Titolo

Il grafico della settimana, 17-05-17

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E' tutto spiegato in dettaglio nello studio

Abstract

Matteo Dimai 20/5/2017 - 08:27

Bene, sono contento che si sia arrivati a un rigore metodologico superiore. Leggiamo l'abstract del working paper:

The evidence under random sampling shows the existence of a wage differential averaging at
about 14% for women and 4% for men, generally lower at the high tail of the wage
distribution and in the Northern regions. The premium significantly increases when possible
sorting is considered; the correction is particularly large above the median of the wage
distribution, therefore suggesting that the additional motivations may play an important role
above all at higher wage levels. When we restrict our comparison to large private firms, a
differential is confirmed for women but not for men.

Il gap scompare per gli uomini nel paragone con le grandi aziende. Ergo: il nanismo delle imprese italiane impatta negativamente sugli stipendi, meglio lavorare per una grande impresa e lo stato è assimilabile ad una grande impresa.
Il permanere di un gap salariale per le donne fa pensare a discriminazioni di genere nel privato più frequenti che nel pubblico.

La vera domanda non è se i dipendenti pubblici siano pagati tanto o poco rispetto al privato (è importante, ma semmai si potrebbe pensare a livelli salariali differenziati per macroregioni), ma se siano pagati equamente rispetto all'efficacia della pubblica amministrazione.

Riprendo le sue afffermazioni, con cui sostanzialmente concordo, tranne che sul gender gap. Il gender gap esiste ed è una questione da affrontare, ma per quel che posso saperne io non è riconducibile a "discriminazione".

La differenza principale nel livello complessivo di reddito delle donne dipende non dal maschilismo del datore di lavoro (se così fosse, i salari dei maschi sarebbero fuori mercato e gli uomini tutti disoccupati, come nota un lettore al sito linkato), ma nel fatto che una donna tra permessi di maternità e cura dei figli (ancora largamente demandata a lei), finisce per lavorare e guadagnare meno (più part-time), e per fare meno carriera (è meno competitiva rispetto a chi lavora full time e senza altre incombenze).

Nel pubblico tutto questo non avviene, perché i congedi per maternità, allattamenti, cure parentali, 104 e così via non pregiudicano l'anzianità di servizio, e poiché nella PA l'anzianità di servizio è praticamente l'unico parametro per gli aumenti di stipendio, ecco che le retribuzioni delle donne nel pubblico procedono senza quegli intoppi che invece avvengono nel privato, in particolare nelle piccole imprese.