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Il grafico della settimana, 17-05-17

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Riprendo le sue afffermazioni, con cui sostanzialmente concordo, tranne che sul gender gap. Il gender gap esiste ed è una questione da affrontare, ma per quel che posso saperne io non è riconducibile a "discriminazione".

La differenza principale nel livello complessivo di reddito delle donne dipende non dal maschilismo del datore di lavoro (se così fosse, i salari dei maschi sarebbero fuori mercato e gli uomini tutti disoccupati, come nota un lettore al sito linkato), ma nel fatto che una donna tra permessi di maternità e cura dei figli (ancora largamente demandata a lei), finisce per lavorare e guadagnare meno (più part-time), e per fare meno carriera (è meno competitiva rispetto a chi lavora full time e senza altre incombenze).

Nel pubblico tutto questo non avviene, perché i congedi per maternità, allattamenti, cure parentali, 104 e così via non pregiudicano l'anzianità di servizio, e poiché nella PA l'anzianità di servizio è praticamente l'unico parametro per gli aumenti di stipendio, ecco che le retribuzioni delle donne nel pubblico procedono senza quegli intoppi che invece avvengono nel privato, in particolare nelle piccole imprese.