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Sotto l'albero di Natale di MPS c'è un Tesoro

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giustamente espresso da Luponti, non può prescindere dalla sua interpretazione teleologica, né dalla sua coerenza con le norme sovraordinate.

Né lo dovrebbe l'approccio giudiziario.

Né tantomeno lo studio di un fenomeno monetario può prescindere dalla constatazione reale che "nessun correntista ha mai avuto intenzione di prestare alcunché".

Tale realtà delle cose era ben interpretata in US dalla legge Glass Steagall che ho citato, abolita nell'era Clinton.

Purtroppo, tutto ciò non ha nulla a che fare con il problema monetario che ho posto.
E che mi sarebbe piaciuto vedere confutato dal punto di vista, appunto, monetario.

Poiché altre volte ho posto questo argomento, e mai nessuno ha neanche provato ad analizzarlo, ne deduco che questo sito è privo di studiosi dei problemi della moneta.

suppongo riferita all'intento del cliente, non può prescindere da  norme quali l'art. 1782 codice civile - "Se il deposito ha per oggetto una quantità di danaro o di altre cose fungibili, con facoltà per il depositario si servirsene, questi ne acquista la proprietà ed è tenuto a restituirne altrattante della stessa specie e qualità. In tal caso si osservano, in quanto applicabili, le norme relative al mutuo" - e l'art. 1834 - " Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante ..." - alla stregua delle quali i depositi di danaro presso una banca determinano necessariamente il passaggio di proprietà perché questo effetto è essenziale alla nozione di banca.

Rebus sic stantibus, che il cliente non avesse intenzione di prestare danaro alla banca è irrilevante. Ovviamente, la configurazione legale tipica del deposito bancario presuppone il sistema dei controlli sull'attività della banca, ivi inclusa la garanzia dei depositi che, guarda caso, negli USA non è stata abrogata con il resto del Glass-Steagall act e che vige anche in Italia.        

L'art. 1834, allorché assegna una proprietà di qualcosa ed al contempo ne sancisce l'obbligo di restituzione immediata a richiesta, contraddice se stesso. In pratica, un antinomia normativa all'interno di uno stesso articolo. Addirittura in uno stesso comma.

Retoricamente si può parlare di un ossimoro e forse di una preterizione.

Non ricordo la definizione di questa figura in logica.

Mi è però ben chiara in romanesco.

qui non si tratta di proposizioni contraddittorie su ciò che è in un particolare momento, ma su ciò che consegue - sul piano del dover essere - da certi comportamenti umani in momenti diversi.

In aggiunta, consideri che il trasferimento della proprietà è funzionale al riconoscimento della libertà dell'accipiens di impiegare a sua discrezione il danaro. Lo stesso avviene, di regola. nel mutuo: quando una banca Le presta danaro, Lei può impiegarlo come vuole.

Il danaro trasferito resta nella proprietà di chi l'ha ricevuto finché non lo spende. Alla fine del rapporto, egli deve restituire l'equivalente, non quel danaro. Ovviamente, la regola fu elaborata in un'epoca nella quale era necessaria la consegna di pezzi monetari, oggi si attribuiscono disponibilità scritturali, ma la situazione in termini giuridici non muta granché.   

 

Chiaro

Guido Cacciari 20/1/2017 - 12:02

Grazie, ancora una volta, per avermi segnalato il vero scopo dell'articolo in questione, che non avevo colto.

Certo è che non contraddice per nulla la mia prospettiva né la mia soluzione del fallimento bancario.

di G. Cacciari, traggo questo pezzetto:

E’ semplicissimo. Basta che la BC si auto allochi tutti i conti correnti e della banca fallenda. I risultati sarebbero questi:

– la banca fallisce;

– ai correntisti non glie ne importa niente;

– evitato qualunque squilibrio monetario, nonché di emissione di nuova moneta (come noto, entrate ed uscite dai conti correnti tendono a pareggiarsi).

Come mai, cioè, le BC non intervengono direttamente sui dissesti bancari? La mia risposta è che, se così fosse, gli Organi delle banche butterebbero i denari dalla finestra, cioè finanzierebbero chiunque e il controllo monetario sfuggirebbe di mano. Io penso cioè che il `controllo monetario' (cioè, oggi, perseguire l'obiettivo di un tasso di inflazione intorno al 2%) sia il principale mestiere della BC. Come diceva Paolo Baffi `la moneta è libertà coniata', cioè la stabilità monetaria, non danneggiando il creditore, favorisce il credito e il credito è un fattore produttivo molto importante per lo sviluppo e per il mantenimento delle imprese. Certo che, se si fa credito a cani e a porci, cioè se si dispone di banche zombi... 

bisognerebbe che tu rileggessi quello che ho scritto. Non lo hai capito. E purtroppo non saprei essere più chiaro.

Non mi interessa salvare le banche. Al contrario.Mi interessa che falliscano. E che tutti i responsabili, financo gli azionisti ed anche gli obbligazionisti, ne paghino le conseguenze. Dov'è che non hai capito il concetto? Dov'è l'equivoco?

Ma al contempo bisogna salvaguardare l'equilibrio monetario (economia monetaria), evitare conseguenze agli incolpevoli correntisti (giustizia), ed evitare il panico e la corsa agli sportelli (psicosociologia monetaria).

E come ho evidenziato, la soluzione prospettata non richiederebbe l'emissione di alcunché (economia monetaria).

De hoc satis.

Si è mai chiesto, ad esempio, come mai il fallimento di una banca sia sempre stato avversato, soprattutto se troppo grande? Come mai il fallimento, elemento fondamentale del capitalismo di mercato, sia poco raccomandabile per il settore finanziario? Come mai anche oggi si sia così restii ad adottare il bail-in per MPS?

In ogni caso, la BC interviene, preventivamente, con la Vig o, successivamente, `stampando carta'.