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Il terremoto, la ricostruzione, il populismo.

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Zone Sismiche Emilia.  

Di questo aspetto si è occupato questo documento del'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia https://ingvterremoti.files.wordpress.com/2013/03/2012_03_05_stucchi_et_al.pdf

"Dal 2003 l’area è classificata, mediante Decreti Regionali, prevalentemente nella zona sismica 3, convenzionalmente chiamata “terza categoria” (Figura 2; DGR Emilia-Romagna n.1435 del 21/07/2003, DGR Lombardia n.14964 del 7/11/2003, DGR Veneto n.7 del 3/12/2003). Si noti che le aree classificate nel 2003 sono le stesse che un apposito Gruppo di Lavoro aveva proposto per essere classificate fin dal 1998, in un documento pubblicato nel 1999 (Gruppo di Lavoro, 1999). Le informazioni di cui sopra sono pubblicate e pubbliche, contenute in Atti ufficiali di Stato e Regioni; pertanto, devono essere ritenute conosciute da tutti e, in particolare, da chi ha competenze amministrative o si trova comunque a operare nel settore della gestione del territorio e della progettazione."

Se è noto, tra gli addetti ai lavori, che una certa intensità sismica e' attesa, il fatto che le leggi ancora non obblighino ad adeguare gli edifici, non implica (specialmente in un paese dove la PA reagisce con l'inefficienza ed i ritardi irresponsabili a tutti noti)  che si possa comunque ignorare questa informazione quando si redige un progetto.

Un professionista, in ogni campo, non dovrebbe limitarsi ad assolvere gli obblighi di legge: questo è il minimo obbligatorio. Per questo tipo di progettazione basta un elaboratore elettronico che applichi senza ragionare, quanto stabilito dalle norme. Ed a quel punto, un professionista vale l'altro. La differenza la fa chi studia il problema, non limitandosi eclusivamente ad eseguire quanto prescritto, ma redigendo un progetto che sfruttando la competenza e l'esperienza dell'autore, esaudisca le richieste del committente, ovviamente rispettando le leggi e le norme in vigore.

In Emilia sono crollati capannoni in cui le travi erano semplicemente appoggiate ai pilastri, senza alcun ancoraggio. Mentre altri capannoni costruiti nelle stesse aree hanno visto crepe nei muri, ma la loro struttura portante non è risultata danneggiata. Eppure erano tutti stati costruiti rispettando le stesse norme.

È importante notare che molti danni sono stati provocati dal fenomeno della "liquefazione di terreni sciolti in falda" A prescindere dalla massima accelerazione prevista, la possibilità della presenza di questo problema era facilmente verificabile con una prova (spt) che costa meno di 500 euro. Evidentemente un gran numero di consulenti, progettisti, committenti e così via non se ne era preoccupato. Il problema, invece, si e' manifestato ed ha provocato danni. Per dire, sul Cestelli Guidi (1987) su cui ho (GB) studiato a suo tempo, c'era la fotografia degli edifici ribaltati di Nijgiata del 1964. Ed è spiegato di che si tratta. Se mi trovavo terreni granulari in falda, io una verifica la facevo anche se non era imposto dalle norme, e la passavo al progettista.

Sulla questione "costruzioni che rispettino le norme"

Cosa implica l'osservazione con abbiamo chiuso il paragrafo anteriore? Implica che esiste una responsabilità civile (del consulente, progettista, costruttore) ad offrire servizi adeguati agli standard professionali attesi. Esiste una nozione di negligenza ed esiste una nozione di adegauta professionalità che va applicata in queste come in altre istanze. Basta fare l'esercizio piuttosto banale di provare ad applicare un tale criterio formalistico e bizantino (in questo paese sembra non esserci proprio scampo ...) ad altre professioni: quella dell'avvocato, del medico, del commercialista ... A meno di richiedere la creazione del super grande fratello che non solo controlla ma anche stabilisce ogni singolo atto si debba compiere è ovvio che limitarsi alla pura lettera di ciò che la legge prescrive(va) per stabilire la negligenza è semplicemente suicida. Anche perché in Italia la legge arriva sempre dopo e tutti lo sanno.

Sul paradosso "Colosseo, monumenti e centri storici" che sembra divertire ed eccitare tanti ma che è, invece, banale torneremo in commento ad hoc. 

Se un edificio strategico (tipo quelli crollati in Agosto, vedi sotto) deve mantenere la sua funzionalità anche in caso di sisma, i danni che può subire sono forzatamente limitati. Non è quindi una impossibilità tecnica, quella che forza a decidere se costruire o meno un edificio in grado di subire danni minimi (è possibile farlo ed è stato fatto, lo si fa perfino in Italia, non solo in Cile, Giappone e Nuova Zelanda). Sono scelte di correre o meno un rischio, scelta personale del proprietario dell'immobile, le cui conseguenze non possono ricadere sulla collettività.

Bisogna quindi intendersi su cosa siano i "danni minimi a cui potrebbe provvedere una copertura assicurativa": secondo me (GB) non devono interessare le strutture portanti che non devono perdere la loro resistenza e non devono provocare crolli di muri e solai.

Una ulteriore considerazione: Se viene pubblicata una nuova normativa che identifica meglio il pericolo sismico di un'area, il non rinforzare il patrimonio immobiliare non e' giustificabile invocando il fatto che non era in vigore una legislazione che lo imponesse al momento della costruzione. Perché in questo caso si giustificherebbe la mancanza di investimenti sulla sicurezza del patrimonio immobiliare storico o antico. Che invece si ritengono appropriati e dovuti (rimandiamo di nuovo al commento specifico ma ci sembra serva solo un minimo di senso comune e pragmatismo al posto della battuta ebete per cogliere il punto). E si scaricherebbero, ancora, le conseguenze della decisione di non adeguare gli edifici sulle spalle della collettività e si parla di più della meta' degli edifici in Italia.

Sulla bufala "Ad Amatrice e paraggi le norme erano state rispettate"

Impressiona leggere certe affermazioni su nFA. Ma tant'è. In ogni caso, basta cercare:
 
http://www.lastampa.it/2016/08/29/italia/cronache/ospedali-scuole-e-caserme-gli-edifici-che-dovevano-resistere-VSF4PSMbtB6o2Kab0GI8zM/pagina.html

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2016-08-28/crolli-sospetti-inchiesta-anche-ad-ascoli-104928.shtml?uuid=ADKEVABB

http://www.iltempo.it/cronache/2016/09/03/news/lavori-fatti-male-pioggia-di-esposti-anonimi-1018661/

http://video.repubblica.it/dossier/terremoto-26-ottobre/giu-il-palazzo-rosso-di-amatrice-mio-padre-lo-costrui-bene-allora-non-c-era-antisismica/257016/257270

 www.google.com/webhp?sourceid=chrome-instant&ion=1&espv=2&ie=UTF-8#q=istat%20giorgio%20alleva%20terremoto%20rischio%20integrazione

Si può ovviamente continuare ad libitum ma è sufficiente l'uso del senso comune. Quindi, please, lasciamo stare.

