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Sotto l'albero di Natale di MPS c'è un Tesoro

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Non credo sia tutto attribuibile ai metodi di controllo del rischio. A mio giudizio si tratta soprattutto di "etica" finanziaria. Oggigiorno il sistema è divenuto totalmente virtuale, cosi' come virtuale è divenuta anche l'etica. cerco di esprimermi meglio. Una delle cause del fallimento MPS è stata attribuita a una direttiva UE per la quale i titoli in deposito avrebbero dovuto essere contabilizzati secondo il valore di mercato e non più quello di rendimento. Cosa che ha avvantaggiato i titoli spazzatura e danneggiato (enormemente!) i titoli di Stato, di cui MPS era piena. Già questa sola operazione è un "inganno" della realtà finanziaria a vantaggio di una realtà virtuale che è controllata unicamente da chi "genera" moneta virtuale. Cioè oltre ai fondi spazzatura, soprattutto chi ingenera flussi di danaro virtuali, leggi il noto QE o "allentamento monetario", nel particolare in primis della Banca Centrale statunitense.  Virtual founding per colmare il fall out "Lehman". In altre parole, qualcuno ha rubato o si è impossessato furbescamente di soldi degli investitori, trincerandosi dietro pezzi di carta che non sono mai stati saldati o saldati solo parzialmente dallo Stato. Per colmare il buco, lo Stato ha deciso di immettere soldi virtuali in quantità tale da poter colmare il buco di bilancio delle "banche" (un giochino un po' più complesso di quanto lo voglio far apparire!). Visto che il giochini è andato bene agli USA, anche lo stimatissimo suoper Mario si è allineato, producendo un QE europeo. Anche se i risutati sono stati leggermente diversi, a causa delle molto più precarie condizioni del mercato monetario europeo , i conti virtuali a livello centrale sono risultati in miglioramento, ma non quelli dell'economia reale.  A differenza degli USA, dove l'economia virtuale riceve impulsi notevoli dal solo mercato dei capitali, in Europa la fonte di finanziamento principale sono le BANCHE. In Italia, in particolare, le BANCHE (MPS in testa) i soldi che sono "obbligati" a prendere dalla BCE sono altrettanto "obbligate" a reinvestirli in "Titoli di Stato" (senza i quali lo Stato italiano fallisce nel giro di 24h) erogati dal Ministero delle Finanze, il cui corrispettivo in valuta virtuale "obbligatoriamente" va a compensare il debito virtuale in scadenza.

Tutto questo ha portato il debito pubblico federale USA a 19.200 miliardi di $ nel 2016, a fronte pari al 106% del Pil, contro il 65% (9200 miliardi$) del 2007. Da notare che più di 6000 miliardi $ del debito americano sono finanziati da investitori esteri, tra cui la Cina è il maggior contribuente.

Per contro la BCE, i mille miliardi di debito pubblico in titoli, aqcuisito per finanziare il QE, li sta riversando sotto forma di notifica ai singoli Stati, in modo tale da poter ridurre l'importo corrispettivo del debito calcolato negli indici a partire dal debito/Pil. Cosa che potrebbe provocare la diminuzione di tre decimali del debito/Pil italiano, di cui tanto si è discusso nel Def, che comunque è previsto al 132,7.

Tutto questo turn around a riprova che l'economia virtuale, di cui purtroppo siamo divenuti vittime consensienti, a mio giudizio non è altro che un grande bleff che prima o dopo, cosi' come è avvenuto negli USA nel 2007, è destinato a scoppiare nelle mani di qualcuno. Il tutto sempre a danno delle classi sociali maggiormente esposte: cioè chi non ha una lira (o giù di li'!). Perchè, per contro, chi i soldi li ha (anche se solo virtuali) avrà sempre la possibilità di inventarsi un QE tale da porsi rimettere nel portafoglio quanto perso nella voragine finanziaria causata dalle speculazioni virtuali!

