Titolo

Autonomia del Veneto entro il 2018

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Nei CPT le spese della PA vengono riclassificate in "previdenza ed integrazioni salariali":

00018 - Previdenza e Integrazioni Salariali Spese per: amministrazione, governo e attuazione di interventi di protezione sociale (malattia e invalidità, vecchiaia e superstiti, interventi a favore della famiglia, dell’occupazione, dell’edilizia abitativa, dell’esclusione sociale) e all’erogazione, in tale ambito, di prestazioni in denaro e in natura, purché finanziate da contributi versati.

e in "interventi in campo sociale (assistenza e beneficienza):
Settore 00011 - Interventi in campo sociale (assist. e benef.) Spse per attività connesse all’amministrazione, al governo, all’attuazione di interventi di protezione sociale legati all’insufficienza delle risorse economiche o a situazioni di disagio (malattia e invalidità, vecchiaia e superstiti, interventi a favore della famiglia, dell’occupazione, dell’edilizia abitativa, dell’esclusione sociale) e all’erogazione in tale ambito di prestazioni in denaro e in natura, purché finanziate dalla fiscalità generale; case di riposo e altre strutture residenziali; fornitura di servizi sociali alla persona presso strutture apposite o a livello domiciliare.
Per tornare alla tua domanda, nei CPT quelle voci saranno classificate come "previdenza ed integrazioni salariali" se pagate dai contributi, e da "assistenza" se finanziate dalla fiscalità generale (ad occhio, sembrano integrazioni salariali). Il grafico che ho proposto, quello della spesa non previdenziale, mostra chiaramente che questa distinzione è piuttosto discutibile, perché nella realtà dei fatti lo stato italiano munge i contribuenti, chiaramente usando la fiscalità generale, per coprire un enorme buco previdenziale. Il problema italiano sembra non essere il malgoverno degli enti locali o delle regioni, ma la malgestione del sistema previdenziale. La riforma costituzionale voluta dal Sig. Renzi, che pare vada nella direzione di togliere autonomia alle regioni, non si capisce come possa in alcuna maniera correggere le disfuzioni del sistema previdenziale.

quindi,

Guido Cacciari 19/5/2016 - 15:40

mi stai dicendo che l'INPS, oltre alle uscite generali da me citate come assolutamente NON pensionistiche, è soggetta ad altre uscite richieste dagli enti locali per altre spese (locali) che con le pensioni di anzianità non hanno nulla a che fare (edilizia popolare etc.).

Con criteri di ripartizione descritti chissà dove, e quantificazione, fino ad ora, introvabile.

la tua conclusione.

Come ogni altro problema italico, esso trova origine nella vaghezza delle sue definizioni istituzionali e giuridiche. Ovvero nelle sue fondamenta: la Costituzione.

Perciò, ritengo che nessuna soluzione possa essere efficace se non si passa da lì.

Ridefinendo, scevri da demagogia e retorica, sia i significati di "previdenza" e di "assistenza", che quelli di "diritto" e di "privilegio", e pianificando i tempi per l'adeguamento istituzionale-normativo.

Tutto ciò resta però inutile senza nuove strutture istituzionali che, sempre partendo dalla Costituzione, impediscano l'arbitrio amministrativo attraverso il coltello della separazione dei poteri (ai fini di sorveglianza) ed il martello della responsabilità diretta dell'amministratore pubblico (di marca britannica).