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La guerra alla crittografia - alcune questioni tecniche

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Paolo Attivissimo ha pubblicato un'interessante riflessione sull'uso della crittografia per favorire la pubblicazione dei Panama papers. Non concordo interamente con lui sull'intenzionalità dei governi di controllare la crittografia proprio per evitare questo tipo di fuga di notizie, però sono d'accordo sulla sostanza: oltre al bisogno di combattere il terrorismo e il crimine in generale, nel famoso trade-off politico più volte citato nei commenti a questo post occorre tenere presente anche altri aspetti, come in questo caso la protezione dei whistleblower.

La crittografia è uno strumento che, in modo indiretto, permette di garantire trasparenza. E la trasparenza è un elemento fondamentale del rapporto di trust tra  popolazioni e governi. È inutile continuare a dire "sì ma dei governi e delle autorità ci possiamo tendenzialmente fidare". Questa affermazione può essere vera (con i dovuti distinguo) fintanto che ci si limita alla questione del terrorismo/sicurezza nazionale, ma non esaurisce tutti gli aspetti possibili del controllo della crittografia. Nel momento in cui ci si sposta al livello "meta", cioè l'uso della crittografia per favorire il comportamento onesto delle autorità stesse, a me sembra che la valutazione del trade-off inevitabilmente cambi.