Vogliamo parlare ancora di Etica comportamentale della finanza virtuale?

focalizzare

bonghi 2/1/2017 - 16:05

mi permetto di far nuovamenete presente che il problema fa messo a fuoco nella sua interezza:

il problema e' che abbiamo costruito un casino' che paga premi alti per eventi molto probabili e premi bassi per eventi poco probabili , a prescindere dall'onesta' del direttore tale casino' fallira' sempre 

rileggiti, magari aiutandoti con carta e penna: chi presta, cos'è il premio, quali sono gli eventi avversi improbabili....

e poi fai ammenda.

il paragone proposto non e' consistente con cio' che affermavo , volevo solo rendere l'idea di un vizio alla base del modello. 

quello che volevo in realta' dire , pur sbagliando il paragone e mi scuso per tale vizio , e' che si potrebbe teoricamente spalmare il rischio diversamente .... provo a spiegarmi meglio:

alzando gli interessi ai buoni pagatori si otterrebbe che questi avrebbero piu' probabilita' di fallire , viceversa abbassandolo ai cattivi pagatori renderebbe questi ultimi meno propensi al fallimento

non so in che misura un tale modello potrebbe essere piu' stabile .... se da un lato si abbassano le possibilita' di fallimento dei cattivi pagatori dall'altro si aumentano quelle dei buoni pagatori .... si potrebbe comunque ottenere di non avere probabilita' di fallimento troppo grandi per categoria 

in sintesi cio' hce volevo dire e' che l'attuale sistema rende i cattivi pagatori dei pessimi pagatori ( facendo pagare loro piu' interesse ) e cio' alla lunga portera' al fallimento dei medesimi , e conseguentemente a chi ha prestato loro.

 

i fallimenti non sono dovuti ai premi al rischio, ma al fatto che il debitore ha un'economia che non funziona

già

dragonfly 2/1/2017 - 19:52

senza scomodare le banche, posso contribuire a salvare dal fallimento i produttori di oggetti scadenti, semplicemente comprandoli.

una bella macchina celibe, al posto di una prosaica lavatrice in classe a, vuoi mettere?

certamente

bonghi 3/1/2017 - 14:25

tuttavia il fallimento delle economie "che non funzionano" ha effetti negativi , almeno questo mi pare di intuire , anche sulle economie "che funzionano".

esempio di cio' che intendevo dire e' la richiesta di formare gli eurobond per cui le economie piu' "forti" aiutano quelle piu' "deboli" , non tanto per spirito cristiano quanto piu' per evitare che fallimenti di economie deboli portino disequilibri che mettano a rischio la solidita' della loro "forza"

si puo' invece discutere se aumentare gli interessi ai buoni pagatori per diminuirli ai cattivi pagatori porti effettivamente ad una maggiore stabilita' o se piuttosto il beneficio ottenuto abbassandi i tassi ai "cattivi" sia vanificato dall'operazione opposta ai "buoni"

 

 

troppi argomenti, con nessi tutti da dimostrare. a prima vista ci sono anche degli errori di fatto:

Una delle cause del fallimento MPS è stata attribuita a una direttiva UE per la quale i titoli in deposito avrebbero dovuto essere contabilizzati secondo il valore di mercato e non più quello di rendimento. Cosa che ha avvantaggiato i titoli spazzatura e danneggiato (enormemente!) i titoli di Stato, di cui MPS era piena.

se esiste unbuon  valore di mercato quello deve essere usato, mark-to-market. se non c'è, o è molto dubbio, è un altro paio di maniche, ma due errori non fanno una ragione. però mi soffermerei su questo:

In altre parole, qualcuno ha rubato o si è impossessato furbescamente di soldi degli investitori, trincerandosi dietro pezzi di carta che non sono mai stati saldati o saldati solo parzialmente dallo Stato.

chi è stato? e se lo becchiamo, adesso basterà frugargli nelle tasche e tutto tornerà come prima? i benefici del credito facile sono andati non solo ai debitori sotto forma di bassi interessi, ma anche a chi ha goduto di una crescita economica che adesso sappiamo drogata e insostenibile. dovremmo far restituire gli stipendi ai muratori che hanno costruito le case che non si sono vendute?

gogna

Fabio Ghia 3/1/2017 - 19:36

No, assolutamente. Chi ha "investito" in titoli MPS ha formato un protocollo di rischio che nel bene o nel male lo ha fatto correspsabile degli esiti del fallimento. Io propendere per mettere alla gogna (neanche in galera!) chi ha fruito del denaro di MPS (corrotti e corruttori!). Anzi, la migliore soluzione potrebbe essere metterli tutti a fare i servizi di pulizia ai cessi della Borsa! In questa maniera toccherebbero con mano propria la m...da che hanno creato. La galera, secondo me, per questi reati non paga e, soprattutto, non "rieduca".

le incresciose vicende delle banche cui oggi stiamo assistendo meriterebbero una pacata disamina delle cause che le hanno generate dalle quali partire per cercare di stabilire chi dovrebbe pagare. 

