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Il cosa, il come ed il perché del Quantitative Easing

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1- La versione di F&S sulla crisi del '29
Complimentandomi per il riferimento agli studi monetari di F & S, vorrei però evidenziare che questi non hanno assolutamente suggerito l'aumento di moneta come cura generica per le recessioni. La loro interpretazione della crisi del '29 era semplicemente che, PRIMA che questa avvenisse, in presenza di una grande espansione del PIL, la banca avesse RIDOTTO la massa monetaria vendendo titoli ed aumentando il tasso di sconto ("stretta monetaria").
Perché "Money Matter", sia in un senso (troppa moneta) che nell'altro (troppo poca).
Perciò, il successivo aumento a seguito della crisi non fu che una compensazione dell'errore antecedente.

2-Identica interpretazione della crisi del subprime
Interpreterei perciò allo stesso modo ciò che è successo con la crisi dei subprime.
Il governo federale, attraverso Franny and Fred, aveva precedentemente GARANTITO dei prestiti. Cos'è questo? Semplicemente emissione di denaro. Perché il denaro altro non è che una promessa (GARANZIA) di pagamento.

Improvvisamente, Franny e Fred ritiravano la garanzia, pena il fallimento. Cos'è questo? Una stretta monetaria. Denaro, che le banche pensavano di avere,  che improvvisamente sparisce.

Cos'ha fatto quindi la FED, ripristinando la liquidità delle banche? Ha semplicemente restituito quanto il mercato già precedentemente pensava di avere. D'altronde, ripeto, la moneta altro non è che una promessa. Non ha alcun valore intrinseco. La promessa viene ritirata? Bè, dài, adesso ve la ridiamo.

Ecco ciò che è successo. Secondo me.

L'altro aspetto è che il dollaro ha un mercato particolare, che non è limitato agli ambiti USA. Perciò:

- se è vero quanto sostenuto dai monetaristi, ovvero che essendo al moneta solo un mezzo di scambio di beni e di servizi, il suo valore non cambia quando la sua quantità (M1) segue l'andamento del PIL (politica "ciclica");

- se è vero che in questi anni altre realtà economiche (la Cina) si sono grandemente sviluppate, importando ed utilizzando una porzione di quella stessa quantità di moneta (pensiamo anche al deficit commerciale USA)

allora è vero che per mantenere il valore del dollaro, l'aumento della sua massa dovrà essere superiore all'aumento del PIL nazionale.

Detto questo, l'inflazione negli USA c'è, eccome.

domanda

bonghi 27/4/2017 - 10:44

grazie per la spiegazione del pensiero di friedman sull'origine della crisi del 29 , non conoscendo la tesi integrale rischio di fare domande a cui e' stata gia' data risposta dallo stesso friedman , le pongo comunque:

quali sono state le cause che hanno spinto alla stretta monetaria?

potrebbe essere il monopolio sull'emissione del denaro un problema nella prevenzione delle crisi?

grazie per le eventuali risposte 

Le cause

Guido Cacciari 28/4/2017 - 15:39

La causa ufficiale sarebbe stata un eccesso di zelo precauzionale contro l'inflazione (infatti, ci fu deflazione).
Immagino (ma questa è la mia opinione personale) legata ad un errata interpretazione dei legami tra il parametro "velocità di circolazione", PIL ed inflazione. Probabilmente innescata dalla critica di Keynes alla teoria di Fisher.

Ma tenga presente che la politica monetaria non è una scienza. Tant'è vero che la politica imposta dall'unione europea, e che traspare già dai primi articoli del trattato di Maastricht, è completamente anti-ciclica. Ricordiamo come i primi 5 anni dell'Euro furono caratterizzati da grande crescita e contemporanea stretta monetaria (alti tassi, nota come "politica del suicidio"), esattamente come adesso che a bassa crescita si oppone il "quantitative easing".

Nonostante ciò, sopravviviamo. E per una ragione molto semplice: l'economia (per fortuna) non dipende solo dalla moneta. Vi sono tanti altri fattori che incidono. Tra questi, il mercato unico europeo ed i trattati di scambio internazionali (positivo). O gli ostacoli burocratici (negativo).

Non finirò mai di citare Boehm Bawerk: "Un mercato è un sistema giuridico. In assenza del quale, l'unica economia possibile è la rapina di strada". Ecco perché alcuni noti "economisti" (e su questo termine non mi dilungo) sono stati anche filosofi del diritto.

molto gentile

bonghi 29/4/2017 - 11:06

perdo solo poche altre parole per ringraziare per la cortese risposta : capisco che certi temi siano arcinoti per molta dell'utenza ringrazio pertanto guido che non si annoia a ripeterli

vedo che pero' nessuno si e' sbilanciato nell'affronatre la seconda domanda , e cioe' che impatti potrebbe avere una "liberalizzazione" nella produzione della moneta , rilancio la domanda puntanto l'attenzione sulla nascita del "bitcoin" e di come questa potrebbe essere una forma di emancipazione dagli stati/banche nazionali/centrali per la produzione di "moneta" 

saluti bonghi

La moneta è già "libera".

Lei può emettere qualunque forma di "pagherò", anche solo verbale, o digitale, o cartaceo, e la gente è libera di accettarla o meno.

Ciò che fa la differenza, anche per i "bit coin", è l'utilizzo di tale mezzo di scambio per pagare le imposte, oppure le tariffe pubbliche.

Difficile, tecnicamente, che l'appararto pubblico possa accettare qualunque valuta o certificato, cartaceo o digitale. Anche perché poi, come pagherebbe a sua volta i dipendenti pubblici ed i fornitori? Con quello che gli pare? Pericoloso. E' già successo in passato col "bimetallismo".

La rigidità di una moneta "nazionale" è connessa all'esistenza stessa di un qualunque apparato pubblico "nazionale". L'esempio più "flessibile" della storia monetaria è stato quello del "bimetallismo", che ha già dimostrato sufficienti problemi.

Insomma, sebbene a malincuore, dobbiamo accettare che un minimo di organizzazione della società sia necessaria. Su qualcosa, insomma, bisogna mettersi daccordo, altrimenti si eliminano scambi, economia, dialogo, cultura etc. L'uomo è un animale sociale. Almeno sul mezzo di scambio bisogna accordarsi. Che poi lo Stato vìoli gli accordi, alterando il valore del mezzo di scambio anziché salvaguardarlo, è un'altra faccenda.

Il liberalismo si basa su due pilastri: il primo è la necessità di un'autorità pubblica per difendere (solo) i diritti individuali. Il secondo, la necessità di mezzi istituzionali per impedire che la stessa autorità pubblica li violi (magari privilegiando supposti "vantaggi collettivi", o fantasiosi "diritti sociali", se non raccapriccianti "diritti acquisiti").

Inutile l'uno senza l'altro.

Guardi la definizione di liberalismo su wikipedia. L'ho scritta io.

grazie ancora

bonghi 6/5/2017 - 14:16

non mi dilungo ulteriormente in ringraziamenti

credo sia interessante conoscere il parere di qualceh economista su un fenomeno reale a cui andrebbe travata una giustificazione teorica

il fenomeno pare sia piu' esteso di quanto pensassi:

https://it.wikipedia.org/wiki/Criptovaluta

saluti bonghi