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Sotto l'albero di Natale di MPS c'è un Tesoro

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Questo ottimo articolo mi sembra deficitario nella parte "considerazioni finali".
In quanto viene omessa la considerazione principe, ovvero quella sui "fallimenti bancari".

Perché il settore bancario deve essere immune a questo benefico fenomeno che è alla base della concorrenza e del buon funzionamento di ogni settore economico?

La risposta è che i fallimenti bancari, oggi, sono pericolosi. Lo sono da quando i fenomeni monetari, invece di essere unanimemente compresi dalla comunità intellettuale che se ne occupa, sono fonte di interpretazioni irragionevolmente antitetiche. Ecco la ragione per cui tale comunità non può essere definita "scientifica". Ma solo "filosofica".

E dire che se si parte dalla definizione della moneta come semplice mezzo di scambio di beni e servizi, tutto appare ovvio. Anche l'approccio al problema del sistema bancario.

I rischi, sappiamo, sono due: la corsa agli sportelli e la deflazione. Crisi del ’29 docet. Se una certa quantità di moneta che il mercato (i correntisti, cioè tutti i cittadini) contava di detenere sparisce da un giorno all’altro, non c’è dubbio che la quantità di monera risulti più scarsa, e l’equilibrio tra sua domanda ed offerta si sbilanci.

Chi dovrebbe avere il compito di intervenire in questo caso? Un fondo interbancario? Un governo con finanziamenti straordinari? No. La Banca centrale (non lo fa, lo so. Ma dovrebbe).
E’ semplicissimo. Basta che la BC si auto allochi tutti i conti correnti e della banca fallenda. I risultati sarebbero questi:
– la banca fallisce;
– ai correntisti non glie ne importa niente;
– evitato qualunque squilibrio monetario, nonché di emissione di nuova moneta (come noto, entrate ed uscite dai conti correnti tendono a pareggiarsi).

 In più, la banca centrale acquisirebbe uno strumento in più per regolare (in aumento) la quantità di moneta, direttamente con le condizioni di conto corrente (che si aggraverebbero quando la BC volesse che tali conti si trasferiscano al mercato).

 Non ho ancora trovato nessuno che smentisca questa teoria. Ma neanche che la confermi. Perché?

 

la smentita, a mio avviso è molto semplice: se ai correntisti non gliene importa niente dell'ente a cui prestano soldi, sarebbe quasi impossibile dare i giusti incentivi a quest' ultimo. se cioè riesco a raccogliere denaro solo con la copertura territoriale e non sulla base anche della fiducia che ispiro, sono incentivato all'azzardo nell'impiego di tale denaro ma anche nell'aprire altre filiali che cmq fanno raccolta e consenso sindacale etc.

si badi che particolamente nel caso italiano questo è già quello che accade. il correntista sceglie la banca col parcheggio comodo, tanto a forza di regolamenti, leggi di tutela e supervisioni strettissime, sono tutte uguali.

un minimo di strizza il depositante deve averla, sennò guida ubriaco.

(ci sarebbe anche la par condicio creditorum, ma sono tempi così confusi che pare non interessare a nessuno)

?

Guido Cacciari 13/1/2017 - 11:28

I correntisti non prestano soldi. Li depositano, li prelevano e li utilizzano in ogni momento come vogliono. La banca gli serve come mezzo per utilizzare più facilmente il proprio contante (proprio, non prestato)

Sono gli obbligazionisti che prestano.

I primi sono interessati solo alle condizioni economiche del servizio.

I secondi all'interesse ed al rischio.

Ed è giusto che sia così.

Non a caso vi sono pressioni in USA per il ritorno della Glass- Steagall

i soldi dei conti correnti sono propriet'a della banca che si impegna a restituirli ma li usa come preferisce

Questo è la semplice tesi del mio intervento. Ma anche del post di De Blasi.

Non a caso ho citato la Glass-Steagall.

Una buona realtà giuridica del recente passato.

Ma se vi piace come è ora, liberissimi.

Solo, dovreste spiegare anche il perché vi piace così tanto.

(In ogni caso, non è del tutto vero. Infatti, ripeto, i correntisti scelgono in base alle condizioni del servizio. Gli obbligazionisti in base al rischio ed all'interesse. Questa è la realtà. Come dovrebbe essere interpretata e tutelata dal sistema giuridico. Nelle forme che ho sopra descritto).

regole e realta'

bonghi 13/1/2017 - 11:47

credo che voler imbrigliare la realta' in regole ferme sia scorretto , la realta' mutando richiede cambiamenti di regole , quello che era "giusto" ieri potrebbe essere "sbagliato" domani e viceversa .... probabilmente all'epoca c'era un eccesso di risparmio che andava utilizzato , non lasciato fermo

nell'intelligenza della classe politica è stupefacente.

dice a me?

bonghi 18/1/2017 - 12:40

forse si e' sbagliato nel rispondere al mio commento , no mi risulta di aver mai parlato di politica o politici.

affermavo , e confermo ora , che i modelli che usiamo per descrivere la realta' hanno validita' limitata .... cosi' come i concetti di "giusto" e "sbagliato"

equivoco?

