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Autarchia a 5 Stelle

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sovranismo

ASTROLOGO 7/9/2016 - 11:42

Il PDB è il paradigma del c.d. "sovranismo" che in quel passaparola globalizzato che è Facebook è l'arma definitiva contro il declino italico e individua nelle multinazionali, manco a dirlo, affamatrici dei popoli, e di conseguenza le organizzazioni sovranazionali che curano i loro interessi, la causa di tutti i mali.

Il PDB, tra l'altro, non sarebbe praticamente realizzabile dato che la produzione nazionale è largamente insufficiente. Cito Dario Bressanini: "L’Italia dipende dall’estero per il 40 per cento del grano duro, per il 70 per cento del grano tenero, per il 25 per cento del mais, per il 90 per cento della soia e per il 50 per cento delle carni. Ogni anno la nostra bilancia agroalimentare è in rosso per circa dieci miliardi di euro."

Sebbene sia curioso di sapere se questa insufficienza sia colmabile attraverso la riconversione di altri tipi di coltura.

La sensazione è che i numeri riferiti a Bressanini siano riportati in maniera poco corretta (ho cercato questa affermazione e ho trovato solo Dagospia, quindi metterei la tara di un certo amore per le frasi a effetto); nello specifico credo che quei "circa 10 miliardi" si riferiscano non al saldo netto della bilancia commerciale del settore, ma a quanto spendiamo per importare beni alimentari: solo dall'UE ne importiamo quasi 6, quindi come ordine di grandezza non siamo lontani.  Chiaramente poi c'è da mettere in conto le esportazioni: in Europa vendiamo circa il 15% in più di quanto acquistiamo.

Ma ribadisco, stiamo parlando del nulla:

1) stiamo confrontando Euro per comodità, ma non è nemmeno chiaro COSA dobbiamo confrontare (peso, euro, calorie, etc...)

2) una parte dell'import è funzionale all'export (importiamo grano per produrre pasta da esportare)

3) non tutti i terreni sono adatti a tutte le colture, quindi dobbiamo contare questo vincolo in eventuali "riconversioni"

4) distinguere se la proposta è più folle perché meno attuabile o perché più autolesionista mi sembra una questione di lana caprina che non cambia il giudizio sulla proposta stessa

A quanto vedo sul sito di Amazon, il passo risulta evidenziato. Ottima occasione per acquistare il volume.

Rimedierò il libro appena potrò.  Strano che Amazon non mi mostri quel passaggio nell'estratto; chissà se seleziona l'anteprima in base alla profilazione dell'utente!  In ogni caso non lo trovo nemmeno su Google books.

Al momento mi viene comunque da pensare che, per quanto serve alla tesi del libro, va benissimo parlare di importazioni e non di saldo nettp della bilancia.

Ho il libro sul mio Kindle...confermo la citazione riportata :"L’Italia dipende dall’ estero per il 40 per cento del grano duro, per il 70 per cento del grano tenero, per il 25 per cento del mais, per il 90 per cento della soia e per il 50 per cento delle carni. Ogni anno la nostra bilancia agroalimentare è in rosso per circa dieci miliardi di euro. Non è certo coltivando cipolla di Tropea biologica (per carità, ottima) o lenticchie di Castelluccio (ottime pure loro) che possiamo pareggiare i conti."

 però da qui i dati di Bressanini, almeno per quel che riguarda il bilancio agroalimentare, sembrano completamente sbagliati. Invece quelli sui cereali sembrano giusti.

Attenzione.  Le due versioni potrebbero non essere in contrasto.  Rimando il mio giudizio a dopo la lettura del libro, ma l'impressione è che Bressanini si sia espresso male.

A quanto si capisce, lui conta la bilancia commerciale del settore cereali, e lì noi siamo sì importatori netti.

Ma attenzione (parte due): noi esportiamo altro (qui il rapporto export del SACE del 2015, che dedica molta attenzione al settore in questione); dire che dipendiamo per le materie prime non vuol dire che non esportiamo prodotti finiti.   Importiamo grano ma esportiamo pasta, e a noi resta la monetizzazione del valore aggiunto creato nella lavorazione.  Considerando che di base esportiamo principalmente prodotti finiti (vino, pasta, olio, conserve, formaggi,... ) non limiterei lo sguardo alle sole materie prime.

UPDATE: Pare che anche con i prodotti finiti siamo sotto.

La citazione viene da Pane e bugie ma non ci sono riferimenti alle fonti di questi dati (io ho un ebook di google play libri) cosa che Bressanini, ricercatore serio, di solito fa. Cercando in giro si trovano cifre coerenti. P.es. qui c'è una tabella con i saldi tra importazioni e esportazioni che presenta un deficit di 9 mld nel 2011, il periodo in cui è uscito il libro.

Dati

Marco Marincola 8/9/2016 - 12:37

Grazie mille.  Approfondirò la questione, perché i dati che avevo trovato (i più completi erano quelli del rapporto SACE linkato sopra, ma anche quelli Eurostat erano in accordo) mi suggerivano un quadro completamente diverso.