L'elenco delle cause sarebbe molto lungo e complesso e sfocerrebbe in una sintesi del tipo: il tracollo di quelle banche è frutto della commistione fra la convinzione che si tratti di aziende che  non scoppiano mai e che le responsabilità sono sempre degli altri. Eppure, negli ultimi cento anni le banche dissestate non si contano, ed è anche difficile riassumere i dissesti degli ultimi trent'anni.

Il credito e la finanza sono tematiche apparentemente semplici; ma come si può osservare invece sono piuttosto complesse e richiederebbero di non essere trattate al Bar Sport, fondamentalmente perchè sono tematiche che si reggono sulle promesse di pagamento e quindi sulla fiducia.

Ma si fa presto a promettere; più difficile è rispettare la promessa nel tempo e, ancor più difficile,  è sostituire una promessa con un'altra: questo è il motivo per cui sarebbe indispensabile disporre di un'autorità amministrativa indipendente che regolamenti, che vigili e che sanzioni sul nascere le promesse da marinaio.

Se facessimo l'elenco delle persono fisiche da metttere alla gogna non so dove finiremmo...

chi metterebbe alla gogna in questo caso?

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2003/07/03/v...

da allora il debito della sociatà siderurgica (complessivo) è cresciuto a 800milioni, inesigibili quasi per definizione.

http://www.ilpost.it/2014/04/24/lucchini-piombino/

andrebbero messi alla gogna i 2500 operai, oppure i loro rappresentanti, il sindaco e il vescovo di piombino che peroravano la causa, le schiere di benpensanti del "territorio" che hanno premuto su mps perchè fosse generosa etc. ? sono loro che hanno beneficiato, magari anche solo in termini di popolarità, dei crediti di mps.

un modo di procedere in uno stato di diritto, nemmeno in uno stato di diritto e del rovescio. Non penso nemmeno che l'indignazione, che ci coglie tutti in questi giorni con riferimento alle banche disastrate da comportamenti irresponsabili e truffaldini, possa sfociare nella gogna.      

segnalerei che stiamo parlando di incertezza, misurata secondo diversi metodi e criteri: uno dei problemi più rilevanti è che chi stima il rischio passa dati quantitativi (il risultato delle stime) a chi fa i modelli. I modelli, già di per se stessi precari, possono diventarlo di più se i dati sono a lro volta precari; di solito chi fa i modelli si avvale di informazioni passate da altri uffici  e li prende per buoni.

Il tirare in ballo l'etica, cioè una categoria morale, non mi sembra uno modo di affrontare efficacemente le questioni economiche, né il trattare le questioni economiche con le categorie della scienza.

Secondo me, gli operatori (imprese e singoli soggetti) si comportano correttamente se rispettano le regole incontrovertibili dell'economia, cioè se pagano i debiti, se fanno profitti e se il lavoro si autofinazia (cioè se il prodotto paga almeno il lavoro).

Che poi, oggi, la finanza si rappresenti come una sequenza di bit a fronte di elementii fisici (harware) è un altro fatto incontrovertibile, ma non possiamo pensare che una sequenza di bit non sia un fatto anch'esso fisico.

  Infine, le speculazioni: il significato della parola speculazione è lucrare sulla differenza di prezzi. Quando io vado a fare benzina in Austria speculo: cioè pago un prezzo più basso del prezzo italiano con una sequenza di bit (una carta di credito). Non trasgredisco nessuna legge positiva ma cerco di speculare approfittando di Schengen. Mi avvalgo della `finanza virtuale' (carta di credito) e il mio comportamento può essere eticamente deprecabile perché evito di pagare le tasse in Italia. Ma se mi comportassi diversamente non mi comporterei economicamente, ma perpetuerei la beneficienza a favore delle sacche di inefficienza italiane. Il che mi pare eticamenet ben più deprecabile.   In conclusione l'etica per essere applicata all'economia necessita di un qualche aggettivo, di essere qualificata: etica protestante, cattolica, musulmana, ecc.

etica

Fabio Ghia 3/1/2017 - 19:41

"Secondo me, gli operatori (imprese e singoli soggetti) si comportano correttamente se rispettano le regole incontrovertibili dell'economia, cioè se pagano i debiti, se fanno profitti e se il lavoro si autofinazia (cioè se il prodotto paga almeno il lavoro)". Lei dice proprio BENE! Ai miei occhi non esiste migliore definizione per indicare il significato di "etica della finanaza"

vorrei puntualizzare , spero non sbaglaindo , che piu' che di promesse di pagamento si tratta di scommesse di pagamento , lamentarsi che tali scomesse vengano perse e' come lamentarsi per aver perso danaro ad un casino' , l'interesse pagato dal "banco" e' il premio di rischio che l'investitore accetta in cambio del rischio stesso di non vedere pagato il proprio credito.

