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La ripresona del mercato del lavoro

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Io ci andrei molto cauto primo di trarre queste conclusioni, intanto perché correlazione non implica causa, poi perché in generale il rapporto fra lavoro dei giovani e degli anziani va in senso opposto. Vedi per esempio Andrea Moro qui (o anche Boeri, prima della sua improvvisa fascinazione per il Damianismo).

Se così non fosse, con tutti i pensionati baby, mini, micro e nano (per non citare il fatto che l'età effettiva di pensionamento resta ancora bassa) l'Italia dovrebbe avere un'occupazione giovanile che nemmeno la Germania.

Nè io né marcospx, almeno da come ho compreso, abbiamo messo in dubbio che la staffetta generazionale sia una fallacia. Quello che è curioso è che i dati che riporti, vanno invece in quella direzione. Perchè? effetto allungamento età pensionabile come hai scritto o c'è dell'altro?

Domanda difficile!

La mia impressione (per la quale accetto volentieri bacchettate da chi ne sa più di me) è che dietro ci sia la dualità del mercato del lavoro. Tenendo un gruppo inamovibile di lavoratori da una parte (i più anziani), per restare in equilibrio nonostante la sua inefficienza il sistema economico italiano ha scaricato tutta la flessibilità di cui aveva bisogno sull'altra (i giovani), che invece non godeva delle stesse tutele.

E infatti anche in Spagna, altro mercato super duale, c'è stata altrettanta strage di giovani – pur senza l'aumento repentino dell'occupazione più matura come da noi (perché lì, fra l'altro, il sistema pensionistico è molto, molto meno folle del nostro).

Il problema che tutti conosciamo e facciamo finta di dimenticarci tutte le volte che affrontiamo questi temi è che, in una area valutaria unica, con in aggiunta i vincoli imposti dai trattai europei al deficit/debito, ci sono paesi che sono avvantaggiati dal cambio sottovalutato e che possono permettersi di continuare a crescere (mantenendo assolutamente bassa la quota salari) e paesi che, per riportare in equilibrio i conti con l'estero, devono distruggere domanda interna come avvenuto in Italia (e non solo da noi). L'esplosione della disoccupazione conseguente riequilibrerà nel tempo (forse?) la competitività perduta, ma nel frattempo il danno è stato profondo, strutturale (la nostra capacità produttiva nel settore industriale è caduta di oltre il 25%).
Ritengo che così sia assolutamente assurdo continuare. Se si vuole a tutti i costi tenere l'Euro, si attivino i classici strumenti di condivisione tipici di un (embrione) di stato federale, in primis il sussidio europeo di disoccupazione. Altrimenti si dia al mercato (dei cambi in questo caso), il compito di riequlibrare!

. Altrimenti si dia al mercato (dei cambi in questo caso), il compito di riequlibrare!

senza nessuna intenzione di scoperchiare un vaso di polemiche già molto rimescolato, osservo solo che ti senti molto preoccupato degli effetti transitori a tuo dire negativi ed irreversibili dell'adozione dell'euro e poco o punto degli effetti dello scossone del ritorno alla lira.

il tutto poi per svalutare a piacimento...boh, saran soddisfazioni, però davvero momentanee. la produttività mica si "riequilibra", termine magico che vuole evocare moderazione, pacatezza, in medio stat virtus etc.

Se si vuole a tutti i costi tenere l'Euro, si attivino i classici strumenti di condivisione tipici di un (embrione) di stato federale, in primis il sussidio europeo di disoccupazione. Altrimenti si dia al mercato (dei cambi in questo caso), il compito di riequlibrare!

Se proprio dovessimo andare verso uno stato federale, anche embrionale, ci sono ben altre cose da attivare. La difesa militare è la prima cosa, anche in una confederazione. Poi se proprio dovessimo approcciare il tema welfare, ritengo piu' importante la previdenza, perché oggi possiamo lavorare in diversi stati UE, con norme previdenziali diverse ed alla fine quando si tratta di prendere la pensione dobbiamo unificare contributi presi in diversi stati. Un bel casino.
La disoccupazione mi sembra proprio l'ultima cosa, un po' come voler costruire una casa dal tetto.