La grande questione economica nazionale 

La risposta qui è forse non soddisfacente perché non siamo certi di comprendere cosa KFH abbia precisamente in mente.

Condividiamo che la funzione dell'assicurazione privata sia quella di coprire le spese che descrivi: o ben le "minori" che comunque un terremoto causa anche se l'edificio è a norma e l'intensità del terremoto uguale o minore alla prevista o ben quelle dovute all'evento eccezionale di un terremoto
superiore al max previsto.

Cosa succede, chiede KFH , quando si prova ad introdurre l'assicurazione privata "obbligatoria" (fra virgolette, perché si puo' obbligare ad un'assicurazione irrisoria che non copre niente come ad un'assicurazione che copre anche l'impossibile ...) viene introdotta in un contesto in cui quasi tutte o la grande maggioranza delle case sono a rischio perché violano la normativa (nel senso proprio da noi sopra descritto) in essere?

Buona domanda, e la risposta è parzialmente ovvia: SE il numero di compagnie assicurative che possono offrire assicurazione è piccolo non ci sarà mercato perché si trovano ad assicurare rischi correlati: se crolla una crollano tutte. In questi casi si paga lo scotto di decenni di violazione delle regole eccetera. Questo non implica, però, che sia obbligatorio lasciar stare tanto non c'è soluzione.

Le soluzioni pratiche ci sono, per imperfette che siano. Nello specifico italiano, ecco alcune idee non impossibili da realizzare, se c'è la volontà politica ovviamente.

a) Aprire mercato assicurativo cercando di far entrare altre compagnie che hanno rischi non correlati (assicurano case in Olanda da inondazioni o in Francia da esplosioni centrali nucleari, per dire)

b) Notare che se il terremoto è nelle marche forse non è in veneto o sicilia, quindi se ogni compagnia differenzia il rischio territorialmente forse il tempo per recuperare, via premi, il rischio di ogni località esiste perché non tutti i terremoti accadono sempre su tutto il territorio nazionale

c) Imporre, e questo è chiave, processi di adeguamento del patrimonio. Questo lo stato dovrebbe fare. Quando hai fatto disastri per decenni ovviamente devi pagare un periodo di transizione costosa, non c'è dubbio. Usassero incentivi calibrati per questo, ci starebbero tutti.

d) I premi assicurativi iniziali sarebbero di certo maggiori di quelli che ci si potrebbe attendere in una situazione normale, dove gli edifici sono in gran parte adeguati a norme. Da questo temo non si possa sfuggire, e con questo si torna alla situazione di partenza: gli errori del passato si pagano.

e) Aggiungerei che, nella situazione che descrivi, sarebbe economicamente ragionevole che lo stato facesse da ri-assicuratore per le compagnie. Come ad esempio in Giappone ... Complicato, perché apre la porta a ogni tipo di moral hazard e "capture" del riassicuratore pubblico ma, almeno in teoria, la cosa ci sta: per 10, 15, 20 anni sino a quando non stabiliamo di aver raggiunto una situazione di
normalità lo stato funziona da riassicuratore delle compagnie private che assicurano un rischio che è maggiormemente correlato, quindi difficilmente sostenibile da compagnie private con capitale illimitato.

Nessuno di questi aggiustamenti è, di per se, finale e perfetto. Tutti assieme possono permettere di uscire dall'assurda situazione attuale.

Gibbo e Michele

P.S. È tardi ed anche noi due dobbiamo lavorare talvolta. Sulle altre osservazioni, francamente meno cogenti, torneremo domani ignorando, ovviamente, quelle del tutto facete.

Se lo stato deve fare da riassicuratore, dov'è l'efficienza di questo sistema rispetto ad un fondo pubblico finanziato tramite tassazione immobiliare ad hoc eventualmente calibrata sul grado di rischio sismico?

In un sistema privato con garanzia pubblica:

- se l'assicurazione è facoltativa c'è un problema di selezione avversa enorme, a cui si somma l'azzardo morale

- se l'assicurazione è obbligatoria - vedi RCA - il sistema assicurativo italiano è più che portato a creare un cartello (e questo non lo dico io ma l'antitrust). E se fanno un cartello per l'RCA, pensate cosa possono fare in un mercato a zero rischi per l'assicurazione (visto che lo stato riassicura).

Un sistema unicamente privato invece molto difficilmente sta in piedi: se un terremoto distrugge una media città di 100.000 abitanti (e non qualche paese di montagna) nessuna assicurazione ha le spalle abbastanza larghe per pagare i danni, indipendentemente dal grado di diversificazione territoriale che riesce ad avere. Questo più quanto sopra su selezione avversa.

Ah, l'Europa non è un territorio normalmente sismico - noi siamo l'eccezione. Non è che le assicurazioni francesi o tedesche (ovviamente dobbiamo restare dentro l'UE) hanno expertise o capacità nel settore. E comunque un terremoto normalmente fa danni nell'ordine di miliardi o decine di miliardi di euro: dubito che anche una o più grandi assicurazioni europee resterebbero in piedi senza riassicurazione statale.

Insomma, se non è questo un fallimento di mercato!

Nota: divido la risposta in due diversi post. Questo contenente i punti in cui sono in disaccordo ed il successivo con i punti di accordo da sviluppare.

 

Zone Sismiche Emilia & Sulla questione "costruzioni che rispettino le norme"

Scusate se in prima lettura forse non ho colto il punto dell'intervento. Mi sembra che il cuore del Vs. ragionamento possa essere da questo paragrafo (correggetemi se ho frainteso):

Se viene pubblicata una nuova normativa che identifica meglio il pericolo sismico di un'area, il non rinforzare il patrimonio immobiliare non e' giustificabile invocando il fatto che non era in vigore una legislazione che lo imponesse al momento della costruzione. Perché in questo caso si giustificherebbe la mancanza di investimenti sulla sicurezza del patrimonio immobiliare storico o antico. Che invece si ritengono appropriati e dovuti (omissis). E si scaricherebbero, ancora, le conseguenze della decisione di non adeguare gli edifici sulle spalle della collettività e si parla di più della meta' degli edifici in Italia.

