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La guerra alla crittografia - alcune questioni tecniche

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ASTROLOGO 31/3/2016 - 16:05

Ammetto di fare molta fatica a seguirla in tutta questa discussione. La contrapposizione privacy vs sicurezza, che qui è accettata acriticamente, mi sembra affetta da un bias Occidente-centrico, per così dire. Cioè chi la propone pensa evidentemente che la privacy non abbia da fare con la sicurezza. L'assunzione implicita è che le pubbliche autorità siano sempre e comunque i buoni e che difendano i cittadini dai cattivi. Non è pacifico che sia così. Per chi in Russia o in Turchia è giornalista, politico, attivista, forse anche cittadino qualunque, non mettere in sicurezza i propri dati può significare la perdita della libertà o della vita. Ossia, la privacy non è una fisima liberal, come potrebbe sembrare a un occidentale con il suo corredo di diritti civili garantiti. (E comunque, anche in Occidente, non sempre e non ovunque le autorità pubbliche sono i buoni e i diritti dei cittadini garantiti).

La stessa definizione di criminale e terrorista, che per lei e per altri paiono non essere problematiche, sono tutt'altro che univocamente definite. Per Putin tutti coloro che combattono Assad sono terroristi. Per gli USA Snowden è un criminale, non così per altri Stati, anche occidentali. La Russia gli ha dato asilo politico.

Da che cosa deriva la sicurezza che il "compromesso" sia, oltre che auspicabile, anche possibile? In che cosa consisterebbe concretamente? quale esperto di sicurezza ha proposte che vanno in quella direzione? Perchè limitarsi a dire che un compromesso è solo una questione di  buona volontà e non andare oltre è un atto di fede. A supportare la posizione di Apple ci sono esperti di sicurezza, aziende high tech e associazioni per la difesa dei diritti civili. Dalla parte dell'FBI ci sono politici e enti pubblici. Già questo dovrebbe rendere chiaro il quadro della situazione, cioè chi voglia cosa. Per lo meno dovrebbe far drizzare le antenne.