... e si' , la fallibiliuta' delle imprese e' causata , oltre che dall'economia , anche dal tasso di interesse applicato .... piu' alto l'interesse , piu' alta la probabilota' di fallire

i debiti sono promesse di pagamento, cioè scambi monetari ove si contrappone, ad uno scambio a pronti, uno scambio a termine di mezzi di pagamento. Questi scambi sono regolati dalla matematica finanziaria e dal codice civile. Le scommesse, invece, sono prestazioni monetarie a pronti cui corrisponde una controprestazione aleatoria, che dipende cioè da eventi casuali ed esterni all'economia dei contraenti, e sono regolati dalla matematica attuariale e dal codice.

Non commento più l'argomentazione sul tasso dell'interesse come variabile indipendente addirittura del fallimento del debitore in quanto, secondo me, si tratta di una illazione deterministica.   

mi pare di capire ( ma potrei aver frainteso ) che lei faccia una distinzione legale tra promesse e scommesse , distinzione che io non faccio : quando si da in pegno del denaro in cambio di un guadagno proporzionale al rischio , ecco , quella per me e' una scommessa

cerchero' ora di convincerla di una cosa ovvia per un non economista come  me , e cioe' che il tasso di interesse influenza sul rischio di fallimento.

per farlo mi mettero' in un mondo ideale in cui i premi di rischio sono calcolati esattamente.

con la precedente ipotesi supponiamo che variando il premio di rischio non cambi il rischio , ma allora se ne dedurrebbe che tale rischio non e' stato calcolato bene , che va contro l'ipotesi che i premi siano stati calcolati esattamente

faro' un esempio per essere piu' concreto:

se andando al casino' ( equo per ipotesi ) mi facessero scommettere sull ' esito che esca il numero 1 con il tiro del dado e mi premiassero invece che con 6 volte la posta con 5 volte la posta l'unica conclusione logica che potrei trarne sarebbe che sto giocando con un dado a 5 facce , cioe' che il rischio e' diminuito 

a me sembra funzionare come ragionamento , spero smentisca la sua promessa di non parlare piu' dell'argomento e mi faccia sapere cosa ne pensa

cordialmente bonghi

è economico-finanziaria; il diritto interviene dopo.

Scinderei la questione in tre aspetti interrelati:

1) il premio al rischio è il premio all'incertezza sugli eventi futuri, calcolato in qualche modo (F. H. Knight, 1957, in it. 1960). Essendo il futuro saldamente nelle mani degli dèi, il premio è sempre calcolato in modo precario e fondato su esperienze del passato;

2) se il rischio riguarda eventi inerenti l'attività economica dei contraenti, la matematica finanziaria ci aiuta a calcolarlo; se il rischio riguarda eventi esterni all'attività dei contraneti, si tratta di eventi aleatori e la matematica attuariale ci aiuta a calcolarli (Daboni-DeFerra, 1993). L'esempio del casinò non è adeguato a descrivere/interpretare gli eventi economico-finanziari;

3) non si è mai vista una banca far fallire un'impresa né per la quota interessi, né per la quota capitale. Le banche non giungono mai a quel punto, nonostante la quota interessi venga capitalizzata. In caso di inadempienza/insolvenza il credito viene `ristrutturato': la due quote vengono scisse ed è la quota capitale che governa la situazione.

4) è giusto, è sbagliato, è logico, è razionale? E'. E deriva da secoli e secoli di esperienza. Anche la parola `fallimento' andrebbe usata con maggiore circospezione.  

