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Favole e Calcio

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C'è un argomento retorico assurdo, ma continuamente portato avanti dagli avversari della tecnologia in campo. Si dice: "se si accettano gli errori dei calciatori, perché non accettare anche l'errore dell'arbitro?" Fa parte del bello del calcio.

almeno per me è un po' diverso. sicuramente fa parte del gioco la casualità, il destino cinico e baro e l'errore dell'arbitro vi appartiene in pieno. non è casualità interna al gioco l'errore del giocatore, mi pare anche evidente. quello sbaglia perchè è scarso e lo scopo del gioco è premiare i giocatori migliori.

se giocare su un campo "al limite della praticabilità" rende l'esito troppo casuale, si può certo,  dopo accorta riflessione,  ritoccare il limite di praticabilità; allo stesso modo, con prudenza si possono introdurre nuovi aiuti all'arbitraggio, ma in nessun modo si otterranno risultati assolutamente "giusti", che nemmeno sono auspicabili.  perchè poi giocare, con gran dispendio di energie, di incdenti sugli spalti e montagne di maglie da lavare, visto che la miglior classifica secondo giustizia è quella data dal budget disponibile?

chi conosce un po' di baseball? lì l'arbitraggio è ininfluente,  i colpi e gli errori dei giocatori sono registrati e classificati in ogni loro aspetto da tempo immemorabile, e la interminabile stagione alla fine dovrebbe confermare la verità statistica. accade infatti quasi sempre, con inarrestabile( nei decenni) decadimento dell'interesse...però c'è ancora spazio per storie come quella degli oakland athletics.

 

Una partita di calcio, rispetto alle sfide di altri sport, offre già di per sé molte chance alla squadra più debole e persino a quella che ha giocato peggio quella partita, grazie al fatto che il punteggio è determinato esclusivamente dal numero di gol segnati (che sono mediamente circa tre).

Nel tennis, nella pallavolo, nel sollevamento pesi, nel canottaggio è praticamente impossibile che il team o l'individuo che ha offerto una performance complessivamente peggiore possa aggiudicarsi la competizione. Persino nel basket è un caso raro, dovuto al fatto che il numero di azioni che portano punti è molto alto. Nel calcio questo invece è già possibile anche al netto degli errori arbitrali: non è un caso frequentissimo, ma neanche così raro. Quante volte abbiamo visto una squadra subire ogni forma di attacco, salvarsi grazie a botte di fortuna infernali e poi piazzare un gol nel finale e aggiudicarsi il match? O anche soltanto pareggiare un match che avrebbe meritato ampiamente di perdere? Se il calcio fosse giudicato da una giuria che ad ogni minuto dovesse assegnare un punto all'una o all'altra squadra a seconda della pericolosità o dell'efficacia, allora per la squadra con la peggiore performance le chance di vittoria o di pareggio sarebbero pressoché nulle (la prima di campionato tra Juventus e Udinese sarebbe finita ad esempio 72-18), ma già così queste chance sono molto più alte che in qualsiasi altro sport, a occhio e croce. E infatti Juventus-Udinese è finita 0-1.

Non sono nemmeno certo che ridurre la quantità di errori arbitrali ridurrebbe automaticamente il numero di casi in cui la squadra meno meritevole (o con meno budget) porta a casa qualche risultato, come implicitamente auspicato da Dragonfly. Anche perché il copione più frequente dell'errore arbitrale è, tipicamente, un rigore assegnato generosamente alla grande squadra che non riesce a sbloccare il risultato. 

Ma anche se si volesse per assurdo perseguire la via opposta, auspicata da Dragonfly, ovvero puntare ad ampliare ulteriormente la forbice con gli altri sport, del numero di casi in cui la squadra più debole o con la peggior performance ottiene vittorie o pareggi, perché mai dovremmo affidarci alla fallibilità dell'arbitro (che essendo umano può indirizzare la propria fallibilità in una direzione precisa) e non decidere ad esempio che un certo numero di decisioni (il 5%, 30% o il 70%, a seconda dei gusti del proponente) vengano prese non dall'arbitro o dai "moviolisti" che osservano con attenzione le immagini, ma semplicemente gettando dei dadi, reintroducendo una dose di imprevedibilità/follia del risultato, ma in quantità assolutamente controllata e desiderata.