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Favole e Calcio

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Partiamo dal più marginale. Se con "prima squadra della Thailandia" ci si intendeva riferire all'Internazionale Football Club Milano (Inter), con un confuso e sarcastico riferimento al suo proprietario, allora forse occorrerebbe informarsi maggiormente, in quanto la Thailandia era la nazione di provenienza del pataccaro a cui l'Associazione Calcio Milan ha dato credito per mesi per un'eventuale vendita del 48 o 49 percento della società, tale mr. Bee Taechaubol, noto giornalisticamente come mister Bee, o mister B, dal nome della serie in cui ha militato il Milan per un paio d'anni. Il presidente dell'Inter, Erick Thohir è infatti indonesiano ed è importante sottolineare che Milano è sempre stata in grado di valorizzare gli interventi di chi veniva a operare da fuori: prima dal contado (i vari Mandelli, Vimercati, Lissoni, tutti cognomi milanesi derivanti da toponimi di cittadine limitrofe col genitivo locativo), poi dal resto d'Italia, poi dal resto del mondo: tutta gente che ha fatto grande Milano e che è giusto ricordare positivamente in un blog come questo, tutt'altro che campanilista e sciovinista. (Fa piacere anche ricordare che la storia dell'Inter e il suo stesso nome, nascono come reazione a chi cercava di contrastare questa vocazione, appunto, internazionale)

Riguardo alla proposta in sé avanzata nell'articolo, questa è ampiamente condivisibile e, non a caso, le istituzioni del calcio, (forse illuminate dall'arrivo di Infantino, un altro interista, ai vertici della FIFA o, perché no?, da questo stesso post) hanno deciso di lavorare a una sperimentazione sulla base di un'ipotesi largamente analoga (Collina a Radio1 ha spiegato che in effetti a questa soluzione si lavorava da mesi): ora si attende solamente un protocollo esecutivo più dettagliato.

Se vogliamo entrare ancora più nel dettaglio è molto interessante l'ipotesi di agire solo in ambito di overrule (cioè dare soltanto la possibilità di annullare un fischio importante) il che, pur limitando forse eccessivamente l'efficacia della tecnologia, permetterebbe se non altro di mantenere la massima fluidità del gioco (infatto così facendo non si interromperebbe il gioco a richiesta, ma si chiederebbe soltanto di verificare, a gioco già fermo!, la correttezza di una decisione già presa): il vero problema è di capire quanto indietro si può tornare per invalidare, ad esempio, un'azione che ha portato al gol. Per spiegarci meglio: nel caso classico della Mano de Dios, il gol di Maradona con un pugno, sarebbe facile annullare quel gol, ma se il pugno fosse servito solo a conquistare il pallone cinque secondi prima della segnatura? O cinquanta secondi prima?

Mi sembra poi fin troppo prudente la proposta di limitare a una sola richiesta per partita ed eccessive tutte le clausole sanzionatorie proposte da applicare in caso di overrule non accolto.

Chiudo per segnalare alcuni aspetti paradossali:
- Il calcio senza queste modifiche sarebbe rimasto forse l'unico ambito di notevole rilevanza economica in cui alcune (non tutte) decisioni fondamentali sarebbero state prese (come adesso) dall'uomo più disinformato (l'arbitro) tra tutti quelli che assistono all'evento (tutti gli altri hanno la possibilità di vedere le riprese televisive). Dico alcune e non tutte perché in certi casi l'arbitro dal campo vede effettivamente meglio di qualsiasi somma di telecamera, ma in certi casi no.

C'è un argomento retorico assurdo, ma continuamente portato avanti dagli avversari della tecnologia in campo. Si dice: "se si accettano gli errori dei calciatori, perché non accettare anche l'errore dell'arbitro?" Fa parte del bello del calcio.
Chi avanza questo argomento non riesce a capire che l'errore del calciatore NON FALSA il risultato, quello dell'arbitro sì.
Sembra del tutto pleonastico, ma vista la popolarità dell'argomento, aggiungo un esempio.
Siamo sullo 0-0 di Cani vs. Gatti.
All'89esimo, il bomber Fido, centravanti di Cani, sbaglia un gol fatto a porta vuota. Il punteggio resta GIUSTAMENTE, sullo 0-0, perché Cani paga lo scotto di avere giocatori non infallibili.
Poi al 90esimo Miao, bomber di Gatti, segna un gol, ma l'arbitro annulla per un fallo di mano inesistente e poi fischia la fine dell'incontro. Che sarebbe dovuto finire 0-1 per Gatti, in quanto Gatti paga INGIUSTAMENTE l'errore dell'arbitro.
Insomma: gli errori dei calciatori vengono scontati internamente al risultato, gli errori dell'arbitro turbano, dall'esterno il risultato. Sembra assurdo doverlo spiegare, ma esistono fior di commentatori adulti che avanzano di continuo tesi opposte.

