Titolo

Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

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Dopo ogni evento sismico che coinvolge il nostro paese, puntuali come sempre, sui giornali riprendono le polemiche e le discussioni sulle responsabilità e sui costi per la ricostruzione e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio italiano in zona sismica. Tanto è stato detto in questo post, e più in generale su questo sito, per cui non è necessario riprendere il discorso dall’inizio.

Rilevo che, dopo i fatti di Casamicciola, finalmente l’attenzione è stata concentrata sugli effetti devastanti che le costruzioni abusive provocano in questi frangenti. Auspico che lo Stato in tutte le sue articolazioni (governo, agenzie, amministrazioni locali etc…) dicano chiaramente e fin da subito che non un centesimo verrà speso per finanziare la ricostruzione o il miglioramento di costruzioni abusive.

Se esistono situazioni di necessità abitativa, è bene che il denaro dei contribuenti venga investito per sanarle, con un piano di edilizia pubblica, piuttosto che finanziare il perpetuarsi dell’abusivismo.

DOMANDA

bonghi 24/8/2017 - 11:04

i costi per la riparazione degli edifici antisismici sono superiori o inferiori a quelli degli edifici non antisismici , se si' in che percentuale?

grazie per le eventuali risposte

Il Corriere ci informa che quella linea è stata valicata dall'attuale governo e non solo. Nella peggiore tradizione repubblicana la cosa è stata infilata nel c.d. Decreto Genova che doveva affrontare ben altre questioni.

https://www.corriere.it/cronache/18_ottobre_11/nel-decreto-governativo-p...

 

QED

michele boldrin 12/10/2018 - 22:47

Sono la versione vera di quelli che per 30 anni li hanno preceduti e che, in qualche forma, si trattennero dal fare le peggiori cose che avrebbero voluto fare. Questi non si trattengono e realizzano ciò che gli altri hanno solo ipotizzato.

Per questo, come vado dicendo da tempo, sono necessari. Essi realizzano e portano a compimento il modello di governo e di paese che dai tempi di Craxi e dell'ultima DC (superati gli anni di piombo) adombrarono e che la maggioranza degli italiani considera come appropriato. 

Han portato la cultura (in)civile di massa al governo e stanno realizzando lo strapaese in cui l'italiano, dalla tv al bar, sguazza quotidianamente. 

L'unica speranza residua è che dopo averlo sperimentato la generazione che segue ne voglia uscire. Ma, come pure insisto, tutto dipende dalla capacità di quella minoranza d'italiano che in questo degrado sociale, culturale ed umano non si riconosce, saper proporre un modello di paese che convinca i dubbiosi ad avere di nuovo speranza e provarci. 

Il Corriere questa mattina ci informa che la situazione della zona rossa di Ischia starebbe rapidamente deteriorandosi. Il titolista sintetizza così: «Sisma di Ischia, la zona rossa non è affidabile» L’esperto De Natale: «Subito la messa in sicurezza».

Dell'articolo colpiscono alcuni estratti:

«La sismicità d’Ischia — ha spiegato il vulcanologo — ha caratteristiche peculiari legate a processi ancora ignoti (...)». Essa si basa su «una complessa interazione tra meccanismi tettonici e vulcanici». Proprio questo mix determina terremoti estremamente distruttivi come quello di Casamicciola del 21 agosto 2017. Secondo De Natale «l’estrema distruttività di quel sisma non è dovuta, come spesso si sente in giro, necessariamente alla fatiscenza degli edifici, ma al fatto che la faglia sismica si trovava a 1,5-2 chilometri sotto l’abitato. L’accelerazione registrata dagli strumenti dell’Osservatorio geofisico della Sentinella è stata quasi il doppio di quella prevista dalle norme vigenti per il calcolo dei nuovi edifici».

L'affermazione dovrebbe fare balzare sulla sedia gli scienziati e tutti gli esperti coinvolti a vario titolo nella vicenda, se non fosse che i dati elaborati dall'INGV e dal DPC immediatamente dopo il terremoto smentiscono questa affermazione.

L’esperto intervistato aggiunge altro:

«Anche un edificio costruito il giorno prima, perfettamente a norma, poteva in teoria riportare gravi danni o anche collassare» (...). Perciò, a giudizio di De Natale «occorre avviare immediatamente un vasto piano di messa in sicurezza di tutti gli edifici che sorgono nelle aree colpite dal sisma del 1883, in un raggio di circa 25 chilometri quadrati, dove si sperimentò un’intensità pari o superiore all’VIII grado della scala Mercalli».

Cioè  sarebbe necessario estendere la parte dichiarata "cratere sismico" in cui è possibile avere accesso ai finanziamenti per la ricostruzione.

Peccato che i report fotografici dei danni successivi al terremoto, che invito ciascuno a consultare liberamente, evidenziano in maniera palese che gli edifici danneggiati o distrutti non erano affatto recenti né costruiti secondo le norme vigenti.

Si registra quindi una coincidenza temporale tra la concessione del condono per gli edifici nelle zone terremotate (c.d. decreto Genova), e la presunta necessità di estendere la zona rossa a dispetto dei dati di INGV che, in tempi non sospetti, riportavano una situazione differente. Si ricordi inoltre che è stato necessario allargare le maglie del condono secondo i criteri della legge 28 febbraio 1985, perché diversamente siffatte costruzioni non sarebbero nemmeno condonabili ai sensi delle sanatorie più recenti.

caro karl

pippo 29/11/2018 - 13:34

mi pare lei abbia una certa competenza in materia ... mi sono sempre chiesto se l'effetto ottenuto dalla porgettazione antisismica sia quello di diminuire l'incidenza di vittime o quello di diminuire i costi legati alla ricostruizione/riparazione degli edifici ... mi saprebbe dare , in accordo con le sue competenze , una risposta?

grazei e saluti