Titolo

Sotto l'albero di Natale di MPS c'è un Tesoro

5 commenti (espandi tutti)

oggi è l'Epifania, sono in montagna e non ho sottomano testi di riferimento né ho voglia di ricercarli on-line (magari un'altra volta).

Ciò nondimeno, mi sento di affermare che questa materia rappresenta un'altra manifestazione della perversione italica cui ho accennato nel precedente commento: per oltre vent'anni la giurisprudenza della Corte di cassazione aveva affermato che l'anatocismo bancario era una consuetudine legittima, derogante alla disposizione generale del codice civile che lo ammette in ipotesi ristrette; tra il 1999 ed i primi anni 2000 ha proclamato di essersi sempre sbagliata e ne ha negato la legittimità.

Ne sono seguite modifiche al testo unico bancario, che a partire dal luglio 2000 legittimarono la pratica anatocistica a precise condizioni: ma il legislatore - figura mitica che i giuristi impiegano per non sporcarsi la bocca parlando di contrasti politici e sociali - con la legge di stabilità per il 2014 ha combinato un altro pasticcio, vietando l'anatocismo ma allo stesso tempo demandando al CICR - cioé aI governo - il compito di regolarlo (cosa fatta solo nel corso del 2016). 

In breve: la Corte di cassazione, che dovrebbe assicurare l'interpretazione uniforme del diritto nazionale, lo destabilizza; il legislatore si adegua, praticando lo slalom tra divieti ed ammissioni: in neppure venti anni s'è visto di tutto. 

il CICR... Solo gli dèi sanno quanto l'Italia avrebbe necessità di  istituzioni autorevoli...

provo a vestire i panni dell'avvocato del diavolo , non che la cosa fosse richiesta , solo per provare a portare uno spunto sul tema trattato.

le regole variano col variare della "realta' " in cui agiscono , a tal proposito cito l'esempio della legge irlandese sul reato di omosessualita' considerata legittima sino al 93 anno in cui venne dichiarata in contrasto con la carta europea dei diritti dell'uomo.

forse alla base dell'atteggiamento della nostrana corte di cassazione c'e' un cambiamento nella "realta'" cui deve rispondere un cambiamento nel regolamento.

approfitto anche per confermare  che : "Essendo il futuro saldamente nelle mani degli dèi" ,  non ho in mano altri strumenti , se non quello della probabilita' , per studiare gli eventi economico-finanziari , tali strumenti esisteranno , io semplicemente non conoscendoli utlizzo quello che "conosco"

 

dovrebbe essere affrontato, in linea di principio, dagli organi autorizzati a creare diritto. Nella specie, dal Parlamento o, in subordine, dal Governo nei limiti nei quali può emanare nuove norme: nel caso dell'anatocismo, la Corte ha proceduto di sua iniziativa, senza avere accertato alcun mutamento della realtà sociale ... e, quello che più disturba, in maniera menzognera.

Concedo volentieri che il giudice, in generale, abbia ampi margini di interpretazione del diritto vigente: ma, nella specie, la Corte ha determinnato a suo piacimento  una discriminazione tra chi era stato giudicato prima delle sentenze del 1999/2000 ecc.: il mutamento della realtà è stato opera sua. 

corte europea

bonghi 7/1/2017 - 18:35

avrei dovuto essere piu' esplicito nel paragone :

a delegittimare la legge sul reato di omosessualita' fu la corte europea dei diritti dell'uomo , anche in quella circostanza l'azione fu autonoma rispetto a governo / parlamento , ed ovviamente ci fu ingiustizia per quelli processati prima del 93 ... menzognero non so , certo ci furono diversi anni in cui coesistevano corte europea per i diritti dell'uomo e reato di omosessualita' 

il cambiamento cui facevo riferimento e' una diversa percezione dell'omosessualita' nella societa' contemporanea ( occidentale )

per il caso italiano invece azzardo una ipotesi , l'abbassamento dell'inflazione .... o comunque la maggior difficolta' nel pagare gli iteressi ( "cambiamento della realta'" ) ha portato la corte di cassazione a "cambiare idea" sull'argomento ( cambiamento della regola ) .... analogamente al "cambiamento di idea" della corte europea in materia di omosessualita'.

saluti e buone passeggiate "in quota"