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La surreale vicenda della bancarotta delle banche

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slippery slope

dragonfly 13/12/2015 - 15:52

non è così, anzi. chi ha un fido "subordinato" ad altre condizioni può temere di perdere il fido solo se ritiene che nessuna altra banca possa concederglielo alle stesse condizioni.

se nessuna altra banca lo vuole affidare, può essere che sia comunque un fido da non concedere. questo affidatario infatti, se ho ben capito, viene adesso anche escluso dal tentativo di rimborso umanitario, in quanto non a torto ritenuto sufficentemente esperto di finanza per capire a che gioco si stava giocando. è un mondo di ombre e specchi e le vittime non sono sempre quelle che sembrano.

qua, poche righe sopra, gli affidatari in sofferenza li volevano anzi mandare in galera.

 La banca X può rinnovare il fido a condizioni molto più favorevoli di qualsiasi altra banca  in cambio di sottoscrizione di titoli  - ed in questo caso si tratterebbe del caso 2 da noi citato (e della ministra Serracchiani, come da sue dichiarazioni a Otto e Mezzo - a proposito della Pop Vicenza se mi ricordo bene). 

entrambi i casi

dragonfly 13/12/2015 - 18:57

1) fido concesso a chi non lo avrebbe avuto

2) fido concesso a condizioni migliori

sono in definitiva un riacquisto di azioni proprie, quello che nella popvicenza e altre ha sostenuto fittiziamente gli aumenti di capitale. quanto meno, gli affidatari si sono prestati in cambio di vantaggi, il ricatto è molto opinabile.

 

Cioè, il caso 1, non sarebbe affatto un ricatto, "ti do un fido se mi compri il prodotto", ma una situazione del tipo: "sei inaffidabile ma se ti impegni acquistando anche dei prodotti posso venirti incontro". Che non è beneficenza ma sicuramente cambia la prospettiva.

Quindi ci troviamo in una condizione diversa da quella prospettata nell'articolo, o sbaglio?

qua sotto lo spiega meglio. son cose che capitano.

Lo spiega benissimo,grazie (a te ed a lui). 

Devo rilevare che queste vicende attecchiscono nei prati sconfinati e provinciali delle piccole/piccolissime imprese, che in Italia sono la stragrande maggioranza. Imprese che, anche se spesso geniali nel gestire il proprio business, hanno una scarsissima cultura finanziaria (compreso il sottoscritto).

Questa lacuna credo che spieghi, in parte, il caso degli imprenditori con grossi problemi di rating ed effettivamente messi di fronte all’alternativa: o compri le azioni della banca (e/o le sue obbligazioni) o non ti ampliamo il fido.

Io penso che un imprenditore, mediamente avezzo a soppesare ogni giorno nella sua attività il rapporto rischio/beneficio, dovrebbe capire che c’è qualcosa che non funziona se la sua banca, dopo averlo valutato come “cliente fortemente a rischio”, lo affida comunque in cambio dell’acquisto di sue azioni e/o obbligazioni.

O la banca non sa fare il suo mestiere o quello che gli rifila è pari, se non + rischioso del cliente stesso. Le vicende di questi giorni confermano il secondo teorema.

Tutto questo, ovviamente, non attenua la responsabilità di quelle banche sotto il profilo della deontologia professionale (qualcuno spieghi ad alcuni funzionari di banca rampanti che non stiamo parlando di ortodonzia).