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Italia e debito: una storia d'amore

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Nasissimo 31/5/2017 - 15:35

La struttura demografica italiana del 1950 era completamente diversa da quella attuale, e la popolazione era in crescita ripidissima. Si era in pieno boom demografico, con TFT>3 addirittura.
I nati tra il 1945 e il 1964 si chiamano baby-boomers per questo.

Anche  restando al confronto Italia-Spagna proposto da Boldrin, le strutture demografiche attuali sono apparentemente simili, ma da uno sguardo attento si nota una differenza molto importante.
In Italia la coorte più popolosa è quella della fascia 45-49, seguita da quella 50-54.
In Spagna la coorte più popolosa è la 40-44, seguita dalla 35-39:


La Spagna è più giovane.

E' più giovane di 10 anni in prima approssimazione, e 10 anni in meno nella fascia centrale dei produttori di reddito sono tutt'altro che una differenza trascurabile.

La tesi di Riolo (ma ce lo dirà meglio lui) non è che lo sviluppo economico sia funzione della struttura demografica, ma che questa influenzi in modo decisivo l'efficacia delle diverse politiche economiche. Una struttura demografica favorevole non basta da sola, ma è presupposto perché certe politiche possano funzionare bene, male o non funzionare affatto.
Come un terreno fertile da solo non ci da un buon raccolto, servono senz'altro buone politiche agricole su di esso; ma è presupposto perché le arature e le semine possano dare buoni frutti.
Le stesse colture che danno buon risultato su un terreno possono essere inefficaci in un altro.
La scelta delle colture deve essere fatta anche in base alle caratteristiche del terreno.
Infine (forse soprattutto) se un terreno è infertile, si può pensare di fertilizzarlo spargendo del concime.

Quindi?

Guido Cacciari 1/6/2017 - 18:52

Cioè, mi confermi che, oltre alla deficienza di forza lavoro rispetto al ventennio precedente, durante il boom economico c'erano anche un sacco di bambini.

Ritieni però plausibile che la struttura demografica "favorevole" influenzi positivamente l'effetto delle politiche economiche. Vediamo. Cominciamo da quelle sbagliate. Mi vuoi dire che se ho una struttura con più cittadini in forza lavoro, saranno in di più a perderlo? O il contrario? Stesso dubbio per le politiche che volessi ritenere "buone".

Non ti sembra che l'importante non sia la struttura demografica, ma la qualità della politica economica?

Infine, mi proponi la metafora del contadino che deve fertilizzare il suo terreno. Dove il governo sarebbe il contadino, e l'economia il terreno.

Non la ritengo una buona metafora. Putroppo, il "governo" non ha idea della complessità del milione di interazioni commerciali quotidiane che formano il mercato, e se prova a fertilizzare un prodotto finisce inevitabilmente per deprimerne un altro. Cosa che purtroppo accade continuamente, con somma  degli effetti sempre negativa.

L'unica cosa che i "governi", se non gli organi legislativi, dovrebbero fare è ciò per cui esistono: difendere le libertà individuali. Da cosa? Tipicamente dalla prepotenza dei gruppi organizzati (privati o pubblici). Per quanto concerne la libertà economica, idem. Regole generali che valgano per garantire la libertà del mercato/terreno, che allora crescerà più rigoglioso che si può. Basta il necessario steccato che impedisca ai prepotenti di calpestarlo, ed il terreno diventa immediatamente un campo fertilissimo.

Ecco, allora e solo allora avrà senso dissertare della struttura demografica, ovvero delle caratteristiche del terreno di un campo comunque fertilissimo. Ma fino ad allora, è come parlare di niente.

Insomma: se sul tuo campo ci butti  una colata di cemento (burocrazia ed altri oscatcoli normativi e fiscali e sindacali e monopoli e finanziamenti pubblici), di che parliamo? Della struttura del terreno sotto il cemento? Secondo me è inutile.

possiamo esser d'accordo, ma è altro discorso.
La tesi era di Riolo, non mia, io la difendo per procura.
Questa tesi nella sua forma più generale dice solo che la struttura demografica influenza lo sviluppo economico (nel bene o nel male).
A me pare che finché i mantiene a questo livello di generalità e astrazione, la tesi sia inattaccabile. Forse triviale, ma inattaccabile.
La domanda successiva è se esistano strutture demografiche in assoluto più "favorevoli" di altre (rispetto allo sviluppo economico).
Anche a questo mi pare di poter rispondere di sì. Una immaginaria società composta di soli over-80 si sviluppa poco e male. Certamente questo è un esempio cretino, ma Lei sa capire il senso di una dimostrazione per assurdo.
Subito dopo ci possiamo chiedere quale sia la struttura demografica "di Carnot", quella ottima, se una ce n'è.
Questo ovviamente io non lo so, ma se c'è mi immagino che sia quella che somiglia a una piramide, anche se ci sono molti bambini. Per questo la chiamavano "piramide demografica". Una delle ragioni è che la popolazione in aumento rende possibile fare affidamento certo su un numero crescente di soggetti entranti nel sistema di produzione in futuro, e quindi permette di usare la leva.
Altre ragioni che ho in mente hanno taglio sociologico, e ratio di tipo psicologico e psicologico-collettivo, cioè motivazionale, e qui su nFA sono viste come fumo negli occhi: mi traggo dal riportarle.

Non ti sembra che l'importante non sia la struttura demografica, ma la qualità della politica economica?

Certamente. Anche perché sulla struttura demografica nel breve termine nulla si può, quella è data. Quindi l'importante è la qualità della politica economica, la quale però è relativa alla struttura demografica. Cioè non è sempre la stessa per tutte le strutture: data una particolare struttura demografica, ci saranno politiche economiche più o meno idonee.

Infine, mi proponi la metafora del contadino che deve fertilizzare il suo terreno. Dove il governo sarebbe il contadino, e l'economia il terreno.

Non esattamente. Il terreno è il sistema paese, con le sue strutture, le sue infrastrutture e ovviamente la sua popolazione e la sua struttura demografica.

Putroppo, il "governo" non ha idea della complessità del milione di interazioni commerciali quotidiane che formano il mercato, e se prova a fertilizzare un prodotto finisce inevitabilmente per deprimerne un altro.

Non era questo il senso della retroazione immaginata da Riolo (ma se arriva a spiegarla lui lo farà meglio di me, questa è la sua teoria). Non parlava di incentivare un qualche "prodotto" ma di incentivare la natalità per mezzo di una retroazione, cioè di un qualche tipo di meccanismo premiante (come si fa coi bonus-bebé), con l'obiettivo di migliorare la struttura demografica rendendola più simile a una piramide e meno a un Kebab.

So che lei pensa che l'unico compito del "governo" sia proteggere l'individuo dai "gruppi organizzati", in sintonia con il liberalismo classico.
Ma trovandomi proprio di questi tempi in un periodo di ripensamento riguardo al valore del senso comunitario nelle civiltà umane rispetto all'individualismo della civiltà borghese; alla necessità di riconoscere anche diritti ai gruppi (sociali) oltre che all'individuo; all'importanza di riscoprire i doveri a fine collettivo nella comunità politica..  se scendessi in questo terreno potremmo finire per discutere e andare OT rispetto al tema dibattuto qui.
Visto che Lei opportunamente richiamava al dialogo pacato, evitiamo di correre il rischio.