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La vittoria di Trump: alcuni commenti a temperatura ambiente

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Ciao Giovanni!
Siamo d'accordo nel caso ottimistico. Credo che questo caso sia da perseguire comunque perche' magari non servira' a convincere una maggioranza assoluta di persone, ma puo' ampliare la platea di persone correttamente informate, il che, a sua volta, puo' servire a migliorare la qualita' del dibattito pubblico e delle policy.

Sul primato della politica e la leadership, dipende da cosa intendiamo con il primo :-)
Io ho in mente un D'Alema anni '90 che parla di primato della politica come immagine e ho in mente i politici che amministrano il potere che hanno ottenuto vincendo le elezioni e fanno le nomine nelle partecipate di Stato. Certo, potresti interpretare questa cosa come leadership in un certo senso, ma il modo in cui la intendevo io e' piu' stringente e alto e - soprattutto - condiviso. Voglio dire che non mi piace pensare che la salvezza dipenda dall'apparizione di *un* leader che sara' saggio e ci salvera'.  Piuttosto, nel caso ottimista, mi piace pensare a un movimento fatto di tante persone, che magari non sono la maggioranza, ma che condividono l'analisi su quali sono i problemi, hanno principi che ispirano la loro azione che vanno oltre il fatto di essere rieletti (e.g., salvaguardare e aumentare la liberta' dell'individuo, dare un futuro alle classi sociali in difficolta', diminuire i traumi sociali da transizione nel breve termine), e agiscono come gruppo che influenza il dibattito e le policy della politica nonche' le practice del gruppo dirigente per arrivare al loro obiettivo.  Da perfetto sognatore mi piacerebbe che questo avvenisse in un contesto di small Government (e.g., diminuendo il numero di nomine che i politici devono fare).

Last but not least, che fare nel caso negativo?
Mi piace lo schema che hai proposto: numero uno si puo' cercare di compensare le classi che perdono dalla globalizzazione nei paesi Occidentali in qualche modo, o in maniera redistributiva, o cercando di dare le stesse opportunita' di ripartenza (e.g., assistenza nella disoccupazione, riqualificazione professionale, etc.). Per questo, credo sia importante avere una stima di quante persone escono sconfitte dalla globalizzazione, quali sono le  loro caratteristiche e quanto costerebbe fare redistribuzione e riqualificazione. L'idea a cui sto pensando e' di spingere qualche innovazione sociale o legale potrebbe per aprire opportunita' che oggi non conosciamo (e.g., una banca del tempo per fare mentoring tra quelli che sono riusciti ad avere successo e quelli che sono in difficolta', una qualche altra forma di garanzia giovani per giovani NEET che vogliano provare e rientrare sul mercato, un house sharing per genitori divorziati, social entrepreneurship per i famosi idraulici che hanno perso il lavoro - sto sparando qualche cosa). Non so quale potrebbe essere un modo per favorire questo tipo di innovazione.
Credo che l'investimento in educazione sia in ogni caso un no-brainer, in ogni caso.

Alternativamente, punto due, si potrebbe cercare di limitare gli effetti in patria della globalizzazione.  Mi e' chiaro che non produrrebbe un equilibrio ottimale da un punto di vista economico. Sarebbe fatto per limitare i danni, ma non sono convinto che possa portare a una situazione di equilibrio, per quanto subottimale. Temo possa portare a una discesa di declino. Si potrebbe cercare di rendere questa discesa meno ripida possibile, ma sempre di discesa si tratta. Ovviamente, declinando, i problemi aumenterebbero.

Vedo altri due scenari possibili: il primo di tratta di inserirsi in qualche tipo di nicchia del mondo globale e puntare molto su quella. Un esempio potrebbe essere quello di cercare di diventare un hub per qualche tipo di mercato (e.g., diventare la nuova capitale finanziaria Europea se Londra fa veramente Brexit). Andrebbe capito quali finestre di opportunita' ci sono. E' chiaro che questa non e' una soluzione generale, ma solo per alcuni paesi.
Il secondo scenario e' un rischio, che non auspico. Si tratta di arrivare a un punto di scontro palese tra due visioni del mondo diverse, da una parte chi sostiene le forze della globalizzazione, dall'altra chi sostiene il suo contrario, un po' come e' successo negli anni '40 quando si sono confrontati nazional-socialismi contro democrazie...