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La vittoria di Trump: alcuni commenti a temperatura ambiente

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Non so se può dare un contributo al dibattito, tuttavia a proposito della percezione dell'impoverimento (relativo) si possono mutuare alcune considerazioni anche dalla finanza comportamentale.

E' ormai evidente che negli investitori (che sono sempre cittadini) esiste un noto effetto ancoraggio rispetto al picco di valore degli investimenti. Mi spiego.

A titolo d'esempio, se oggi io investo 10 € e mi trovo a dicembre con 12 € sarò felice del mio 20%. Tuttavia se a giugno mi fosse stato comunicato un valore dei miei investimenti di 14€ io a dicembre non sarei felice della mia performance (+20%) ma sarei infelice di essere sceso dal picco di 14 (giugno) ai 12 € di dicembre. Anche se +20% fosse un ottimo risultato la maggior parte di noi sarebbe infelice della discesa dal massimo, piuttosto che dal paragone rispetto al livello di partenza.

Nei redditi penso possa avvenire la stessa cosa. Se siamo più ricchi oggi rispetto a 10 anni fa, ma con un picco di reddito (Reale, o nominale, non importa, qui anche la percezione che conta) di 5 anni fa, noi non realizziamo l'incremento nel periodo, ma solo la discesa dal picco (massimo). Per questo ci sentiamo impoveriti, traditi ecc. Questi bias esistono, i politici sembrano cavalcarli bene. Può avere senso?

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dragonfly 21/11/2016 - 19:38

ha perfettamente senso, però poi bisogna riferire il fenomeo ad elettorati con storie  molto diverse e allora funziona meno. l'impoverito, vero o presunto della middleclass americana ha quasi tutti i suoi risparmi nel piano pensionistico, è ben abituato a vedere il suo 401k sbandare paurosamente e non scende in piazza con torce e forconi come farebbe invece il suo omologo italiano, aduso ai diritti inviolabili. il malessere americano è forse culturale?