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Complottismo e…cultura

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Ottimo articolo. Concordo con le riflessioni: occorrerebbe il buon esempio delle classi dirigenti per, molto lentamente, uscirne. Ma come si selezionano in Italia le classi dirigenti ? Ad ogni livello, micro/medio/mega/iper imprenditoriale, politico, e delle professioni liberali è scontata culturalmente la succedibilità dinastica e  l' investitura della burocrazia di controllo: pensare che il sig. X, figlio del farmacista Y, e che, per questo semplice motivo futuro erede della farmacia Z, di 3 vetrine, quindi del valore di € 850.000, possa rinunciare ad un futuro già segnato, è pura utopia, in Italia; in questo modo si "ragiona" per gruppi, o meglio per cosche, e da questo al ragionare da perseguitati il passo è breve. Anche perché il modello del gruppo perseguitato da forze oscure garantisce la leadership e dà importanza agli adepti: siamo così importanti che addirittura forze oscure, fortissime, ci perseguitano: esse hanno così coscienza della nostra forza che si nascondono dietro maschere irriconoscibili. Ha cominciato così il cattolicesimo, che rimane il vero modello (in)culturale che in questo paese permea qualunque aspetto. E proprio il cattolicesimo ha fornito, mi pare, la vera colonna portante alla conservazione: 1) l' individuo è nulla, ci sono solo le fazioni, quelle pro-bene e quelle pro-male; 2) comunque siamo tutti impastati di peccato originale, quindi, anche all' interno delle forze pro-bene, è inutile proporsi come innovazione, tanto si rischia di diventare forza pro-male, e quindi a che pro tentare di innovare e di cambiare la struttura ? E da questo consegue la conservazione più immonda: di occasioni che giustificassero una rivoluzione in Italia ne abbiamo avute mille, tutte sprecate all' insegna di chimmoffafà. Ho orrore di quello che è avvenuto in Spagna dal luglio del '36 all' aprile del '75, ho orrore anche di quello che sarebbe potuto succedere se avessero vinto "los rojos", ma lì i cattolici hanno scelto molto chiaramente un campo, si sono schierati con uno che si credeva diverso e voleva cambiare le cose, forse perché la Chiesa fin dalla reconquista ha scelto un campo culturale molto più chiaro e lineare che in Italia, e non ha (troppo) inquinato i meccanismi politici dei suoi avversari, li ha "semplicemente" messi al rogo. Qui da noi ha stravinto ed ha trasformato questo paese sordo e grigio in una palude fangosa di manipoli, semplicemente eliminando una qualunque spina dorsale agli individui (che si sono fin troppo docilmente fatti piegare, ovvio), e chiamando ciò "duttilità", "intelligenza politica" et similia: proprio il mascellone fu da giovane mangiapreti poi fece i Pazzi Lateranensi, prima neutralista poi interventista, prima monarchico poi repubblicano, prima antipatizzante del nazismo poi amico, prima con un penchant per gl' inglesi, poi avversario, ecc. ecc.. L' ultimo colpo da maestro è stato far incancrenire la situazione fino a renderla modificabile solo, se va bene, con un' azione ininterrotta che duri almeno il triplo di una vita umana longeva: chi oggi si imbarcherebbe nell' impresa di bonificare culturalmente questo paese da quei cancri, sapendo che, anche se tutto va bene, nemmeno i propri nipoti vedranno l' arrivo ? In passato abbiamo cercato il vincolo esterno, cominciando con la CECA e finendo con l' Euro: forse una coscienza del fatto che solo cedendo un pochino di potere decisionale possiamo uscirne vivi. E poi della nostra cialtronaggine abbiamo fatto almeno spunto per opere d' arte immortali: "Il sorpasso", "In nome del popolo italiano" sono anche dei successi psicanalitici: nel momento in cui ci accettiamo per quell' aborto della storia che siamo, ci liberiamo e viviamo al nostro meglio, comunque sereni. Ma Monicelli, Sordi, Gassman, Tognazzi sr., ecc. ecc. sono assenti giustificati: sempre i migliori se ne vanno per primi.