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La vittoria di Trump: alcuni commenti a temperatura ambiente

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non credo che abbia letto con sufficiente attenzione il post. Ripeto il punto: solo una minoranza dei 'protestatari' ha perso veramente dalal globalizzazione e solo una parte di loro sono in grave sofferenza. Gli altri o hanno perso in termini relativi o non hanno perso affatto, ma razionalmente sperano di ottenere comunque qualcosa o sono irrazionalmente spaventati.  E questi 'altri' sono troppi per fare qualcosa per loro mantenendo l'architettura del sistema economico attuale. Al massimo si può (e si deve) fare qualcosa per i veri perdenti - il 5%-10% al massimo.

La retorica del 'bisogna ascoltarli', 'bisogna fare qualcosa', il 'primato della politica' è inutile.  Ci sono tre opzioni

i) qualcuno li convince che stanno tutto sommato bene e quindi il movimento si esaurisce spontaneamente. Non sono credente, non credo ai miracoli

ii) si 'cede' su qualcosa sperando che questo li soddisfi.  Ho suggerito, con un certo disagio, alcune idee alla fine del post

iii) vincono loro (e i demagoghi che pretendono di interpretarne il disagio) e si ritorna agli anni Trenta - protezionismo, niente migrazioni, niente movimenti di capitale. Tutti perdiamo, anche (gran parte dei) protestatari, che però avrebbero la grande soddisfazione di vedere ridotte le differenze sociali e di reddito con l'élite

Alcuni punti

tizioc 14/11/2016 - 18:17

Ripeto il punto: solo una minoranza dei 'protestatari' ha perso veramente dalal globalizzazione e solo una parte di loro sono in grave sofferenza.

Concordo nel complesso su questo punto, ma non sottovaluterei l'importanza delle aspettative e della percezione generale bollandole come "irrazionali".  Del resto, se uo slogan come "Make America Great Again" (Rendere gli Stati Uniti grandi di nuovo) può aver avuto il suo successo è proprio perché esiste una percezione diffusa di non essere più "great".  Ciò implica che un mix di politiche pubbliche ben impostate potrebbe riuscire a convincere i protestatari, in particolare una fusione tra politiche dirette a "render[ci] grandi di nuovo" (o, per dirla con parole che qui sono indubbiamente più familiari, "fermare il declino") e una politica di assicurazione sociale/sostegno al reddito diretta ai "veri perdenti" del cambiamento - che detto per inciso potrebbero essere anche qualcosina in più del 10% se consideriamo gli effetti sinergici tra globalizzazione e crisi economica. Quanti veterani del manufatturiero nel Midwest hanno perso il lavoro nello shock del 2008, e non hanno ora la minima speranza di essere occupati in un impiego simile (con tutte le conseguenze di ordine sociale che ciò comporta)? Quanti sono in una situazione analoga in Europa? Il discorso di Peter Thiel alla convention nazionale repubblicana è alquanto rilevante in questo contesto, quantomeno per dare un'interpretazione un po' più ottimistica (e più vicina al nostro FARE) dell'orientamento di Trump.

Fare l'america great, creare milioni di posti di lavoro, prima i nostri, ... sono tutti slogan accattivanti ma il problema è vedere come si pensa di realizzarli, a quale pubblico ti rivolgi e con quali argomenti. Poi si tratta di vedere, per chi vince grazie a questi slogan, come realizzare il tutto nella pratica. 

Un aspetto da affrontare è che relazione ci sia tra le promesse di Obama (yes, we can) non mantenute in 8 anni e l'attuale voto per Trump. Quando deludi è naturale, in regime di alternanza, votare per chi non era al potere e sperare che ora le promesse/sogni vengano esaudite. 

Non so se può dare un contributo al dibattito, tuttavia a proposito della percezione dell'impoverimento (relativo) si possono mutuare alcune considerazioni anche dalla finanza comportamentale.

E' ormai evidente che negli investitori (che sono sempre cittadini) esiste un noto effetto ancoraggio rispetto al picco di valore degli investimenti. Mi spiego.

A titolo d'esempio, se oggi io investo 10 € e mi trovo a dicembre con 12 € sarò felice del mio 20%. Tuttavia se a giugno mi fosse stato comunicato un valore dei miei investimenti di 14€ io a dicembre non sarei felice della mia performance (+20%) ma sarei infelice di essere sceso dal picco di 14 (giugno) ai 12 € di dicembre. Anche se +20% fosse un ottimo risultato la maggior parte di noi sarebbe infelice della discesa dal massimo, piuttosto che dal paragone rispetto al livello di partenza.

Nei redditi penso possa avvenire la stessa cosa. Se siamo più ricchi oggi rispetto a 10 anni fa, ma con un picco di reddito (Reale, o nominale, non importa, qui anche la percezione che conta) di 5 anni fa, noi non realizziamo l'incremento nel periodo, ma solo la discesa dal picco (massimo). Per questo ci sentiamo impoveriti, traditi ecc. Questi bias esistono, i politici sembrano cavalcarli bene. Può avere senso?

high watermark

dragonfly 21/11/2016 - 19:38

ha perfettamente senso, però poi bisogna riferire il fenomeo ad elettorati con storie  molto diverse e allora funziona meno. l'impoverito, vero o presunto della middleclass americana ha quasi tutti i suoi risparmi nel piano pensionistico, è ben abituato a vedere il suo 401k sbandare paurosamente e non scende in piazza con torce e forconi come farebbe invece il suo omologo italiano, aduso ai diritti inviolabili. il malessere americano è forse culturale?