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“Anche se voi vi credete assolti…”. I politici e la qualità della regolazione.

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Ho dei dubbi che la normativa non abbia profili di incostituzionalità e che la questione non fosse rilevante.

Partiamo da quest’ultimo punto. Una delle questioni che hanno portato il TAR all’annullamento dell’atto è proprio la cittadinanza straniera “deve quindi affermarsi che il bando della selezione qui oggetto di contenzioso non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva al MIBACT di reclutare dirigenti pubblici al di fuori delle indicazioni, tassative, espresse dall’art. 38 d.lgs. 165/2001. D’altra parte, il chiaro tenore letterale della stessa disposizione speciale di cui all’art. 14, comma 2-bis, qui più volte citata, come appare evidente dal semplice confronto tra il primo ed il secondo periodo, non consente diverse interpretazioni…”

Quindi la questione sulla nazionalità dei candidati era rilevante.

Riprendiamo il primo punto, ovvero se la norma non abbia profili di incostituzionalità (forse sarebbe preferibile interrogarci se la sentenza sia corretta sotto il profilo costituzionale; su questo punto prevengo la sua obiezione, una sentenza non può essere incostituzionale).

Sulla questione, la nomina di stranieri ad incarichi nella PA, il dibattito è acceso, ma si possono indicare alcuni punti certi, rimando a quanto ricostruito in http://www.altalex.com/documents/news/2006/06/15/le-assunzioni-di-cittadini-stranieri-nella-pubblica-amministrazione-italiana.

Quindi non è scontato che si possa prevedere l’esclusione degli stranieri da incarichi pubblici richiamandosi a presupposti vaghi e generici quantomeno quando questi sono cittadini comunitari.

Concordo con Lei sulla necessità di una maggiore cura nella stesura delle norme, e, come ha scritto nell’articolo citato, si può stigmatizzare l’infelice espressione di “adeguare l’Italia agli standard internazionali in materia di musei”. Qui mi ripeto, anche se non è questo il punto della questione: il problema per il patrimonio artistico italiano è che in mano agli italiani, non che si nomini un direttore austriaco o tedesco.

Sottolineo, però, come anche il TAR avrebbe dovuto argomentare meglio i motivi di tale esclusione, perché non mi pare possibile fondare tale decisione sul generico principio del “l’interesse nazionale" quando i destinatari del provvedimento sono cittadini comunitari (perché i direttori interessati sono tutti cittadini comunitari).

Allora scusi, non rischia il TAR di fare la stessa magra figura? Non sarebbe stato preferibile che si concedesse una pausa e lasciasse che la questione fosse trattata dalla Corte Costituzionale, visto che la questione non era manifestatamente infondata? La norma è scritta male, ma la sentenza non mi sembra all’altezza, e forse la Corte avrebbe potuto fare chiarezza.

Non mi pare inoltre che la brillante decisione del TAR abbia risolto la questione, (e non faccio riferimento alle grida che si levano dal Governo e dal Ministro), penso alla possibilità che i direttori estromessi facciano ricorso, anche se temo che si stiano domandando “ma chi me lo fa fare a lavora in queste paese”.

Ha quindi doppiamente ragione quando dice che una maggiore attenzione nella preparazione e stesura delle norme eviterebbe costi ed effetti indesiderati facilmente prevedibili, perché il contezioso è un costo e anche il nostro maggiore male.

Un appunto. Quel disordine, quell’incuria, quella mancanza di chiarezza, che descrive giustamente, non sono il frutto dell’incapacità di applicare le buone prassi. Mi spiace, le cose non stanno così, il problema è più profondo e culturale. Noi siamo un popolo affetto da bulimia normativa.

30 anni fa il mio professore di Filosofia del Diritto criticava quest’eccessiva proliferazione normativa. Non era una voce isolata, la questione era molto sentita. Credo che anche Lei sia d’accordo.

Siamo noi Italiani, però, che vogliamo che tutto venga normato, disciplinato minuziosamente; eccediamo nel formalismo legislativo senza badare alla sostanza, perché ciò ci rassicura ma anche ci discolpa. Questo è evidente nella pubblica amministrazione dove non c’è una cultura dell’azione amministrativa, che vuol dire agire per realizzare dei risultati, ma c’è solo un pretestuoso rispetto della legge. Cosa vuol dire “adeguare l’Italia agli standard internazionali in materia di musei”? Sono pienamente d’accordo con Lei: niente. Ma nella vita di tutti i giorni le cose non sono tanto diverse, delle regole ce ne infischiamo e troviamo sempre una valida giustificazioni alle nostre omissioni. Ingurgitiamo norme che alla fine rigettiamo, per questo parlo di bulimia. Il legislatore e il governo non fanno altro che assecondare la nostra malattia.

In questo contesto aggiungerei altri due fattori.

1) La capacità di ristretti gruppi di condizionare la produzione normativa ottenendo che i loro specifici interessi siano tutelati a discapito dell'interesse generale Nel mio lavoro ho spesso l’impressione che la norma generale sia talvolta un pretesto per inserire delle deroghe, quelle si rilevanti. Il vero scopo non è che in quella situazione il comportamento per tutti sia X ma che a Tizio sia concesso Y 2) L’impossibilità da parte del cittadino di sgrovigliare queste matasse normative e la necessità di avvalersi di “operatori specializzati”, il loro proliferare (qui mi riferisco allo strapotere degli ordini: notai, medici, consulenti del lavoro commercialisti….). Il lavoro di un impiegato pubblico è per buona parte assorbito dalla necessità di decodificare la norma a discapito dall’attività di verifica e controllo. Le assicuro che sono oberato da richieste preventive di conformità, mi chiedono se possono fare richiesta, se quello che stanno per fare è giusto. E me lo domandano non tanto i cittadini ma soprattutto quegli operatori specializzati abbondantemente rappresentati in Parlamento che quelle norme hanno concorso a scrivere.

La cosa non mi sembra normale, ma la situazione è voluta, nessuno non ha colpe.

pienamente la sua analisi circa la "nevrosi" dei regolatori italici di voler disciplinare ogni dettaglio: ne tratto da tempo, e con riferimento a molti temi. Mi perdoni se mi autocito, serve solo a riassumere come la penso senza dover trovare altre parole. “Il legislatore nazionale ha talora la pretesa di disciplinare con specificità ogni dettaglio del vario estrinsecarsi delle azioni umane. Il suo ambizioso quanto astratto intento è quello di insinuarsi in ogni piega di una realtà complessa. Non lo sfiora il dubbio che i benefici attesi (e poco fondatamente valutati) possano essere sopravanzati dai costi connessi alla mole di regole emanate. Egli continua così a tessere fitte reti di prescrizioni particolareggiate, affinché niente possa sfuggire tra maglie normative sempre più strette…facendo delle regole ‘l’oppio per sedare ogni presunto malessere’”.

Ciò detto, circa la questione di costituzionalità, temo che sollevarla in questo momento avrebbe destabilizzato ancora più il quadro della situazione di quanto non abbia già fatto la pronuncia del Tar. C'è da augurarsi che vi provveda qualche tribunale in relazione a un caso non altrettanto eclatante.

P.S. Forse abbiamo avuto lo stesso professore, gli anni passati dai tempi dell'università coincidono :)