Titolo

Trump: commenti a caldo

13 commenti (espandi tutti)

"È un problema cui gli scienziati sociali non sanno dare risposte, e certamente non lo risolverà Trump chiudendo le frontiere (non lo farà) né Grillo uscendo dall'euro."

Ma un po' piu' di welfare state e/o una riorganizzazione della spesa esistente per far si' che i cittadini siano meno esposti agli shock esterni? Si puo' reagire alla globalizzazione chiudendosi o facendo Pareto-improving transfers. C’era una vecchia letteratura sul fatto che stati più aperti avessero una spesa pubblica più elevata proprio per fornire questo ruolo di “assicurazione”.

Il risultato curioso e’ che i repubblicani si oppongono ad ogni social program; la loro base si e’ rivoltata, ma ha votato comunque uno che correva col ticket repubblicano.

In ogni caso, non so quanto sia la “globalizzazione”, la quale, se mai, ha ristagnato un po’ dopo il 2008 (link here: https://fred.stlouisfed.org/series/A255RE1Q156NBEA). E l’apertura al trade con China c’era già stato quando Obama vinse e i suoi effetti già si facevano sentire (vedi “China Syndrome” di Autor Dorn e Hanson). E adesso contee che votarono Obama hanno votato Trump. Cos’e’ successo dal 2008 ad oggi? Ovviamente lower growth ma anche i tagli locali e statali hanno contato. Un po’ come Cameron che ha praticato l’austerity e poi ha perso il posto (questa e’ una mia intuizione, se avete statistiche tanto meglio: ricordo che per Brexit, exposure to immigrants era negatively correlated with Brexit support e quindi le cause erano altre).

Sono d'accordo che e' difficile spiegare questa elezione con dati su trade. Nota pero' che i manifacturing jobs sono un paio di milioni sotto i livelli pre-crisi

D'accordo anche che un po' piu' di welfare migliore sia auspicabile, oltre che ad un ripensamento dell'health care, che richiede pero' un certo coraggio, in qualsiasi direzione lo si voglia prendere. Pero' con una prospettiva un po' piu' di medio periodo mi sembrano pezze su un problema di scala piu' vasta. C'e' una redistribuzione di ricchezza che va dai nostri unskilled in direzione cina/india/etc... e nessun muro la ferma. 

fermare la redistribuzione è possibile - basta imporre tariffe proibitive sulle merci cinesi ed indiane e impedire l'immigrazione.   Lo hanno fatto negli anni Trenta. La quota del PIL dei lavoratori unskilled aumenterebbe ma il reddito totale crollerebbe. L'effetto netto sarebbe probabilmente un calo anche dei redditi assoluti dei lavoratori unskilled, ma sai la soddisfazione di farla pagare alle ricche élites liberali?

... il problema è più generale. C'è evidentemente un'onda lunga, populista e demagogica, un pò dappertutto nel mondo occidentale. In Italia abbiamo aperto la strada con Berlusconi. E' evidente che ragionamenti, inappropriatezza e scandali non influenzano l'elettorato populista. La paura è un motore forte che fa passare sopra ogni cosa. Sarà dura trovare contromisure

... non mi sembra possibile, d'accordo con Moro. Frenarla temporaneamente, nel modo che suggerisce Federico, forse sì, ma fermarla no. E poi, scusa Federico la mia ignoranza, è proprio vero che negli anni '30 l'immigrazione veniva impedita? Era un fenomeno paragonabile a quello odierno? Ho il dubbio che comunque oggi la pressione sia più forte e fermarla molto più difficile.

Siamo comunque d'accordo che anche solo frenare in modo sostanzioso questa redistribuzione non sia conveniente per nessuno nel medio periodo. Purtroppo ciò non impedirà che ci si provi e magari per un po' ci si riesca. Su scala storica, mi sembra un problema transitorio: finirà quando il reddito di Cina, India, ecc. sarà allineato al nostro, questione di pochi decenni.

