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Lo stupro prescritto e la riforma dell'istituto della prescrizione: riflessioni a margine

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Ma supponiamo che fosse colpevole come Giuda. L’istituto della prescrizione ha lo scopo di adattare il fatto al passare del tempo. Difatti, a distanza di tanti anni dal reato, si attenua l’allarme sociale così come la richiesta di punizione da parte di eventuali vittime.

La seconda osservazione è che, come al solito, il magistrato autore dell'articolo esclude dalla pena il suo valore di deterrenza.

Il che mi suggerisce una domanda importante.

E' vero che la nostra insulsa Costituzione, all'art. 27, recita "Le pene ... devono tendere alla rieducazione del condannato."

Ma ricordando questa qualità accessoria (e peraltro nauralmente conseguente sia alla funzione deterrente che a quella risarcitoria) la Costituzione non ridefinisce il significato letterale della parola pena. Né il suo utilizzo in campo giudiziario.

Ricordo che i valori di deterrenza della pena, e quella risarcitoria della stessa, furono gli argomenti con cui Beccaria dimostrò al mondo la minore efficacia della pena di morte rispetto all'ergastolo.

La mia domanda al magistrato quindi è: chi ha scritto che in Italia la pena non ha più funzione di deterrenza?

Da profano trovo eccellente l'articolo di Bisignano e non strettamente rilevante il discorso sulla responsabilità dei magistrati. Sono tuttavia d'accordo con Cacciari sull'importanza della deterrenza, che da decenni è di moda sottovalutare o negare per motivi ideologici. Ad esempio, oggi stesso sul Corriere della sera Aldo Cazzullo (che spesso rappresenta bene la mentalità corrente) scrive:

Non credo che la pena debba essere esemplare. Credo che debba avere tre funzioni: preventiva, per evitare che il reo torni a delinquere; redentiva, per tentare di recuperarlo e reinserirlo nella società; e anche retributiva, affinché paghi per il male compiuto.

Credo che alcuni mali della giustizia italiana derivino anche da idee di questo genere. Personalmente, poi, essendo consapevole delle debolezze del concetto di libero arbitrio, non mi piace per niente la "funzione" retributiva.  

Meglio parlare di funzioni di:
- "risarcimento", dei danni (materiali e morali) commessi;
-"rimborso", delle spese di giustizia e detenzione.

Che possono essere espletate solo con emolumenti diretti o attività lavorative in carcere, che non si sa per quale ragione siano state abolite.

Nota: attualmente sono tornate in auge in funzione "rieducativa", quando in realtà quest'ultima dovrebbe essere una funzione secondaria e comunque conseguente alla pena in quanto tale.

di cui parla Cazzullo, comunque la si voglia chiamare, risponde all'idea che il reo abbia ciò che si merita, al di là di ciò che possa o debba risarcire materialmente a favore della vittima, dei suoi familiari o della società, in relazione ai danni che ha loro inferto.

A me questa "funzione retributiva" sembra un'idea incompatibile con quanto sappiamo oggi su come funzionano gli esseri viventi, umani inclusi. Restano invece validissime, a mio modesto giudizio, le funzioni di deterrenza e di impedimento di ulteriori reati da parte del reo, e anche gli obblighi di risarcimento economico. Lasciamo perdere la funzione rieducativa, per la quale il carcere mi sembra possa essere difficilmente e di fatto sia raramente uno strumento utile, dovendo restare un posto assai poco attraente per mantenere la sua essenziale funzione deterrente.

La seconda osservazione è che, come al solito, il magistrato autore dell'articolo esclude dalla pena il suo valore di deterrenza.

dov'è che io avrei detto questo?

Vorrei fare notare che, quando ho parlato del processo USA, ho detto che una della differenze con quello italiano è proprio quello dell'effettività della pena.


nel mio commento sembra privare la pena della funzione di deterrenza, andando a ricercarla sono nella possibile già avvenuta "rieducazione" naturale dell'accusato.

Il fatto che dopo anni possa essere una persona "diversa" non può annullare la certezza della pena. Al di la del tempo. Proprio per il suo valore di deterrenza.

A che altro servirebbe, se no, tale "certezza"?

Onestamente mi sfugge il punto in relazione alla citazione riportata dall'articolo, la quale anzi mi sembra tendere nella direzione opposta. Il valore deterrente di una pena che diverrà effettiva solo dopo molti anni dal fatto è notevolmente basso, e questa tendenza è estremamente accentuata proprio per quei soggetti che (per motivi non sempre chiari, ma generalmente perché risentono direttamente dal trovarsi in ambienti socialmente degradati e/o emarginati) sono in media meno propensi a rispettare la legge penale, e per i quali il valore deterrente può quindi rivestire particolare importanza.

Inutile dire che i costi legati ad una pena detentiva non mostrano una simile riduzione. Quindi, se davvero si reputa importante il valore della deterrenza, tanto più si dovrebbe apprezzare un istituto come la prescrizione che, assieme a tanti altri, è teso a concentrare l'applicazione della pena in quei casi in cui maggiore è tale beneficio.