Nonostante sul caso Emilia Romagna ritengo siate in parte in errore, non voglio annoiarvi ribattendo i singoli punti. Ritengo piuttosto che sia più proficuo per tutti trovare un modo per uscire da questo problema. Cerco di rappresentarvi come può essere complicata la faccenda con una storiella che vorrebbe chiarire quanto l'inadeguatezza del corpus normativo tecnico, non solo pregiudica il proprietario/committente ma di fatto può essere all'origine della situazione che voi stessi denunciate.


Un imprenditore vuole realizzare alcuni immobili da vendere, chiede ad un professionista un progetto strutturale. Il professionista redige il progetto secondo i migliori criteri di cui è a conoscenza, lo presenta al committente il quale nota un poderoso aumento dei costi, chiede spiegazioni e gli viene risposto che, ritenendo il rischio sismico probabile per quella zona, nonostante la norma lo neghi, si è proceduto il quel modo.
– Cosa succede ora? Mi è facile continuare, perché mi è capitato.– Il committente si rivolge ad altri, tanto prima o poi si troverà qualcuno che ritenga che per questo tipo di progettazione basta un elaboratore elettronico che applichi senza ragionare, quanto stabilito dalle norme. (Sassolino nella scarpa!)
La mia storia (di progettista) finisce qui, quella dell'immobile invece continua: lo costruiscono, lo collaudano ed il Comune concede l'abitabilità. Con queste garanzie lo acquista una famiglia che per farlo accende un mutuo.
Cambiano le norme ed il capo famiglia, con l'avvedutezza che gli assegna il codice civile, si interessa per procedere se non all'adeguamento almeno al miglioramento di casa sua. Magari tornando proprio dall'ingegnere cui era stato rifiutato il progetto. – Mi piace romanticamente pensarlo.–

L'importo dei lavori è di gran lunga superiore a quanto sarebbe costato farlo in costruzione, un ordine di grandezza almeno. Il buon padre di famiglia vorrebbe farlo, ne avverte l'importanza, ma non ha sufficiente disponibilità economica; non ha accesso ad altro credito (ha già un mutuo da pagare!) e non può nemmeno alienare l'immobile: chi glielo compra in quelle condizioni? Si informa per avere almeno una assicurazione, ma nessuno assicura casa sua.

La storia sembra già drammatica così, ma il destino – cinico e baro – non si accontenta. Arriva un terremoto. Fortunatamente la famiglia è altrove: sono tutti salvi, ma la casa no, è distrutta con tutto quel che contiene.

La famiglia si trova ora senza più nulla e con un debito da pagare. Cosa può fare? Pensano di prendere un avvocato e fare causa: al costruttore, al progettista, al direttore dei lavori, al collaudatore e perfino al dirigente comunale che ha dato l'abitabilità. Qualcuno dovrà rispondere!Sono decisi, a costo di fare altri debiti. Un amico avveduto gli però fa notare che nessuna delle figure sopra ha violato alcuna norma. Ai tempi della costruzione la casa era perfettamente in regola.

La storiella potrebbe essere adattata ad altri mille casi, dall'immobile ricevuto in eredità e ristrutturato con norme che poi si sono addirittura rivelate dannose per l'edificio, all'edificio vincolato dalla Sopraindendenza. In quest'ultimo caso e in particolare vorrei tornare su un Vs. passaggio

Sul paradosso "Colosseo, monumenti e centri storici" che sembra divertire ed eccitare tanti ma che è, invece, banale torneremo in commento ad hoc.

La questione dal punto di vista tecnico non e' affatto banale, credetemi. Parliamone volentieri in un commento ad hoc.

Sulla bufala "Ad Amatrice e paraggi le norme erano state rispettate"

Impressiona leggere certe affermazioni su nFA. Ma tant'è. In ogni caso, basta cercare 

Preciso che non ho mai pensato, ne scritto una cosa del genere e riporto quanto scritto a riguardo

Nella maggior parte dei casi, per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati prima dell'entrata in vigore delle norme, dette norme non erano state violate.

Per tutti gli edifici costruiti o ristrutturati dopo l'entrata in vigore delle norme dovrebbero essere iniziate le necessarie indagini. Sono a conoscenza di diversi casi in cui persone sono iscritte nei registri degli indagati per queste ragioni. Che poi nessuno abbia ancora pagato per questo non e' un problema tecnico, rientra nella amministrazione della giustizia italiana (non dell'esecutivo).

Grazie per la pazienza ed il tempo che mi avete dedicato nelle Vs. risposte

è prob. anche assicurato.. E una delle possibili soluzioni è proprio questa (una di quelle concrete...) Mutuo con assicurazione contro eventi sismici per le zone interessate( o tutte, cn premio agganciato alle probablità come sempre..) obbligatoria. Ad ogni passaggio di proprietà chi compra è cmq. obbligato(o tramite finanziamento o privatamente) ad assicurare l'immobile. E gradualmente risolvi.

Lei mi piace molto Ing., le invidio una pazienza che io ho perso da tempo.

Ciao KFH,

Mi interessava capire come secondo te finisce la vicenda della famiglia, narrata nel tuo commento.

Mi spiego meglio: nell'Italia di oggi, la casa gliela ricostruisce lo Stato o si dovranno arrangiare altrimenti (magari solo con un modesto contributo pubblico)?

In pratica ciò che viene paventato nel post (lo Stato che paga tutto e tutti) è quello che accade nella realtà?

Grazie per l'eventuale risposta,

Alessandro

ribadisco

B. Sandrone 1/12/2016 - 18:43

Colgo l'opportunità dell'aneddoto per ribadire il concetto espresso nel mio precedente commento:

"La mia storia (di progettista) finisce qui, quella dell'immobile invece continua: lo costruiscono, lo collaudano ed il Comune concede l'abitabilità. Con queste garanzie lo acquista una famiglia che per farlo accende un mutuo."  

Se il buon padre di famiglia fosse stato informato in modo semplice e comprensibile del rischio al quale era sottoposto l'immobile probabilmente avrebbe avuto modo ex-ante di investire meglio i suoi soldi. Una mancanza di informazioni gliela ha negata. Tutti questi soldi per una casa 'in classe sismica B'?!

