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Non solo (e non tanto) "ius soli"

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Questo suo giudizio è indicativo: tutto ciò che è comunitario è ostracizzato e disprezzato dalla civiltà borghese (con borghese intendo liberal-borghese-occidentale-moderna, cioè NOI), che col suo trincerarsi in un individualismo totalizzante ha creduto di potersi liberare da certi fastidiosi impicci, travestendo da virtù il suo disimpegno.
I pochi pensatori comunitari sono emarginati dal dibattito (un altro è Alasdair MacIntyre), mentre per esempio John Rawls, con la sua faticosissima arrampicata sugli specchi per teorizzare un individualismo senza limiti, è tenuto in altissima considerazione. In alcuni casi anche perché i pochi comunitari hanno una piuomeno diretta anscendenza religiosa, il che basta per renderli sospetti. Penso per esempio ad Elizabeth Anscombe: filosofastra anche lei? Può darsi, ma la sua allieva Philippa Foot ne aveva altissima considerazione.

La sua idea di far pagare la cittadinanza con una tassa di ingresso può essere una buona idea. Non lo so, ma non mi è stonata. Che le 50.000 persone così entrate poi entrino a far parte delle comunità, però, è da vedere, dipende dalla loro volontà di accettare le condizioni linguistiche e culturali che la comunità impone.
Visto che a lei giustamente piace il semplice: ad esempio il darsi pena di imparare la lingua.
Il linguaggio è condizione essenziale per l'appartenenza a qualsiasi comunità politica, mentre non può essere mai condizione per la condivisione del patto di cittadinanza, inteso in senso giuridico. Che facciamo, mettiamo in galera chi sbaglia i congiuntivi? Ma non può esserci comunità senza linguaggio in comune. I membri della comunità politica devono condividere almeno un territorio, un linguaggio, e una concezione del bene.

Nonostante la sua reazione di astio con la sociologia (che immaginavo) Lei conosce meglio di me i temi cui sto accennando, almeno sa che esistono e capisce di cosa si parla. Usa per esempio nel senso suo proprio la parola fratellanza: la fraternité, che stava a fianco della liberté e dell'egalité nella tripartizione degli ideali della Rivoluzione e di cui poi ci siamo dimenticati, Lei sa cos'è.
E allora mi dia soddisfazione almeno su questo punto. Non c'è più spazio per il comunitario in questo mondo borghese: è deriso, schernito, emarginato. Ma l'individualismo borghese è una posa da ricchi. Tutti i contributori di nFA, non solo i redattori, tutti, compresi Adriano Palma e Nicola Del Santo alias Nasissimo, sono benestanti e istruiti membri della civiltà borghese. In quanto tali non hanno bisogno della comunità, non tanto quanto ne hanno le classi popolari. Ma noi possiamo permetterci il lusso di farne a meno perché godiamo della protezione offerta dal capitale e dalla posizione sociale.
Della comunità si può fare a meno solo se si è ricchi.
Se la civiltà borghese pretende di essere universale, allora deve fare i conti con questa sua contraddizione: deve rendersi sostenibile, e per fare questo deve mettere sotto inchiesta il suo individualismo, che è tratto intrinsecamente e irrimediabilmente elitario.