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Autonomia del Veneto entro il 2018

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Chiarito che non ha senso, a parte la "demagogia elettorale" in un luogo come nFA ha senso chiderdersi cosa invece avrebbe senso.
Cominciamo a sfrondare tutta la materia previdenziale (quella vera, che si trasforma in pensioni) e la difesa nazionale, compito che è tipicamente nazionale, e la parte relativa agli affari esteri (idem) quello che rimane sono i servizi che si articolano sul territorio (scuola, sanità, strade, polizia, giustizia, assistenza, ambiente).
Il concetto errato che sta alla base del "trattenere" (che sia il 90 o il 54% poco conta) sta tutta in quella frase riportata:

dal Veneto le entrate fiscali erano 70 miliardi di euro e la spesa pubblica verso il Veneto era 50 miliardi. Mancavano all’appello 20 miliardi, e se solo ci fosse stata un’autonomia in stile altoatesino l’amministrazione regionale di Giancarlo Galan (eh sì) avrebbe potuto gestire 13 miliardi di euro in più.

Voce del verbo " se abbiamo piu' soldi in cassa, vediamo come gestirli (ergo: spenderli)". Il che è tipico della mentalità di una certa classe dirigente italiana. Zaia compreso.

Se però gestisci localmente quei compiti (scuola, sanità, strade, polizia, giustizia, assistenza, ambiente) e lo fai bene, magari invece di 50 miliardi ne spendi solo 40. E se gestisci anche le entrate puoi ridurre il carico fiscale. E' questo quindi quello che va chiesto.

Noto invece che in Veneto si vuole fare tutto alla rovescia ed è notizia recente di una richiesta ufficiale veneta di riconoscimento della  Crimea. Invece di occuparsi delle cose locali, si fa come negli anni '70 quando tutti i comuni che avessero piu' di 200 abitanti (e forse anche meno) dovevano assolutamente prendere posizione sulla guarra del Vietnam ma avevano le strade piene di buche. E forse anche oggi.

 

 

Se gestisci bene e spendi 40, ma non gestisci le entrate rimani fregato. Lo sappiamo benissimo che una vera autonomia richiede gestire anche le voci di entrata, ma e' inutile che ce lo raccontiamo qui su nFA. A parte forse per Valeria Z, che ha commentato sotto illudendosi che la "vera" autonomia che desidera Zaia sia di quel tipo. Non e' quello il modello alto atesino, ed e' di quella autonomia che lui parla: amministrare di piu' localmente e possibilmente avere un residuo fiscale ridotto. L'articolo suggerisce che il residuo fiscale con questo andazzo si sistema da solo, e per quanto riguarda amministrare di piu' si voleva semplicemente indicare che tante voci centrali sono gia' di fatto amministrate localmente e percio' puoi concedere quel tipo di autonomia su carta da pesce senza scomodare la costituzione.

Nel secondo grafico che ho postato nel post del 16 Maggio alle 17:51, io osservo che già nel 2013, escludendo le poste previdenziali, secondo i CPT gli enti locali e regionali veneti amministrano il 50% della spesa pubblica in Veneto. Siamo tutti d'accordo che quella non è autonomia. Ma lo stato italiano non tratta il Veneto in maniera differente dell'Emilia Romagna, delle Marche o della Sicilia (52%), dell'Umbria (53%) o della Sardegna (56%). Le uniche comunità trattate in maniera diversa da questo punto di vista sono le due province autonome e la Val d'Aosta. Fondamentalmente in Italia tranne queste 3 eccezioni vi sono 16 regioni ordinarie, dove la spesa pubblica non previdenziale è statale per almeno il 44%, generalmente intorno al 50%. Le due regioni mancanti sono gli Abruzzi, dove sospetto si sconti l'effetto del dopoterremoto, ed il Lazio, per ovvi motivi, dove il peso dello stato centrale è maggiore.

Io ti suggerirei di distinguere tra residuo fiscale e residuo fiscale non previdenziale. A mio modo di vedere, il secondo è quello che dovremmo veramente chiamare residuo fiscale, perché le poste previdenziali sono chiaramente parafiscali.

Nessuno qui afferma che ai Veneti, come ai Lombardi o agli Emiliani, ai Romagnoli o ai Toscani, non venga chiesto di tirare avanti la carretta, ma che questa richiesta, o imposizione che dir si voglia, abbia le sue ragioni nello squilibrio del bilancio previdenziale, causato in parte da una eccessiva generosità verso troppe categorie di pensionati, ed in parte dalla trasformazione della struttura demografica del paese.

Ok, le regioni ordinarie hanno la spesa pubblica non previdenziale suddivisa in gestione regionale/locale e centrale con le stesse percentuali. Questa non mi sembra una novita'. Ma nel grafico che hai condiviso tu il 16/5 alle 18:55 (ed e' per quello che te l'ho chiesto) il residuo fiscale non previdenziale indica che una differenza tra regioni c'e', anche con il previdenziale a parte. Sarebbe meglio utilizzare una versione pro capite per paragonare meglio. Comunque ho capito il discorso di considerare il previdenziale separatamente, ma cio' non toglie che ci sia lo stesso una situazione eterogenea nel rapporto entrate/spesa non previdenziale.

nel grafico che hai condiviso tu il 16/5 alle 18:55 (ed e' per quello che te l'ho chiesto) il residuo fiscale non previdenziale indica che una differenza tra regioni c'e', anche con il previdenziale a parte. 

Sì, e si notano regioni che contribuiscono molto, ma non ci sono regioni che ricevono molto.