Riprendendo la sua storiella che trovo sensata, ho una visione po' diversa:

A causa della mancanza d' informazione e in parte per il moral hazard, il mercato non prezza il rischio terremoto, quindi il committente non vede il valore aggiunto nel costruire una casa antisismica, poiché si troverebbe o con minor margine o con la casa invenduta, il padre di famiglia invece o non sa ancora che è una zona sismica di un certo grado o se ne frega, quindi quando acquista la casa non rappresenta un  valore aggiunto per lui: è lui il mercato. Il progettista e il committente fanno il loro dovere se rispettano la legge vigente al momento.Ad un certo punto veniamo conoscenza che ci sono dei rischi che prima non consideravamo, ma che erano presenti, sarò cinico ma:

-il padre di famiglia ha comprato un asset che ha perso valore.

-non ha capitale per mettere mano all' immobile.

-può vendere l' immobile a qualcuno con capitale, prima che il suo valore diventi 0 perderà dei soldi ma al meno non tutti.

 

Non credo possiamo farci carico delle scelte individuali di ognuno, a nessuno piace aver comprato qualcosa che perde valore, ma succede e bisogna essere consapevoli di questa possibilità, pensiamo alle subordinate o anche al lamento dei nimby. Comunque la mettiamo il valore di questi immobili costruiti in zone a rischio non è più quello di una volta. Non ho intenzione di sminuire il dramma, nessun sta dicendo di abbandonarli a se stessi, però iniziamo a venirci incontro e trovare una soluzione che non richieda troppo supporto economico da chi questi rischi, per fortuna o per raziocinio, non li ha presi, certo il problema è molto grande non lo metto indubbio e rimane fondamentale passare anche attraverso il punto c) del commento di Boldrin.

d'accordo

B. Sandrone 2/12/2016 - 13:56

D'accordo con te.

Anzi, grazie per avere trovato il tempo di esprimere con il linguaggio dell'economia ciò che intendevo. Ribadisco ulteriormente:

  1.  Il padre di famiglia può sapere che il suo territorio è 'zona sismica' ma siamo sicuri che vi sia la reale percezione del rischio? Un indicatore sintetico di rischio sismico dell'immobile è fondamentale per il decisore non tecnico.
  2. Che la casa sia 'in classe sismica' A,B,C,D... G lo capiscono tutti
  3. * cioè è un passo sostanziale verso la prevenzione, incentivando l'attore economico ad agire in modo desiderabile: perchè comprare una edificio che costa di più?
  4. Perchè
  5. a) protegge maggiormente la mia vita ed il l'investimento
  6. b) conserverà un valore nel tempo
  7. c) assicurazioni e riparazioni costeranno meno
  8.  * l'effetto collaterale è - si può immaginare - un deprezzamento dei valori degli immobili esistenti  rispetto ai nuovi.
  9. In questo senso tutti i proprietari di immobili hanno da perdere qualcosa. Rendere un indicatore di rischio obbligatorio, anche solo per edifici di nuova costruzione però è un primo passo verso il cambiamento della mentalità e potrebbe, al prossimo terremoto, tra 10,20,50 anni, contribuire a salvare vite
  10. http://www.protezionecivile.gov.it/jcms/it/descrizione_sismico.wp?pagtab=2

Nota: in meno di un giorno 5 interventi sulla “Pars Destruens” e nessuno sulla “Pars Construens”, sapevo che la narrativa ha più successo della saggistica, ma non immaginavo che la storiella calamitasse tutta l'attenzione. Che debba provare a scrivere una storiella ambientata nel futuro?

@ ">Sig.Ernesto: A quanto capisco, conviene anche lei sulla necessità di una assicurazione obbligatoria, poco importa se legata ad un mutuo o stipulata in prima persona dai proprietari. Attenzione però! A mia conoscenza fino a poco tempo fa gran parte delle polizze escludevano esplicitamente il rischio sismico, sia quelle dei mutui che le Polizze Globali Fabbricato. Ma su questo è meglio interpellare qualcuno esperto di assicurazioni.

@ ">Alessandro: Per finire la storia narrata posso basarmi sui fatti di cui sono a conoscenza (senza giudicarli). Per il terremoto del 24 agosto, come hanno scritto Boldrin e Bonaga in questo articolo: si prevede un contributo del 100% nelle aree colpite per le prime e le seconde case.

Quanto al passato, la ricostruzione all'Aquila (2009) non è mai decollata veramente finché il decreto Barca non sbloccò i fondi alle seconde case. Dell'Emilia (2012) non ho conoscenza diretta di come è andata, mentre ricordo che per Salò (2004) c'era una distinzione più articolata di livelli di finanziamento.

Posso anche dirti cosa sarebbe successo in Giappone. Alcune persone, soprattutto anziani nelle zone rurali, non riescono ad assicurare la loro abitazione perché risulta non conforme alle norma vigente, e probabilmente ritengono che l'investimento per metterla a norma sia oneroso rapportato alla loro aspettativa di vita. - Sì, succede anche lì!

Quando arriva il terremoto che la distrugge il governo fornisce una abitazione pubblica più un rimborso forfettario pari a circa 10'000 EUR (se non ricordo male). Solitamente riescono a vendere il terreno e a ricavarne un fondo che accantonano.

Ripeto, solo fatti, nessun giudizio.

@B. Sandrone @ottoking

La storiella del buon padre di famiglia parla del passato che non vorremmo si ripetesse. Se là non c'era nemmeno una norma che definiva le zone sismiche, figuratevi se era pensabile fare una classificazione sismica.

Ricordo che solo di recente le ristrutturazioni antisismiche sono state ammesse agli sgravi fiscali (tipo 65%), mentre da oltre dieci anni esistono per il risparmio energetico. Risultato: case crollate ma con cappotti, serramenti, caldaie e pannelli solari nuovi di zecca.

Per il futuro (vedi Pars Construens) sono d'accordo: è necessario introdurre un sistema di classificazione oggettivo e chiaro, forse affiancandolo con una progressiva introduzione delle assicurazioni obbligatorie.

Tutte le ciance sin qui spese non sono che un tentativo di capire quali ostacoli hanno finora impedito che questo avvenisse con l'intento, se possibile, di raccogliere idee affinché tali ostacoli vengano finalmente rimossi.

La grande questione economica nazionale

Su questi punti [a) - e)] sono d'accordo al 100%.

Mi spingerei oltre azzardando una proposta, con la consapevolezza di poter dire baggianate, visto che esco dal mio campo.

 

Il passaggio in toto ad un sistema assicurativo obbligatorio sul rischio sismico potrebbe generare problemi in fase di avvio. D'altro canto, l'introduzione progressiva di un regime assicurativo privato potrebbe aiutare a rendere più rapido ed efficiente il processo di ricostruzione, favorendo altresì una suddivisione del rischio che non ricadrebbe più solo sui cittadini e sullo Stato.

