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Il governo rosso-brunato. IV

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 Si, ma quella cosa li' non ha bisogno del cattolicesimo, men che meno del cattolicesimo in declinazione italiana. 

Per questo son confuso e mi chiedo se il cattolicesimo popolare italiano non sia altro che una forma, fra le tante, in cui la cultura della societa' chiusa si puo' razionalizzare e cementare. 

In questo caso non vi sarebbe nulla di specificatamente italiano, e' una cosa che occorre ovunque. Da noi con una intensita' particolarmente forte, senza dubbio.

La domanda che mi faccio e' duplice. 


- Davvero l'intensita' con cui si manifesta da noi e' piu' forte che altrove? A me cosi' sembra essere, di certo nell'Europa che non ha subito la dominazione russa. Ma poi c'e', per esempio, la Russia e li' abbiamo fenomeni molto simili che "unificano" il popolo russo (e che tutti i regimi hanno usato per ottenere consenso, Putin in primis). E la domanda diventa: allora e' la chiesa ortodossa?

- In secondo luogo, io non volevo solo sottolineare (e rileggendo vedo di aver fallito) l'aspetto chiusura e sentirsi migliori/speciali. Volevo anche sottolineare la particolare relazione popolo/elite che il modello del moralismo cattolico italiano permette. In questo modello il popolo (le pecore) son tutte uguali e tutte buone, non vi sono conflitti d'interesse o di gruppo, non vi sono differenze di status, di conoscenze, di professionalita', tutti uguali e tutti buoni ed onesti. E poi c'e' il pastore, che viene dal popolo e che SE onesto lo rende prospero e se disonesto lo tosa. Questa la visione cattolica classica dei rapporti sociali e questa la narrativa di lega e 5s sul rapporto fra classe politica e popolo. Ecco, QUESTA mi sembra specificatamente italiana e propria del moralismo cattolico. 

il popolo (le pecore) son tutte uguali e tutte buone, non vi sono conflitti d'interesse o di gruppo, non vi sono differenze di status, di conoscenze, di professionalita', tutti uguali e tutti buoni ed onesti. E poi c'e' il pastore, che viene dal popolo e che SE onesto lo rende prospero e se disonesto lo tosa

Ok, ora capisco un po' meglio.

 

 

Sono abbastanza d'accordo, in Italia va peggio che altrove. La mia esperienza di vita all'estero si limita a un po' di Germania e un po' di Stati Uniti, e in questi due stati non ho percepito affatto questa chiusura che esce da noi adesso (ma che sotto sotto doveva esserci anche prima, mi pare). Sono due stati dove c'è il protestantesimo, magari fa davvero la differenza.

Se dovessi cercare un rapporto simile tra popolo e governanti, mi verrebbe in mente il sudamerica, tipo quello descritto da Garcìa Marquez o dalle vignette di Quino (Mafalda). Pure questi sono paesi cattolici.

Però niente, non mi faccio convinto che ci sia un caso italiano con una qualità speciale. A me sembra che la società italiana fosse quasi ovunque molto arretrata, da terzo mondo, fino al secondo dopoguerra. Carlo Levi vedeva questa società addirittura come pre-cristiana. La nostra scuola non ha funzionato, ci sono ancora un sacco di italiani con seri problemi di comprensione del testo, e che non hanno studiato abbastanza da distinguere una affermazione scientifica semplice da una nozione magica tipo le scie chimiche.

In questo quadro di ignoranza eccessiva, uno che avesse cattive intenzioni fa presto a intortare abbastanza gente da fasi votare. E' desiderio innato di tutti non essere da meno degli altri (= siamo tutti uguali), e che a prendersi le responsabilità ci pensi qualcun altro (= pastore che se funziona è come noi, se le cose vanno male era cattivo). Non può essere solo troppa stupidità in giro il caso italiano? Perché no? Cosa  non capisco?

Infatti anche secondo me non è solamente una questione italiana.

Noi italiani non ci facciamo mancare niente e finiamo per essere gli apripista di movimenti politici mondiali, come già successo in passato: da mussolini a Hitler, da Berlusconi a Trump, da Salvini a (non ci voglio nemmeno pensare).