La Liguria da sola equilibria tutto il disavanzo non previdenziale di tutte e 5 le regioni italiane in negativo (FVG, Abruzzo, Calabria, Sicilia e Sardegna).

La Campania si paga tutte le spese pubbliche non previdenziali con le proprie entrate non previdenziali.

La Puglia e la Basilicata addirittura mostrano un residuo non previdenziale positivo: lo stato italiano estrae risorse da Puglia e Basilicata per colmare la voragine nei conti previdenziali.

Passando al pro capite, il disavanzo non previdenziale siciliano praticamente evapora, ed è ampiamente giustificabile ed atteso, tenuto conto delle differenze reddituali con il resto del paese (ed infatti è totalmente assorbito dalla voce assistenza dei CPT).

In queste condizioni è impossibile parlare di convergenza (non ci sono trasferimenti in conto capitale, e non ci sono quasi nemmeno in conto corrente non previdenziale), ed è anche difficile indicare nel malgoverno degli enti locali, che pure ci sarà stato, una delle cause principali del declino italiano.

Quale che sia il contributo al declino dell'inefficienza degli enti locali, è difficile sostenere che tale contributo sia paragonabile agli effetti dello sfacelo dei conti previdenziali, di decenni di malgoverno centrale delle strategie previdenziali (retributivo, prepensionamenti, baby pensioni, ..), e dello squilibrio della struttura demografica.

Caveat: per via di alcune osservazioni sollevate da alcuni commentatori nel corso di precedenti conversazioni sui CPT qui su NfA, io suggerirei di interpretare soltanto come indicazioni qualitative i risultati di operazioni tra voci di spesa e di entrata dei CPT. I CPT sono forse quantitativamente più significativi quando si opera soltanto con le spese, o alternativamente con le entrate, ma non con entrambe nella stessa operazione.

Ok, le regioni ordinarie hanno la spesa pubblica non previdenziale suddivisa in gestione regionale/locale e centrale con le stesse percentuali. Questa non mi sembra una novita'.

In realtà che FVG e Sicilia siano regioni ordinarie per me è una novità. Ovviamente sulla carta non lo sono, ma hanno la stessa identica autonomia di spese non previdenziale delle regioni ordinarie, quindi lo sono in pratica. Ed anche la Sardegna, la distanza con l'Umbria è di appena 3 punti percentuali, direi che basandoci sui dati CPT possiamo considerare anche la Sardegna come praticamente ordinaria, per autonomia di spesa non previdenziale.

a dire il vero il residuo non previdenziale e' negativo per sardegna, sicilia, basilicata, lazio, calabria, e positivo per friuli. Casomai piu' tardi apro un thread sotto con i valori pro capite cosi' si puo' commentare con un po' piu' di ordine. Comunque sono d'accordo che togliendo il previdenziale (e i contributi sociali) le conclusioni un po' cambiano

2013

Alessandro Riolo 19/5/2016 - 09:00

I grafici che ho pubblicato erano basati sui CPT per il 2013. 

Il FVG era in negativo di molto poco, per cui non mi sorprende si possa essere invertito in un solo anno. Idem la Basilicata, era in positivo di poco.

Mi sorprende il Lazio, perché era positivo per diversi miliardi di Euro.

Sul sito dell'universita di Modena ho trovato questo, di Alessandra Staderini ed Emilio Vadalà, riportati come affiliati alla Banca d'Italia, Area Ricerca economica e relazioni internazionali, che se non ho compreso male calcolano i residui non previdenziali per il triennio 2004-2006:

http://notizie.unimo.it/campusfile/file/atevt/file29844.pdf

Il testo contiene svariate affermazioni ed osservazioni interessanti sui CPT.

sto guardando al residuo previdenziale e non previdenziale, e in effetti alcune differenze saltano all'occhio quando si guarda in termini pro capite. In particolare le regioni del nordovest (Piemonte, Liguria e Valdaosta) vanno piuttosto in pari col residuo fiscale totale (al contrario di Veneto, Lombardia e EmiliaRomagna con residui nettamente positivi), ma sono molto virtuose nel residuo non previdenziale. Insomma, hanno un buco nel residuo previdenziale perche' pagano molto di piu' di previdenza di quanto ricevono di contributi sociali. Forse e' perche' hanno molti pensionati dato che in Piemonte il boom economico e' arrivato prima (anni '60) rispetto ai lavoratori che contribuiscono oggi. Giustamente e' un effetto intergenerazionale che ha poco a che fare con le amministrazioni attuali.

Se gestisci bene e spendi 40, ma non gestisci le entrate rimani fregato. Lo sappiamo benissimo che una vera autonomia richiede gestire anche le voci di entrata, ma e' inutile che ce lo raccontiamo qui su nFA. A parte forse per Valeria Z, che ha commentato sotto illudendosi che la "vera" autonomia che desidera Zaia sia di quel tipo. Non e' quello il modello alto atesino, ed e' di quella autonomia che lui parla: amministrare di piu' localmente e possibilmente avere un residuo fiscale ridotto.

Riassumo, leggendo (ma non tanto) tra le righe.
1) se invece di 50 spendi 40 e non puoi gestire le entrate, rimani fregato.
2) per avere un residuo fiscale ridotto quindi a fronte di 60 di entrate, deve spendere il piu' possibile. 60 il the best.
3) non c'è politico italiano che ci metterebbe la firma. Spendere tutto quello che entra. Il sogno di ogni politico spendaccione.