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Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

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Vediamo di affrontare il tema "prevenzione terremoti" dal punto di vista del diritto naturale.

Partirei dai "diritti alla vita ed alla salute", che significano che il nostro diritto alla salvaguardia di noi stessi va difeso dai soprusi, ma soprattutto che non va ostacolato.

In questo caso, il sistema italiano è in difetto, nei seguenti termini :

- l'Autorità Pubblica, anziché agevolare i consolidamenti da parte del cittadino, ne ostacola il cammino con iter sia burocratici che tecnici complessi (e, perciò, costosi). Per capirci, il complesso iter burocratico-urbanistico per costruire il ponte di messina è lo stesso che per piantare il cartello di un agriturismo. E non sto scherzando.

- le difficoltà aumentano in quanto le norme tecniche sono purtroppo molto criticabili e spesso errate. Ad esempio, l'irrigidimento di un solaio, che permette alle sollecitazioni orizzontali di trasferirsi alle pareti parallele al sisma, risultano erroneamente in un peggioramento utilizzando le attuali norme tecniche. Altre misure di sicuro miglioramento, come le catene, per le norme tecniche non hanno invece un'influenza misurabile. L'errore non è solo tecnico, ma di principio: sostituire la responsabilità individuale del progettista e del suo sorvegliante pubblico con la compatibilità a norme, per definizione interpretabili, limitate e, come nel caso di fattispecie, sbagliate.

- la sorveglianza del merito strutturale delle costruzioni e dei consolidamenti non c'è, sostituita con sorveglianza di tipo formale.

- Più in generale, lo Stato giustifica alte imposizioni fiscali (anche sulla semplice proprietà immobiliare) con l'assunzione di responsabilità nella sicurezza dei cittadini, trasferendo insieme alle risorse economiche (ad esempio non sono deducibili le spese per vivere e per curarsi), anche le specifiche responsabilità, dall'individuo alla comunità.

 

Passiamo ora da un diritto dell'individuo ad uno del cittadino (anche se in italia non c'è questa differenza), ovvero quello all'assistenza sociale.

Questo post pretenderebbe una specie di obbligo dell'individuo ad adeguare il proprio immobile contro il sisma. Scordandosi che trattasi di sforzo economico non sostenibile dalla maggior parte dei proprietari immobiliari (non scordiamoci che fino al 2005, le norme tecniche informavano gli ingegneri che i territori soggetti a sisma erano pochissimi. E fino al 1974, semplicemente nessuno). Ora, quando un cittadino (non un individuo qualunque che passa per il paese) non ce la fa a tutelare la propria salute e sopravvivenza, la comunità dovrebbe aiutarlo (istinto di solidarietà, chiamato "assistenza sociale"). E qui abbiamo un altro problema:

- l'assistenza sociale, in questo paese, è impostata sul contributo a perdere (a chiunque) anziché sul finanziamento agevolato (tipo prestiti d'onore). Perciò, è soggetta, oltre che a ruberie, abusi e sprechi, anche ad insufficienza di fondi.

 

Penso che tutte le proposte dibattute in questo post siano del tutto inutili se prescindono dalle condizioni giuridico-istituzionali di questo paese, che ho qui descritto.