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La surreale vicenda della bancarotta delle banche

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la discussione è virata,  in diversi interventi, fatalmente verso il problema generale,(non quindi delle specificità del caso delle 4 banchette) della consulenza che offrono le banche agli investitori retail, perloppiù canuti vecchietti ormai poco lucidi, tanto da chiedere all'oste se il suo vino è buono o al ristoratore di servirgli tranquillamente gli avanzi, visto che è cliente da trent'anni e lo sarà comunque.

un punto solo: il conflitto di interessi più comune e dannoso è quello sui costi del servizio, non, come credono molti, quello sugli esiti futuri dell'investimento. prodotti inutilmente complicati, opachi nella struttura, non sono venduti perchè  la banca è controparte di tali inique  scommesse e quindi ha interesse diretto alle perdite del cliente. in genere è roba o robaccia comprata da un fornitore perchè si ritiene abbia un qualche appeal di marketing ("capitale garantito", "floor, "step-up" "fondo previdenza anni sereni" etc) che ne consenta una  vendita  con alti ricarichi, oppure meglio ancora una rendita lunga e gentile  di costi gestionali. a sbolognare allo sportello invece investimenti propri (e sbagliati) della banca, invece da un dieci anni almeno, si rischia troppo, non conviene più.

idem per  un mutuo: fisso o variabile? la banca saprebbe come andranno tassi ma non me lo vuole dire? quando è molto meglio infilarci spese di pratica, assicurazioni, penali esagerate, tutte cose che a confrontarle sul mercato si fa fatica.

le buone prassi allora sono immediate: si compri (se si vuole, non è obbligatorio) solo roba semplice, quotata, in quantità e composizione approvata da un dietologo terzo che ci ha misurato il giro-vita,, ai costi più bassi. sapendo che poi ci si può rimettere lo stesso.