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La guerra alla crittografia - alcune questioni tecniche

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Una cosa che non e' stata mai considerata nel dibattito US-centrico scatenato dall'ingiunzione dell'FBI e' che Apple ha solo circa il 15% del mercato globale degli smartphones:

L'80% circa e' rappresentato da modelli basati su Android, e piu' della meta' di essi sono fabbricati da dozzine di ditte cinesi, spesso in forma OEM per essere venduti sotto altre marche. Anche nell'improbabile ipotesi di convincerle tutte ad adottare le backdoors che un governo americano volesse richiedere, non ci vorrebbe molto a "ri-flashare" i loro telefonini con una versione modificata di Android (che, non dimentichiamolo, e' un sistema operativo sviluppato da Google ma di cui e' possibile ottenere il codice sorgente per modificarlo e ricompilarlo). In effetti, gia' adesso esistono smartphones costruiti in questo modo appositamente per usi in cui la confidenzialita' e' particolarmente importante, come il Blackphone di Silent Circle (una societa' basata in Svizzera).

Ora, i terroristi hanno sinora mostrato di non capirci molto di crittografia e di preferire invece l'uso di telefoni usa-e-getta, ma se un giorno decidessero di diventare tecnologicamente sofisticati, che cosa credete che userebbero: l'iPhone con backdoor governativa, o un economico "IsisPhone" con hardware cinese, firmware custom, e apps (gratuite e open source) per comunicazioni cifrate?