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Il governo rosso-brunato. IV

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Il desiderio di tornare ad un idealizzato stato originario (che poi non si sa bene a quando risalirebbe esattamente, né in cosa sarebbe preferibile all'attuale) non mi sembra caratteristico solo degli italiani in questo momento storico. Facile individuarne la pre-causa nel fatto che una parte della popolazione dei Paesi evoluti si sente esclusa dai benefici dell'ultima fase della globalizzazione. E quindi subisce il fascino di una narrazione differente. Credo che la nostra attuale maggioranza parlamentare sia almeno in parte un prodotto dello stesso fenomeno, tanto che i due partiti di governo sono accomunati (anche, se non principalmente) dalla individuazione del nemico in un soggetto esterno, o meglio in un vero e proprio "sistema" esterno, che sia la UE o il fenomeno migratorio. La narrazione della globalizzazione ha smesso di funzionare, almeno per alcuni. Personalmente non credo neppure che abbiano tutti-tutti i torti, ma il punto è un altro. Gli italiani che li hanno scelti sono pur sempre una percentuale, neppure maggioritaria della popolazione. Se i sondaggi di oggi attribuiscono a questa maggioranza il 60 o addirittura l' 80% di consensi, questi sondaggi sono fuorvianti. Il risultato elettorale si gioca sugli incerti e sugli astenuti. Ad esempio, ci sono molti elettori delusi da Renzi che hanno portato il PD dal 40% a meno del 20%, ma magari non abbracciando realmente un'altra preferenza, quanto piuttosto astenendosi, oppure scegliendo sì l'altro partito, ma con intento punitivo. A volte può essere anche una serie di circostanze, una carambola della storia, che fa prendere alle cose una direzione piuttosto che un'altra. Voglio dire, i leavers hanno vinto con il 52%, Clinton ha avuto più voti di Trump. Più in generale, credo che quello che ancora manchi a queste analisi sia una considerazione della divisione delle nostre società in classi sociali. Sembriamo non essere più in grado di identificare le classi sociali. Eppure esistono, ed hanno interessi contrapposti. Credo non basti raccontarci storie di cui siano protagonisti gli italiani, gli inglesi o gli ungheresi in quanto tali, ma capire quali sono gli italiani o gli inglesi o gli ungheresi che vogliono sentirsi raccontare una certa storia, in base alle loro preferenze, al loro reddito, alla loro cultura specifica. Un tratto comune dei populismi attuali è proprio l'esaltare il popolo in quanto tale, come entità monolitica con attributi propri. Criticare il popolo in quanto tale ci pone sullo stesso piano dialettico. 

Beninteso, anche io esprimo in maniera incompleta e non chiarissima quello che ho forse da qualche parte in testa, senza alcuna pretesa di esaustività