Se a questo si aggiunge l'intenzione del Governo di dare avvio ad un progetto poliennale di ampia scala per la messa in sicurezza del territorio [c.d. Casa Italia], viene spontaneo pensare che questo è il momento giusto anche per pianificare una possibile soluzione per la assicurazione privata dei danni da sisma, sul modello di altri paesi (U.S.A., NZ, Giappone). Non voglio entrare nel merito assicurativo delle soluzioni usate all'estero e mi limito a porre la questione della modalità con cui passare ad un ipotetico nuovo sistema.

Poniamo che il Governo dia avvio (come promesso) al rinnovamento delle aree più a rischio offrendo ai cittadini interessati incentivi sotto forma di sgravi fiscali o altre agevolazioni. Questa fase potrebbe essere cruciale anche per il cambio di sistema di assicurazione del rischio.

Mi spiego. Se dal momento che un nuovo edificio viene ultimato, o uno esistente viene adeguato si procedesse a renderne obbligatoria l'assicurazione (privata), verrebbero molti degli ostacoli che questo passaggio comporta. Ricordo infatti che anche gli edifici a prova di sisma più moderni subiscono danni che devono essere riparati e possono persino essere completamente compromessi, a patto che non mettano in pericolo le persone che vi abitano. Per questo tali soluzioni assicurative sono comuni  anche il California, NZ, Chile e Giappone. Allo Stato resterebbe solo la copertura del rischio ultimo, ovvero un terremoto che supera le prescrizioni normativa che lo Stato medesimo fissa - e che le assicurazioni private normalmente escludono.
Gli edifici che hanno subito solo un miglioramento meriterebbero una discussione a parte.

Per non introdurre sperequazioni tra un cittadino con una casa nuova (o adeguata) e assicurata ed uno il cui rischio è ancora in capo allo Stato, il premio dovrebbe essere completamente detraibile e la polizza esentata da imposte per l'assicurato. Chi paga una assicurazione di tasca sua non “grava” sullo Stato per i rimborsi, quindi non è corretto che su questo venga tassato. Tale regime fiscale dovrebbe essere garantito sino alla messa in regime del nuovo sistema (uno-due decenni) per tutti gli immobili di qualunque zona sismica.

Non saprei valutare i costi ed i benefici per lo Stato, suppongo però che la ripartizione del rischio, oltre ad una maggiore tempestività dei finanziamenti e allo snellimento delle procedure sarebbero un vantaggio per i cittadini colpiti da calamità e per tutti i contribuenti in generale.

Le assicurazioni godrebbero invece di una platea di assicurati crescente e con livelli di rischio da "paese avanzato" ed i cittadini non avrebbero ragione per evitarne il pagamento delle polizze vista la detraibilità, salvo colpose omissioni.

 

Il lavoro chiama anche me. ;-)

Una qualche tipologia di copertura assicurativa è sicuramente necessaria. Trovo però che se ne sottovalutino i costi per il cittadino, almeno nel breve termine.

Anche la sola valutazione del rischio, se fatta 'su misura' del fabbricato e non su base statistica (tipo RC auto) è relativamente onerosa. Diverse cmpagnie potrebbero inoltre stimare la vulnerabilità in modo sostanzialmente diverso, vista l'arbitrarietà di alcune valutazioni. Cosa ne pensa?

Sarebbe auspicabile l'introduzione di una classificazione oggettiva e chiara degli edifici esistenti; affiancandola con una progressiva introduzione delle assicurazioni obbligatorie. Realizzare il secondo punto senza il primo risulterebbe oltremodo difficile. Questa soluzione potrebbe coprire l'intero spettro di casi sia di edifici nuovi che esistenti.

Più nello specifico, il primo passo potrebbe partire dagli edifici nuovi o adeguati, gli standard da rispettare in questo caso sono quelli già fissati per legge, quindi:

  1. A1) non vi sarebbe (quasi) nessun onere nella valutazione dei danni attesi per i livelli di rischio associati ai diversi tempi di ritorno attesi per eventi catastrofici (tra ingegneri si direbbe: per ciascuno Stato Limite), perché questi sono un dati di uscita del progetto di costruzione o di ristrutturazione;
  2. A2) non si pone il problema di costruzioni con performance scadenti, dato che questi interventi devono essere realizzati secondo gli standard correnti e la catena di responsabilità è chiaramente identificata (progettista, esecutore, collaudatore...);
  3. A3) a partire dai danni attesi per ciascuno Stato Limite è possibile valutarne il costo associato (expected loss), che immagino possa servire all'assicurazione per valutare il premio della polizza, - correggetemi se sbaglio.

 

  1. Allargando la valutazione della vulnerabilità a tutto il patrimonio edilizio esistente:
  2. B1) le procedure di analisi e di valutazione devono essere oggettive e condivise, attraverso apposite specifiche tecniche;
  3. B2) le valutazioni dovranno essere eseguite per ciascun edificio, al limite su tipologie omogenee in quartieri urbani costruiti in serie (con limitate verifiche puntuali);
  4. B3) nel caso di aggregati complessi, come i centri storici, tali valutazioni debbono essere estese all'intero aggregato.

e poi?

giovanni federico 6/12/2016 - 00:46

Ipotizziamo che si accerti che un edificio del Cinquecento è altamente vulnerabile. Come si prezza il valore - e quindi come si decide l'assicurazione (presumo obbligatoria)? Col costo di una costruzione analoga moderna con criteri antisismici? Col costo di una costruzione simile falso antica? Oppure si impone ai proprietari di adeguare alle norme antisismiche moderne (se tecnicamente possibile)? Se non hanno i soldi, li forziamo a fare un mutuo? Li espropriamo?

Any idea?

Il mio pensiero: Classificazione di rischio sismico (vulnerabilità per esposizione) da rendere progressivamente obbligatoria per tutti gli immobili.

E' uno strumento conoscitivo fondamentale per il cittadino e per il decisore in generale, quale può essere il caso di una assicurazione.

Detta classificazione può essere condotta in due modi.

a) con valutazioni speditive per immobili di 'recente' costruzione. Questa deve essere molto a favore di sicurezza e mai permettere di superare un certo indicatore di performance o rischio* (i.e. al massimo classe 'B', pure se edificio di nuova costruzione perfettamente conforme alla norma)

b) con indagini approfondite. Ricadono in questa fattispecie immobili esistenti di non recente costruzione oppure immobili nuovi che vogliano aumentare il loro valore di mercato certificando un rischio sismico sostanzialmente inferiore i requisiti di legge o una performance sostanzialmente migliore (p.e. progettato per non danneggiarsi sotto l'azione di un sisma pari a quello di legge).

