentare la popolazione tedesca, forzandolo ad espandersi ad est per potersi accaparrare delle vaste riserve di grano nell'est Europa. Come dimostrano con numerosi esempi D.Acemoglu e J.Robinson, questi sistemi con extractive political institutions arrivano ad un punto in cui non sono più in grado di creare crescita perchè la "creative distruction" metterebbe in discussione il loro dominio acquisito. L'URSS che ha avuto un'espansione per un periodo di tempo anche più lungo della Germania nazista, entrò per questo in difficoltà, tanto che Stalin stesso se ne accorse e provò ad inserire degli incentivi economici come bonus per coloro che erano in grado d'incrementare la produttività. Dato che la produttività era calcolata in termini di benefici economici misurati in un sistema di prezzi corrotti e non rappresentativo quindi delle reali preferenze degli agenti economici, questo distorse nuovamente i corretti incentivi all'innovazione. Vennero anche introdotte pene severe per chi non raggiungeva certi standard di produttività, il risultato fu che tra il 1944 e il 1956 circa 36 milioni di persone (un terzo della popolazione adulta) fu giudicata colpevole, di questi 15 milioni furono incarcerati e 250,000 condannati a morte. 

Quindi ribadisco il mio scetticismo sul successo nel lungo periodo dei regimi autoritari. Faccio notare, inoltre, che non ho fatto riferimento ad un unico caso storico (i MEFO bills, il che sembrerebbe un campione piuttosto ristretto per che possa considerarsi significativo dal punto di vista statistico) ho citato nel mio articolo e in questo commento numerosi studi che hanno studiato campioni molto ampi. Aggiungerei inoltre che gli studi da me citati sono stati condotti da economisti (con dottorati in economia e che hanno pubblicato su peer-reviewed journals) e non geologi, ma questa credo sia un'altra storia....