Certo che nel frattempo questa transizione può creare cose assai brutte, che sventuratamente potrebbero avere qualche somiglianza con quelle degli anni '30 e primi anni '40 del secolo scorso. Dio non voglia.

l'immigrazione negli USA dall'Italia fu bloccata dalle leggi Hays 1921 e 1924 (era ammessa solo per ricongiungimento familiare o con quote piccolissime). Negli anni Trenta furono imposte altissime tariffe e quote che ridussero di un terzo il commercio mondiale.
Non sarei così sicuro che il protezionismo americano o europeo possa essere un fenomeno transitorio. Potrebbe avere conseguenze devastanti sull'economia cinese (e di altri paesi asiatici) in cui la domanda estera rappresenta una componente essenziale

... non sono abbastanza informato e competente. Mi sembra però un punto cruciale: quanto potranno Cina, India ecc. reggere a politiche protezioniste degli USA? O, peggio (forse molto peggio), a politiche protezioniste dell'intero Occidente? C'è davvero nei prossimi anni e decenni il rischio di una simile diffusione del protezionismo su scala mondiale? Lo chiedo a chi ne sa di più.

Non pretendo

roccog 10/11/2016 - 10:44

di saperne di più, ma i periodi protezionistici fra grandi potenze hanno un alto rischio di degenerare in conflitti. Sicuramente un lato positivo della globalizzazione è stato quello di diminuire le tensioni belliche fra i paesi che contano. Ovviamente queste continuano per procura (più o meno) a danno di paesi posti in aree di influenza.

Non sapevo, conoscevo l'Immigration Act del 1924 ma non questo Hays. Hai un riferimento? Solo gli italiani?
P.S. Never mind, trovato https://en.wikipedia.org/wiki/Anti-Italianism 

Hays

giovanni federico 10/11/2016 - 23:22

è il nome del deputato (o senatore) che ha promosso la legge.  Ufficialmente la legge riduceva gli ingressi da tutte le provenienze al 2 o 3% (non mi ricordo) del numero di immigrati di quella nazionalità registrati nel censimento del 1890.  A quel tempo era già arrivato il grosso dei tedeschi, scandinavi etc. - mentre gli italiani appena iniziavano. Formalmente tutti erano trattati egualmente, in pratica erano discriminati italiani, greci ex-austro-ungarici, russi etc.

Si esatto

michele boldrin 11/11/2016 - 08:08

Nel link diWikipedia che ho messo e nelle references e' spiegato il meccanismo. 

E' interessante che la reazione fu a fenomeni simili a quelli che vediamo, arrivavano troppi straccioni non nordici con poca istruzione e la pelle scura :) 

1) Obama aveva promesso diverse cose. Se i destinatari di queste promesse sono convinti di non aver visto nulla (o poco) cambiano voto. Le cause vanno quindi trovate prima del 2008. 
2)  mi hanno fatto notare che i destinatari di food stamps in USA (SNAP) sono passati dai 28'222'630 del 2008 (media annuale) ai 43'269'684 di luglio 2016. Diciamo che quindi anche se in qualche modo gestito (distribuzione di pasti) il disagio è aumentato.  Mi pare che sia stato Bush (senjor o junior?) ad estendere questo programma ma chi in amerika ci vive potrà eventualmemte smentirmi.

Welfare state?

tizioc 10/11/2016 - 19:03

Ma un po' piu' di welfare state e/o una riorganizzazione della spesa esistente per far si' che i cittadini siano meno esposti agli shock esterni?

I sistemi di welfare attuali sono inadatti a reagire allo shock della globalizzazione. Sono tarati proprio sull'economia "pre-global" del dopoguerra, quando la produttività del lavoro anche non altamente qualificato era relativamente elevata, e il problema fondamentale era reagire a periodi di disoccupazione di breve durata, e sostenere coloro che, ad esempio per l'età o per malattia non potevano rientrare al lavoro.

Oggi la questione è del tutto diversa, il lavoro non qualificato rende giocoforza molto meno, e l'unica via (ovviamente, a meno di pericolosi "muri" e derive protezionistiche) è sostenere il reddito di questi lavoratori anche, e soprattutto, quando sono occupati. Il sistema Hartz in Germania, e in modo ovviamente più teorico la proposta del "reddito di base", rispondono proprio a queste nuove esigenze.