 

 

la ringrazio per la gentilezza e la pazienza con cui accetta di confrontarsi con un cocciuto ignorante quale so di essere .... 

indubbiamente il caso del casino' non e' calzante con la realta' , se siamo disposti ad accettare facilmente che una modifica della geometria di un dado vada a modificare il premio pagato , all'opposto ci deve sembrare strano ( direi impossibile ) che il variare del premio possa modificare la geometria di un dado , tuttavia in qualche strano mondo cio' potrebbe essere possibile

spero di non risultare troppo pesante insistendo , ora in maniera piu' concreta che con gli esempi precedenti nel sostenere una relazione tra premio pagato e solvibilita' :

per primo cito il fatto che la stessa legislazione considera illegali certi valori per gli interessi richiesti 

secondariamente faccio notare che interessi del -100% impediscono a qualsiasi azienda di "fallire" .... si potrebbero citare aziende italiane che aiutate dallo stato stavano sul mercato nonostante fossero fallimentari dal punto di vista prettamente economico

in sintesi mi sembra che negare la relazione sia falso , trovo piu' corretto dire che e' poco influente rispetto ad altre cause ( almeno fino a che manteniamo i tassi nella spettro di valori che attualmente hanno )

speranzoso di non averla annoiata troppo , bonghi

che lei assimila gli eventi aleatori agli eventi economico-finanziari: si tratta, secondo me, di un errore metodologico. Comunque vedo che lei è uno studente dell'Uni. di Ferrara dunuqe, un po' alla volta, riuscirà a mettere a fuoco il problema.

è la denominazione corretta del fenomeno per cui l'interesse che supera una certa percentuale del debito è illegale.Tenga presente, però, che si tratta di un fenomeno complesso e non naturale, nel senso in natura non si dà una misura dell'interesse giusto: in un sistema fondato sulla libera determinazione delle parti, qualsiasi misura sarebbe accettabile. Il diritto si fa carico di preoccupazioni diverse: la pattuizione di interessi particolarmente elevati è vietata, detto in breve, perché si teme che il creditore abbia approfittato della debolezza del debitore per costringerlo a corrispondere interessi esorbitanti - o altri vantaggi economici o perfino di altra natura. 

Storicamente - semplificando molto - si sono presentati periodi nei quali si considerava usura la sempliche pattuizione di un interesse, anche modesto: ancora San Tommaso la condannava, i giuristi medievali dovettero elaborare figure contrattuali nuove per permettere a chi prestava danaro di ottenere una contropartita economica; la finanza islamica tuttora non ammette l'interesse.

Nell'età moderna il prestito ad interesse è stato ammesso, riducendosi l'usura allo sfruttamento della debolezza economica del prestatario: nella legislazione italiana più recente, si è addirittura introdotta l'usura presunta, quando l'interesse supera una certa soglia sopra il tasso medio per finanziamenti della stessa categoria, pur mantenendo una figura di usura in cocnreto caratterizzata dal mancato superamento di quella soglia in presenza di particolare condizioni contrattuali che denotano una sproporzione tra interesse ed utilità del prestito per il debitore. Si tratta, però, di scelte politiche, miranti al controllo dell'esercizio del credito e condizionate da una certa ostilità nei confronti delle banche, che si accompagnano ad un orientamento culturale e politico che esige un crescente controllo delle attività economiche in vista di vaghe istanze sociali.      

la cambiale

dragonfly 6/1/2017 - 00:27

i giuristi medievali dovettero elaborare figure contrattuali nuove per permettere a chi prestava danaro di ottenere una contropartita economica.

la cambiale nasce come documento per avere a disposizione denaro in altro loco e in altra valuta, senza doverlo trasportare. un aggio per il servizio del cambio valute, pur con qualche forzatura veniva ammesso, e allora  l'interesse su un prestito veniva camuffato con i costi di una doppia cambiale.

e ringrazio Dragonfly (che non so chi sia) dell'allargamento ad uno dei mezzi di paagamento più diffusi almeno fino ad una trentina di anni fa.

E' davvero molto interessante studiare la coppia debito/credito da diversi punti di vista 

... e ringrazio Luciano Pontiroli per la precisazione: anche oggi la vaxata quaestio non è stata ben risolta, analogamente a quella degli interessi anatocistici di cui si discute da anni. 

oggi è l'Epifania, sono in montagna e non ho sottomano testi di riferimento né ho voglia di ricercarli on-line (magari un'altra volta).

Ciò nondimeno, mi sento di affermare che questa materia rappresenta un'altra manifestazione della perversione italica cui ho accennato nel precedente commento: per oltre vent'anni la giurisprudenza della Corte di cassazione aveva affermato che l'anatocismo bancario era una consuetudine legittima, derogante alla disposizione generale del codice civile che lo ammette in ipotesi ristrette; tra il 1999 ed i primi anni 2000 ha proclamato di essersi sempre sbagliata e ne ha negato la legittimità.

