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Trump: commenti a caldo

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Beh, se si parte dando per scontata una situazione di equilibrio è chiaro che è l'alito di vento che fa la differenza. Lo “scherzetto” può nascere solo in questa eventualità. Il punto è che sulla carta Hillary avrebbe dovuto fare di Trump un sol boccone, i sondaggi sembravano confermare che non c'era partita e questo da mesi e mesi. Per quanto riguarda la sua richiamata antipatia e irritante superbia, mi pare che sia un esito quasi automatico quando una persona con esperienza e competenza si trova ad aver a che fare con uno che si improvvisa, e si spericola in un campo dove è inesperto. All'università questo si dovrebbe capire molto bene. Ad esempio, anche Zagrebelsky aveva dei moti di irrequietezza dovendo discutere di principi costituzionali con Renzi, questo sulla sette, e per me ne aveva tutte le sacrosante ragioni; certo se di fronte avesse avuto un altro costituzionalista il discorso sarebbe stato del tutto diverso, ma se su un argomento esistono competenze, che scappi la pazienza ci sta tutta.

Per tornare a Trump, dal canto suo lui non aveva scelta, doveva per forza fare il diavolo a quattro, catturare l'attenzione a tutti i costi, altrimenti sarebbe rimasto solo come vittima sacrificale, ma infine credo che, date certe sue uscite veramente esagerate, di chi sembrava volersi levare solo qualche sfizio personale, lui per primo non credesse di farcela. E allora è interessante chiedersi come abbia potuto riuscire in un'impresa che sembrava totalmente impossibile. Particolarmente deboli paiono le opinioni contrastate di Giulietto Chiesa, che dice che gli americani hanno rifiutato una guerrafondaia che voleva fare la guerra alla Russia, perché Trump non sembra proprio un tipo pacifico, e di Piero Sansonetti che, al contrario, ha sostenuto che Hillary o qualsiasi altro democratico nulla avrebbero potuto perché gli americani sono dei reazionari di natura, le dimostrazioni di piazza anti Trump di questi momenti non paiono concordare con queste ipotesi forti. Qui il diamante dell'interpretazione comunista sembra si sia un poco incrinato.

Eppure anche l'idea di una interpretazione su base economica di questo voto sembra una esagerazione. Gli elettori americani reagirebbero consapevolmente agli sviluppi dell'economia mondiale a loro sfavorevoli, senza tener conto di tutto quello che è stato fatto per evitare il tracollo dell'economia mondiale dal 2007? Ma allora si tratterebbe di una sensibilità economica a corrente alternata.

Quello che emerge chiaro è che la competenza e la preparazione nelle “elezioni democratiche” non è un elemento preso in grande considerazione, vedi anche quello che si racconta sul primo scontro televisivo tra Kennedy e Nixon, e neanche i meriti acquisiti per quanto enormi essi siano, vedi il caso Churchill, e questo mi pare possa essere un elemento di riflessione.