In questa sede, per edifici che mostrino alta vulnerabilità è importante che vengano indicati e giustificati interventi con alto rapporto benefici costi, anche con una prima quantificazione degli stessi, per permettere almeno di salvaguardare la vita degli occupanti.

 

Ricadute della classificazione sull'assicurazione

Gli immobili -poniamo- della classe sismica 'B' o migliori, devono poter vedere assicurata una somma necessaria ad eventuale ricostruzione totale (assai improbabile) o ripristino totale. Qui si può apprezzare la differenza in termini di premio assicurativo per ha deciso -liberamente- di costruire e certificare performance superiori alla norma.

Per il patrimonio esistente per il quale si constati una alta ed altissima vulnerabilità** si può vedere assicurato un controvalore figurativo o d'uso, magari non sufficiente alle spese di riparazione nè di ricostruzione, ma commisurato a necessità abitative post sisma. Gli abitanti di questi immobili sismicamente insicuri, si trovano quindi un valore di mercato sostanzialmente inferiore a prima. Suppongo questo sia il vero motivo politico che ha sempre bloccato normative di questo tipo. In cambio però:

1) possono accedere a suddette polizze assicurative che coprono necessità materiali ed abitative a prezzi calmierati o con corpose detrazioni fiscali. I.e. in caso di sisma non bisogna aspettare l'intervento dello stato, se e quando arriva.

2) se l'immobile vulnerabile non è di interesse storico-artistico elevato vengono rilassati vincoli di qualsiasi natura per abbattimento e ricostruzione, anche con bonus volumetrico che possa fornire incentivo (da lasciare ai comuni, sempre e comunque senza occupare nuovo suolo). Penso alle città con prezzi al metro quadrato molto elevati e patrimonio immobiliare post WWII.

3) Lo stato può concorrere al miglioramento sismico con contributi a parziale copertura di immobili privati che ritiene di forte\fortissimo interesse storico-artistico, purchè vengano almeno in parte resi accessibili al pubblico. Per questo si potrebbe pensare anche all'impiego di fondi europei.

Ogni punto meriterebbe volumi di approfondita discussione, io metto solo un po' di carne al fuoco.

Mi rendo conto che in tutto questo è di importanza sostanziale la quantificazione di contributi, entità delle polizze e del rischio, che richiede competenze assai multidisciplinari.

 

In sintesi: se sei stato informato correttamente ed in modo comprensibile di avere un immobile altamente vulnerabile non hai voluto procedere a valutazioni più approfondite E  hai deciso di non stipulare una assicurazione agevolata e di importo modesto, allora si può iniiare a parlare di moral hazard, rimanendo comunque la questione assai complicata e ricca di specificità che purtroppo si concretizzano sulla pelle delle persone.

 

 

* ci sarebbe da discutere anche di questo ma per ora concedetemi di confondere i concetti e legare strettamente performance -qualunque cosa significhi- e rischio. Ovvero 'performance' o prestazione elevata corrispondono a rischio basso.

** se abitassi in un edificio di classe sismica 'G', qualche domanda me la farei, pur senza creare inutili allarmi

C'è una questione di fondo da risolvere prima di entrare nel dettaglio delle proposte, alcune delle quali sono molto interessanti.

Classificazione di rischio sismico (vulnerabilità per esposizione) da rendere progressivamente obbligatoria per tutti gli immobili.

Nel momento stesso in cui lo Stato obbliga ad accertare che un immobile è intrinsecamente insicuro, quali strumenti mette in campo per gestire le conseguenze che questo comporta?

Mi spiego. Se l'edificio è insicuro il Comune dovrebbe togliere immediatamente l'agibilità, succede dopo un terremoto oppure dopo un incendio o una fuga di gas, quando i VVF accertano che l'immobile è privo dei requisiti minimi di sicurezza.

Questa operazione non è priva di conseguenze: le utenze debbono essere interrotte, sicuramente quella del metano (riscaldamento) [Decr. n. 37 22 gennaio 2008]. Solitamente i Sindaci procedono con una ordinanza di sgombero.

Anche allentando vincoli normativi, e supponendo che poi qualcuno si assuma queste responsabilità, l'introduzione di un obbligo di questa portata (classificazione o assicurazione) deve essere accuramente pianificato.

Al contrario, se queste iniziative fossero lasciate alla buona volontà di ciascuno, sarei dubbioso circa la loro efficacia. Sarebbe un po' come certe persone che non vanno dal medico per paura che gli possa dire di mettersi a dieta o di smettere di fumare. Fin qui nessun problema, ma se la casa di uno che "non vuole smettere di fumare" crolla su quella del vicino che l'ha appena adeguata sismicamente?

P.S. Era un esempio, non se la prendano i fumatori!

Nel momento stesso in cui lo Stato obbliga ad accertare che un immobile è intrinsecamente insicuro, quali strumenti mette in campo per gestire le conseguenze che questo comporta?

 Le questioni qui sono sottili e spinose. Non sono d'accordo che l'alternativa sia tra fare finta di non vedere e pagare l'adeguamento a tutti (mi perdoni la sintesi brutale)

'Sismicamente insicuro' non significa di per sè crollo incipiente, come 'di classe energetica G' non significa che stai al freddo d'inverno.

Il paragone è forzato ma è fisologico che il confronto tra tecnologie (e risorse) di oggi e di 40 anni fa possa risultare impietoso, soprattutto per certi tipi di edilizia.

Il risultato è però relativo: oggi sappiamo fare molto meglio, non ti sta per cadere la casa in testa. Magari speriamo che non si verifichino terremoti.

Nuovo paragone, ancora legato al mondo dell'auto, io la vedo così:

https://www.youtube.com/watch?v=joMK1WZjP7g

Non è che per tranquillizzare i possessori di Chevrolet Bel Air 1959 evitiamo di fare crash test.

Dal punto di vista tecnico dirò una cosa che molti colleghi (ingegneri) potrebbero considerare eterodossa: un edificio del 1500 che non abbia subito nel tempo interventi di trasformazione eccessivi o non sia stato privato a lungo della necessaria manutenzione, probabilmente non sarà (altamente) vulnerabile, come si è sovente portati a credere.