C'è un argomento retorico assurdo, ma continuamente portato avanti dagli avversari della tecnologia in campo. Si dice: "se si accettano gli errori dei calciatori, perché non accettare anche l'errore dell'arbitro?" Fa parte del bello del calcio.

almeno per me è un po' diverso. sicuramente fa parte del gioco la casualità, il destino cinico e baro e l'errore dell'arbitro vi appartiene in pieno. non è casualità interna al gioco l'errore del giocatore, mi pare anche evidente. quello sbaglia perchè è scarso e lo scopo del gioco è premiare i giocatori migliori.

se giocare su un campo "al limite della praticabilità" rende l'esito troppo casuale, si può certo,  dopo accorta riflessione,  ritoccare il limite di praticabilità; allo stesso modo, con prudenza si possono introdurre nuovi aiuti all'arbitraggio, ma in nessun modo si otterranno risultati assolutamente "giusti", che nemmeno sono auspicabili.  perchè poi giocare, con gran dispendio di energie, di incdenti sugli spalti e montagne di maglie da lavare, visto che la miglior classifica secondo giustizia è quella data dal budget disponibile?

chi conosce un po' di baseball? lì l'arbitraggio è ininfluente,  i colpi e gli errori dei giocatori sono registrati e classificati in ogni loro aspetto da tempo immemorabile, e la interminabile stagione alla fine dovrebbe confermare la verità statistica. accade infatti quasi sempre, con inarrestabile( nei decenni) decadimento dell'interesse...però c'è ancora spazio per storie come quella degli oakland athletics.

 

Una partita di calcio, rispetto alle sfide di altri sport, offre già di per sé molte chance alla squadra più debole e persino a quella che ha giocato peggio quella partita, grazie al fatto che il punteggio è determinato esclusivamente dal numero di gol segnati (che sono mediamente circa tre).

Nel tennis, nella pallavolo, nel sollevamento pesi, nel canottaggio è praticamente impossibile che il team o l'individuo che ha offerto una performance complessivamente peggiore possa aggiudicarsi la competizione. Persino nel basket è un caso raro, dovuto al fatto che il numero di azioni che portano punti è molto alto. Nel calcio questo invece è già possibile anche al netto degli errori arbitrali: non è un caso frequentissimo, ma neanche così raro. Quante volte abbiamo visto una squadra subire ogni forma di attacco, salvarsi grazie a botte di fortuna infernali e poi piazzare un gol nel finale e aggiudicarsi il match? O anche soltanto pareggiare un match che avrebbe meritato ampiamente di perdere? Se il calcio fosse giudicato da una giuria che ad ogni minuto dovesse assegnare un punto all'una o all'altra squadra a seconda della pericolosità o dell'efficacia, allora per la squadra con la peggiore performance le chance di vittoria o di pareggio sarebbero pressoché nulle (la prima di campionato tra Juventus e Udinese sarebbe finita ad esempio 72-18), ma già così queste chance sono molto più alte che in qualsiasi altro sport, a occhio e croce. E infatti Juventus-Udinese è finita 0-1.

Non sono nemmeno certo che ridurre la quantità di errori arbitrali ridurrebbe automaticamente il numero di casi in cui la squadra meno meritevole (o con meno budget) porta a casa qualche risultato, come implicitamente auspicato da Dragonfly. Anche perché il copione più frequente dell'errore arbitrale è, tipicamente, un rigore assegnato generosamente alla grande squadra che non riesce a sbloccare il risultato. 

Ma anche se si volesse per assurdo perseguire la via opposta, auspicata da Dragonfly, ovvero puntare ad ampliare ulteriormente la forbice con gli altri sport, del numero di casi in cui la squadra più debole o con la peggior performance ottiene vittorie o pareggi, perché mai dovremmo affidarci alla fallibilità dell'arbitro (che essendo umano può indirizzare la propria fallibilità in una direzione precisa) e non decidere ad esempio che un certo numero di decisioni (il 5%, 30% o il 70%, a seconda dei gusti del proponente) vengano prese non dall'arbitro o dai "moviolisti" che osservano con attenzione le immagini, ma semplicemente gettando dei dadi, reintroducendo una dose di imprevedibilità/follia del risultato, ma in quantità assolutamente controllata e desiderata.

Cominciamo da quelle marginali: lapsus freudiano che manifesta una qualche tara mentale, in effetti è la prima squadra dell'Indonesia, nonchè la seconda di Milano quella rappresentata all'inizio. Fortunatamente il bluff thailandese si è rivelato pari all'attuale proprietario del Milan A.C., fine della nota marginale.

Cominciamo da "quanto indietro, etc., etc. ?", per me si torna indietro dall'ultimo passaggio, sia esso di cinquanta metri o di due centimetri, non è una questione temporale (tutto è nato quando al 15° l'arbitro non ci ha concesso un corner, per questo ci hanno segnato al 90°), ma spaziale, potremmo avere il caso di un gol convalidato perchè sul primo passaggio il giocatore era in fuorigioco non fischiato, ma sul secondo il giocatore era in posizione regolare, ma sono casi limite, nel calcio è importante lo spazio, non il tempo. Spero quindi sia chiaro che se mi aggiusto il pallone con la mano e faccio un cross e un mio compagno di squadra segna il gol è annullabile, se mi aggiusto un pallone con la mano, faccio un dribbling (quindi inserisco dei tocchi del pallone) e crosso, etc., etc. il gol NON è annullabile.
Spero di aver risolto la domanda in maniera soddisfacente (Marco se leggi fammi sapere), perchè la domanda è veramente interessante e mi ha permesso di chiarire un aspetto che non avevo indicato (mea culpa).

Riguardo la possibilità del challenge: lo limito a una sola volta per partita e lo penalizzo fortemente perchè le squadre potrebbero abusarne: ad ogni fischio via di challenge. Lo potremmo stemperare introducendo la possibilità per una squadra di chiamarne un altro laddove il primo abbia avuto esito positivo: hai richiesto un challenge, hai avuto ragione, quindi hai diritto al secondo, ma penalità e limite devono esistere (nel football NFL la penalizzazione è un time-out, nel calcio non c'è il time-out, per questo penalizzo la sostituzione. Nel basket il challenge non esiste).

Se hai altri dubbi/domande ne parliamo, mi sento Collina :).