Ne sono seguite modifiche al testo unico bancario, che a partire dal luglio 2000 legittimarono la pratica anatocistica a precise condizioni: ma il legislatore - figura mitica che i giuristi impiegano per non sporcarsi la bocca parlando di contrasti politici e sociali - con la legge di stabilità per il 2014 ha combinato un altro pasticcio, vietando l'anatocismo ma allo stesso tempo demandando al CICR - cioé aI governo - il compito di regolarlo (cosa fatta solo nel corso del 2016). 

In breve: la Corte di cassazione, che dovrebbe assicurare l'interpretazione uniforme del diritto nazionale, lo destabilizza; il legislatore si adegua, praticando lo slalom tra divieti ed ammissioni: in neppure venti anni s'è visto di tutto. 

il CICR... Solo gli dèi sanno quanto l'Italia avrebbe necessità di  istituzioni autorevoli...

provo a vestire i panni dell'avvocato del diavolo , non che la cosa fosse richiesta , solo per provare a portare uno spunto sul tema trattato.

le regole variano col variare della "realta' " in cui agiscono , a tal proposito cito l'esempio della legge irlandese sul reato di omosessualita' considerata legittima sino al 93 anno in cui venne dichiarata in contrasto con la carta europea dei diritti dell'uomo.

forse alla base dell'atteggiamento della nostrana corte di cassazione c'e' un cambiamento nella "realta'" cui deve rispondere un cambiamento nel regolamento.

approfitto anche per confermare  che : "Essendo il futuro saldamente nelle mani degli dèi" ,  non ho in mano altri strumenti , se non quello della probabilita' , per studiare gli eventi economico-finanziari , tali strumenti esisteranno , io semplicemente non conoscendoli utlizzo quello che "conosco"

 

dovrebbe essere affrontato, in linea di principio, dagli organi autorizzati a creare diritto. Nella specie, dal Parlamento o, in subordine, dal Governo nei limiti nei quali può emanare nuove norme: nel caso dell'anatocismo, la Corte ha proceduto di sua iniziativa, senza avere accertato alcun mutamento della realtà sociale ... e, quello che più disturba, in maniera menzognera.

Concedo volentieri che il giudice, in generale, abbia ampi margini di interpretazione del diritto vigente: ma, nella specie, la Corte ha determinnato a suo piacimento  una discriminazione tra chi era stato giudicato prima delle sentenze del 1999/2000 ecc.: il mutamento della realtà è stato opera sua. 

corte europea

bonghi 7/1/2017 - 18:35

avrei dovuto essere piu' esplicito nel paragone :

a delegittimare la legge sul reato di omosessualita' fu la corte europea dei diritti dell'uomo , anche in quella circostanza l'azione fu autonoma rispetto a governo / parlamento , ed ovviamente ci fu ingiustizia per quelli processati prima del 93 ... menzognero non so , certo ci furono diversi anni in cui coesistevano corte europea per i diritti dell'uomo e reato di omosessualita' 

il cambiamento cui facevo riferimento e' una diversa percezione dell'omosessualita' nella societa' contemporanea ( occidentale )

per il caso italiano invece azzardo una ipotesi , l'abbassamento dell'inflazione .... o comunque la maggior difficolta' nel pagare gli iteressi ( "cambiamento della realta'" ) ha portato la corte di cassazione a "cambiare idea" sull'argomento ( cambiamento della regola ) .... analogamente al "cambiamento di idea" della corte europea in materia di omosessualita'.

saluti e buone passeggiate "in quota"

Non sono d'accordo su una cosa che ha detto. Quando va a fare benzina in Austria, lei fa arbitraggio. Infatti il suo profitto, rappresentato dalla differenza fra il costo della benzina in Italia e quello in Austria, è sicuro. Lei ha un'informazione certa prima della partenza. Farebbe una speculazione se andasse in Austria senza sapere quanto costa lì la benzina. In questo caso, lei potrebbe sostenere una perdita, nel caso in cui la benzina costasse più che in Italia e, per tornare a casa, spendesse più di quello che avrebbe speso se non si fosse imbarcato in questa speculazione. Niente di importante, prenda questa mia osservazione con un pour parler.

Perfetto! Grazie mille della precisazione!

Un uso appropriato delle parole ci consente un migliore livello di convivenza civile e democratica.