Guido Cacciari 20/1/2017 - 12:04

Forse ho interpretato male la sua ".... probabilmente all'epoca c'era un eccesso di risparmio che andava utilizzato , non lasciato fermo."

Però, le dico questo: esistono solo due filosofie politiche:

- quella che non si fida della classe politica, e pretende patti e vincoli scritti sulla sua azione (bill of rights, habeas corpus, etc.) nonché misure per la sua sorveglianza (separazione dei poteri, responsabilità individuale penale e civile del funzionari pubblico etc.) Possiamo definirla approccio "illuminista" o "liberalista".

- quella che si fida, e permette l'arbitrio politico non limitato da detti vincoli e sorveglianze. Possiamo definirlo approccio "totalitario".

Mi sembra che lei propenda per l'ultimo di questi. Ma magari mi sbaglio...

l'equivoco evidentemente nasce dal concetto stesso di interpretazione , le affermazioni vanno capite , non interpretate viceversa la comunicazione diventa impossibile

la rassicuro circa la mia posizione ..... non mi fido degli economisti , non mi fido degli organi di controllo , potrei forse fidarmi dei politici?

per tornare al tema delle banche , e avviso subito che non esprimo giudizi in merito .... e' possibile che si eviti il fallimento di una singola banca ( mps nel caso in questione ) per evitare che si crei sfiducia nel settore bancario in generale , sfiducia che potrebbe portare ad ulteriori fallimenti ... se mps piange unicredit ( ma un po tutte le banche , almeno quelle occidentali , per le altre non so ) non ride  

Rating

Sig.Ernesto 20/1/2017 - 20:47

E' questione di rating. Saltano le banche(la terza), tagliano il rating, saltano i collaterali, aumenta il debito. Son conti della serva. MpS bail out? Ok, in questo contesto storico mi sta bene(mi turo il naso)..ma con un minimo di decenza. Altrimenti anche conti della serva non tornano. Questione morale. Azzardo morale.

secondo me, consiste nell'intermediare fra unità in avanzo e unità in disavanzo finanziario a proprio rischio. Il che significa che per fronteggiare il rischio, una banca necessita di fondi propri.

Disporre di fondi propri per fronteggiare i rischi economici e finanziari sopportati dell'impresa bancaria, non elimina la necessità di gestire l'Asset Liabilities Management (ALM), cioè monitorare e contemeperare qualità e quantità di debiti (depositi e obbligazioni) e di crediti (prestiti e titoli di terzi).

L'ALM diventa più difficile da monitorare presso le bc perché esse producono dal nulla mezzi di pagamento (moneta = M = M1 - M0), cioè si avvalgono del conto corrente per gestire qualsiasi finanziamento.

Dopo la crisi del '29, il Glass-Steagle Act fu introdotto negli USA (seguito poi in Europa) perché si ritenne, non a torto, che la crisi fosse stata generata dalla commistione fra banca e industria (la fratellanza siamese per usare un'effcicace metafora di Mattioli). L'abolizione di questo provvedimento, dapprima negli Usa (poi a seguire in Europa), venne generato dall'osservazione  degli effetti del Glass-Steagle: nonostante si fosse ridotta la commistione fra banca e industria non si era potuta evitare la commistione fra bc e banche a m/l termine (c.d. fenomeno della doppia intermediazione)

Si prese atto, dunque, che scindere giuridicamente un fenomeno economico unitario, qual è il mercato del credito, è velleitario soprattutto in forza del ricorso ai finanziamenti mobiliari che viaggiano incessantemente sui mercati aperti (ufficiali e non).

Le banche cadono in dissesto per diversi motivi: uno dei principali è riconducibile alla concessione di credito a favore di imprese non meritevoli (troppo rischiose). Ad es. la crisi innescata nel 2007 negli USA dai mutui subprime: cartolarizzati, hanno generato i titoli 'tossici'  che hanno infestato i portafogli delle banche. Un altro esempio può essere rappresentato oggi dai NPL: questi crediti 'marci' non si riescono a vendere a prezzi adeguati alla loro consistenza neibilanci delle banche, cioè a prezzi vicino allo 0. Né, sembra, si riescano a cartolarizzare e a far poi confluire i titoli nei fondi comuni.

La BC, intervenuta con le operazioni non convenzionali (QE), ha comprato dalle banche enormi quantità di titoli, dapprima titoli sovrani e più recentemente anche titoli societari (ma sempre titoli `buoni'): in tal modo ha risolto i problemi di liquidità delle banche. Ma, queste ultime, pur essendo liquide, non trovano conveniente finanziare le imprese per cui si rivolgono al mercato dei titoli sovrani.

Questa mi pare, in sintesi, la situazione attuale.