Non sto' ad annoiarvi con le questioni tecniche, vi faccio solo notare che, nelle condizioni citate sopra, la storia ha già messo quella costruzione a confronto con diversi eventi sismici: quindi se è arrivato intatto sin qui probabilmente non sarà messo così male. Un caso evidente ed estremo sono gli acquedotti romani.
- Questo vuol dire che una volta costruivano meglio che oggi? No, semplicemente che le le strutture peggio costruite sono già state eliminate dalla selezione naturale.

Questa considerazione purtroppo non è valida per l'edilizia minore, i borghi di cui si è detto, ove la stratificazione costruttiva (abusi edilizi compresi) rende difficile sia la diagnostica che un eventuale intervento di adeguamento. Agli ostacoli tecnici si devono inoltre aggiungere: l'interazione con altri vincoli di tipo storico ed artistico e – soprattutto – la frammentazione della proprietà.

Purtroppo, le soluzioni elencate esulano dalle mie competenze e per questo sono curioso di sentire quali altre idee possano nascere.

Come si prezza il valore - e quindi come si decide l'assicurazione (presumo obbligatoria)? Col costo di una costruzione analoga moderna con criteri antisismici? Col costo di una costruzione simile falso antica? Oppure si impone ai proprietari di adeguare alle norme antisismiche moderne (se tecnicamente possibile)? Se non hanno i soldi, li forziamo a fare un mutuo? Li espropriamo?

noto , senza nascondere un po di amarezza , l'assenza di interesse per capire dove trovare i fondi per finanziare un miglioramento del parco immobiliare italiano , pubblico e privato

chiedo ora all'ingegnere se condivide le mie paure circa la pericolosita' del mose ( in caso di rottura di paratie durante una marea ) per la sua possibilita' di creare onde anomale dall'alta capacita' distruttiva

infine vi chiedo circa l'obbligatorieta' dell'assicurazione :

i)non credete che questa venga vissuta dai cittadini tanto ingiusta quanto la ricostruzione tramite la fiscalita' generale ..... nello specifico  perche' mai un abitante in zona non sismica dovrebbe pagare un assicurazione i cui vantaggi saranno solo per chi subisce danni da terremoto

ii)quante e quali assicurazioni dovrebbero essere obbligatorie per gli edifici , mi spiego : oltre ai terremoti ci sono altri eventi molto distruttivi , bisognerebbe quindi imporre l'obbligo di assicurare le abitazione contro i terremoti , contro le alluvioni , contro le frane , contro eruzioni di vulcaniche etc etc , non credete che sarebbe eccessivamente dispendioso per il cittadino?

In realtà trovo l'idea stessa di nuove tasse perversa di per sè, quindi mi sono d'accordo con lei. Io non propugno l'obbligatorietà dell'assicurazione, quando la consapevolezza del rischio. Se lei conosce cosa succederà alla sua casa in caso di terremoto e dispone della possibilità di accedere a polizze a copertura di un rischio ragionevole, sul premio delle quali lo stato le riconosce una tassazione agevolata -visto che non dovrà fornirle assistenza\contributi in caso di sisma- per me risulta sufficiente.

Se abita vicino a un fiume lei sa che in passato questo è uscito dagli argini, sa che il rischio esiste e lo percepisce, quantomeno fa attenzione tutte le volte che piove per molti giorni di seguito e non pretende che qualcuno paghi per il fango che le può portare in casa (a meno che, p.e., non ci sia dolo nella gestione e manutenzione dell'argine, altra storia però).

 

Con il sisma questo rischio è meno percepibile, ma potenzialmente fatale per le persone e distruttivo per il sistema economico.

Così, per ricordare perchè lo stato dovrebbe avere 'a cuore' questo problema, ricordo alcuni eventi geologicamente recentissimi (comunque: https://it.wikipedia.org/wiki/Terremoti_in_Italia_nel_XXI_secolo)

 

Terremoto Messina, 1908, più di 10000 (centomila) vittime stimate

Terremoto Friuli 1976, 990 vittime

Terremoto Irpinia 1980, 2914 vittime

Terremoto Umbria 1997, 11 vittime

Terremoto Aquila, 2009, 309 vittime

Terremoto Emilia, 2012, 20 vittime

Terremoto Accumoli, agosto 2016, 299 vittime

 

Ho inserito solo quelli che mi venivano in mente e fatto affidamento a wikipedia per le cifre. Non ho riportato nè feriti nè edifici danneggiati.

In quanto a:

"perche' mai un abitante in zona non sismica dovrebbe pagare un assicurazione i cui vantaggi saranno solo per chi subisce danni da terremoto" 

Mi permetto di risponderle provocatoriamente: perchè mai se sono sano dovrei fare visite di controllo?

Rilancio: perchè se compra una macchina ha le informazioni sul crash test http://www.euroncap.com/it e se compra una abitazione per 10 volte la stessa cifra no?

caro sandrone , mi permetto la seconda persona .... del resto il "lei" e' femminile.

mi apre di capire che siamo entrambi contrari ad imporre lobbligatorieta' di un assicurazione ..... gia' l'obbligo di installare le valvole termostatiche lo trovo una truffa , ma scusa se divago.

potrei essere favorevole alle tua affermazione : "visto che non dovrà fornirle assistenza\contributi in caso di sisma"

tuttavia spesso le assicurazioni cercano di non pagare quanto dovuto

questo ci porta al titolo del commento , che altro non e' che l'ampliamento della problematica sollevata gia' nell'articolo principale :

"Perché mai è buona politica fornire incentivi pubblici per costruire e vivere in zone ad alto e comprovato rischio sismico? Quale sarebbe la logica di tale politica? Forse che il fatto d'aver vissuto in zone ad alto rischio in passato, senza assumersene i costi, genera il diritto di continuare a viverci a carico di chi vive altrove?"

in sintesi concludo che atteggiamente prettamente razionali , che pur sono condivisibili hanno difficile , se non impossibilie applicazione in democrazia ..... immagina le proteste , forse le violenze che seguirebbero ad atteggiamenti come quelli auspicati gia' nell articolo di boldrin "Lo stato dovrebbe mettere in chiaro che non rimborserà più le case crollate a causa della violazione delle norme in essere per la costruzione e l'adeguamento"

che porterebbero come minima conseguenza alla caduta del governo che si facesse alfiere di tali posizioni.

piccola puntualizzazione sulle provocazioni , che pur apprezzo : 

i paragoni mi sembrano un po uori misura .... mi spiego : non esistono persono che non hanno possibilita' di ammalarsi .... mentre esistono territori a rischio sismico nullo

ugualmente per le macchine non esistono macchine che abbiano garanzia di non fare incidenti .... mentre esistono zone libere dal rischio di allagamento 

di qui la necessita' , non l'obbligo almeno per le persone , di fare controlli sulla propria salute e ( questa volta' si' l'obligo ) di fornire certificati di sicurezza per le automobili

in risposta

B. Sandrone 8/12/2016 - 10:17

Gentile Bonghi,

Il 'lei' è in questo caso usato come allocutivo, trova tutti i riferimenti del caso su vari dizionari online. Trovo il tema di estremo interesse, anche se mi sembra che questa specifica discussione tra lei e me stia scadendo nell'accanimento più che nella comprensione.

