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Complottismo e…cultura

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Rapidamente

Nasissimo 10/1/2017 - 16:04

I quantificatori principali sono quelli di Frege e sono due: "esiste" e "per ogni" (∃,∀).
A questi si possono aggiungere i loro negati "non esiste" (∄) e "non tutti" (¬∀), "esiste ed è unico" (∃!) e le varie combinazioni possibili; ma non è necessario perché gli enunciati che li contengono si possono parafrasare in una forma equivalente che fa uso dei primi due (o anche di uno solo).
L'enunciato "Pegaso non esiste", seguendo il suggerimento di Russell, si può parafrasare con una tra le formule equivalenti:

(∄x)(x=Pegaso)
(∀x)(x≠Pegaso)

e quindi credo che sia vero.

Questa non è esattamente la posizione di Quine. Quine riporta il problema ontologico alla sua complessità originale compresi i paradossi, tra cui è l'enigma platonico del non-essere, che lui chiama metafora della "barba di Platone"
 Non being must in some sense be, otherwise what is it that there is not?
La posizione più articolata di Quine è descritta nel suo articolo del 1948, scaricabile online a questo link, che le lascio.
Ciò è divertente, ma per mio gusto (ora i filosofi mi insulteranno) alla fine un po' inconcludente. La mia modesta opinione è quella che avevo sommariamente descritto prima: il "trucco di Russell" è uno strumento potente, e validissimo per chiarire il problema dell'esistenza a livello della logica dei predicati.
La livello ontologico più generale il problema dell'esistenza è contenuto nel problema del realismo, un problema troppo grande per essere affrontato qui in un breve scambio di battute.

gia' mentre scrvevo il quesito sulla veridicita' di pegasono non esiste mi assaliva forte un dubbio , che e' maturato nei giorni successivi e forse mi ha avvicinato a comprendere parte della tesi di quine , o almeno di cio' che mi pare sia la sua tesi , potrei sbagliarmi pero'

fatta questa premessa , e successivamente questa , e cioe' che non ho letto il saggio proposto dico:

la mia domanda era sbagliata ..... mi pare di aver capito che quine ( correggetemi se sbaglio ) avesse distinto tra proposizioni e attributi ( distinzione che non mi era chiara in principio ) .... credo cio' sia dovuto al fatto che se delle prime ha senso se chiedersi o meno se sono vere , nelle seconde questo senso non c'e' .... credo , e ripeto credo non ho letto nulla a riguardo , la differenza tra proposizioni e attributi sia proprio questa , cioe' che dei primi ci si chiede se sono veri o meno , degli attributi no.

se l'esistenza fosse un predicato si arriverebbe a odiose conclusioni tipo pegaso esiste e pegaso non esiste , problema che si risolve chiamando l'esistenza un attributo

colpa mia quindi che la domanda  "e' vero che pegaso non esiste"  era sbagliata ( al pari di quanto potrebbe essere sbagliato tutto quanto scritto fino ad ora)