I paragoni sono utili per fornire una immagine e una concrettezza al pensiero astratto, ma possono limitare, giocoforza, la generalità della discussione. Per l'ultima volta non vi rinuncerò, che non mi si accusi di lanciare il sasso e ritrarre la mano.

Per punti, particolarissimi, i miei pensieri:

... gia' l'obbligo di installare le valvole termostatiche lo trovo una truffa [...] spesso le assicurazioni cercano di non pagare quanto dovuto

 

I tempi sono difficili, non rinunciamo a quello che si può fare, all'ordinarietà dei rapporti onesti, in favore di una relativa minoranza di disonesti che rendono il mondo un posto peggiore e vengono propagandati come 'lo schifo generale'. I meccanismi assicurativi di norma funzionano, le disonestà vanno individuate e punite, non guardate solo con rassegnazione.

in sintesi concludo che atteggiamente prettamente razionali , che pur sono condivisibili hanno difficile , se non impossibilie applicazione in democrazia .....

Ancora, rinunciare alla razionalità e ad una idea giusta (ideale, si direbbe in altri contesti) è purtroppo espressione dei tempi. Le cose che riguardano la vita delle persone vanno trattate con estrema delicatezza e trovo questo tono da 'moral hazard' presente nell'articolo pesante e ingiustificato. Le mie proposte altro non sono che materiale di discussione, un 'come' del tutto imperfetto al quale, come fa notare lei, non è indifferente il 'quanto' (quanto costa? Quanto ce n'è davvero bisogno nella zona in cui vivo...).

Rinunciare alla cultura della prevenzione, a migliorare il paese in cui viviamo, a spiegare il perchè di ciò in cui si crede perchè 'non vende' è avvilente.

 

i paragoni mi sembrano un po uori misura .... mi spiego : non esistono persono che non hanno possibilita' di ammalarsi .... mentre esistono territori a rischio sismico nullo

In Italia esistono territori a rischio sismico più basso di altri, come l'Emilia. Per farsene una idea cerchi su google immagini 'seismic hazard map europe'. In ogni caso una eventuale classificazione sismica degli edifici terrebbe conto di

1. probabilità che si veririfichi un sisma di una certa intensità nella sua zona (poniamo bassissima)

2. caratteristiche dell'edificio (poniamo 'medie')

Il risultato sarebbe una 'classe sismica' elevata (i.e. basso rischio), di cui lei sarà informato e che saprà qualificare, per confronto, in una compravendita o in qualsiasi altra occasione.  Poi potrà decidere se pagare o meno un premio assicurativo proporzionato, se dare più o meno valore a quell'immobile, se farci vivere o meno la sua famiglia, se pagare la stessa cifra un immobile più piccolo ma più sicuro, se ignorare completamente la cosa.

In conclusione, se ritene il 'rischio sismico nullo', potrà valutre  consapevolemente di essere 'libero dal rischio'.

Se è giovane e si sente in salute potrà ritenere, a suo rischio e pericolo, di non potersi ammalare. la statistica le\ci darà, probabilmente, ragione.

 

 

sotterro

bonghi 9/12/2016 - 17:26

l'ascia di guerra , pur inconsapevole di averla estratta...

mi scuso per la seconda persona

mi propongo di farla consapevole che le mie intenzioni non erano allo scontro

ho sbagliato nel darle l'impressione di esprimere giudizi , escluso quello sulle valvole che continuo a ritenere inutile nella misura in cui sottrae risorse ad interveti piu' utili per l'efficientamento energetico dei fabbricati.

per le assicurazioni credo abbiano il diritto di minimizzare i risarcimenti pagati

risarcimenti , per tornare al tema che all'interessante aggiungerei il macchivelliano , che potrebbero essere non "democraticamente" accettati 

sul quale tema peraltro non voglio esprimere giudizi , e come per gli altri , solo constatazioni.mi spiego , non ho voluto dire di rinunciare alla razionalita' , osservavo solo come questa talvolta non riesca a convivere con la democrazia

ugualmente non volevo sostenere l'inutilita'  della prevenzione quanto piu' la sua attuabilita' ... in un sistema democratico , e quindi intrinso del populismo cui l'articolo fa costante riferimento , certe scelte pur razionali non sono accettate .... lo scontento come gia' e' , sarebbe bacino uleriore di voti per una forza appunto "populista", ne abbiamo gia' conferma ampia e diffusa in tuto l'occidente e piu' oltre non mi esprimo per ignoranza

mi scuso se ho puntualizzato troppo sui paragoni contestati , la critica era prettamente sulla forma , non per il contenuto

capisco che il problema sia forse non propriamente in linea con l'articolo e che forse vengano maggiorrmenteapprezzati interventi piu' tecnici purtroppo fuori dalla mia portata 

mi spingo in chiusura ancora oltre , piu' che democrazia e razionalita' bisognerebbe valutare il problema : umanita' e razionalita' , c'e' insita nell'uomo un componente irrazionale , componente che ritengo addirittura preponderante che rende impossiblie all'umanita' il seguire scelte razionali

cordialmente bonghi

confusione

dragonfly 2/12/2016 - 16:29

Sulla questione "costruzioni che rispettino le norme"

Cosa implica l'osservazione con abbiamo chiuso il paragrafo anteriore? Implica che esiste una responsabilità civile (del consulente, progettista, costruttore) ad offrire servizi adeguati agli standard professionali attesi. Esiste una nozione di negligenza ed esiste una nozione di adegauta professionalità che va applicata in queste come in altre istanze.

occhei, imperizia, imprudenza, negligenza però sono primariamente responsabilità penale, oltre che civile. e penalmente, vale il rispetto della legge e della normativa che è specifica. e cosa senno?

riporto una notizia odierna, su un caso, dei più gravi.

http://www.ilrestodelcarlino.it/modena/cronaca/terremoto-bbg-archiviazio...