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La surreale vicenda della bancarotta delle banche

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appunto

giovanni federico 13/12/2015 - 01:13

se dimostrato il dolo (truffa o ricatto) i truffati possono rivalersi sui truffatori - cioè i vecchi amministratori o sulle banche che li hanno truffati. Però gli amministratori per quanto benestanti non credo abbiano i soldi e le banche, a differenza della HBSC,  sono fallite e quindi non possono rimborsare. Lo stato non ha alcun dovere di farlo, almeno in linea di diritto. Poi può fare qualche elargizione 'umanitaria' perchè le  somme sono modeste per il bilancio statale. Ma non credo sia possibile senza incorrere in procedura per aiuti di stato (e infatti leggo che vuole far intervenire il fondo di risoluzione, formalmente privato) e oltretutto mi sembra un precedente pericoloso. Quanti di quelli che ora invocano un intervento sarebbero disposti a pagare con le loro tasse un salvataggio di grandi dimensioni

Che possa seguire il risarcimento civile dopo una condanna per truffa in sede penale è sottinteso.
Ma questo lasciamolo stare.
Ci sono altre due possibilità per ottenere un risarcimento:
1. dimostrare in sede civile la non adeguata informazione ricevuta. Esistono precedenti condanne in questo senso a carico di intermediari, banche, e finanche dell'inps (per aver consigliato di accettare la mobilità ad un lavoratore che poi non ha raggiunto i requisiti per la pensione).
2. l'azione di responsabilità civilistica nei confronti degli amministratori.
Ed è in relazione al punto 2 che c'è un aspetto (che finora solo La Stampa mi pare abbia evidenziato) che merita attenzione.
Normalmente, l'assemblea può deliberare di agire in danno nei confronti degli amministratori (ripeto: non serve provare nessuna truffa, è un'azione puramente civilistica). Ma se la società fallisce, la legittimazione all'azione spetta al curatore. E se il curatore non ritiene di agire nei confronti degli amministratori? Non è un dramma, perché i creditori vengono (parzialmente) soddisfatti all'esito della procedura fallimentare.
Qui non c'è fallimento, ma non c'è neppure possibilità di agire, perché la decisione spetta ai commissari ed a BKI, in base ad una legge (rectius: decreto legislativo) di marzo. Il che verosimilmente potrebbe tradursi in una maggiore protezione degli amministratori rispetto ad una situazione "standard".
Che non mi sembra elemento da non tenere in considerazione nella complessiva vautazione della vicenda,

 il punto era se gli investitori truffati (ammettendo sia truffa) abbiano il diritto di rivalersi sullo stato per la mancata vigilanza. Il decreto impedisce se ho capito bene che si  citino in giudizio civile gli amministratori e le banche fallite (e quindi potrebbe essere un favore al padre della Boschi) - ma anche se lo facessero penso troverebbero poco. Sicuramente non 200-300 milioni per ripagare le obbligazioni 

Diritto a rivalersi sullo Stato, nessuno.
Ma qui c'è una limitazione della possibilità di rivalersi civilisticamente sugli amministratori. Cioè una limitazione alla possibilità di servirsi dell'azione giudiziaria che, in via generale, è congegnata ad hoc (art. 2394 del codice civile + legge fallimentare).
Non è che dovrebbero necessariamente vedersi rimborsate le obbligazioni, si tratterebbe nel caso di vedersi risarcire un danno, che può essere benissimo inferiore al valore delle obbligazioni detenute.
Ma che già sarebbe qualcosa.
Qual è il senso di questa regola (che, ripeto anche questo, non sta nel decreto di novembre ma già nel decreto legislativo di marzo) è qualcosa che vorrei capire per non dover concludere che è un favore fatto a questi amministratori.
Insomma, potrebbero anche non essere responsabili penalmente, ma esserlo civilisticamente (e questa è la regola generale per gli amm.ri) solo che stavolta questo non è vero se commissari e BKI non decidono loro che si deve andare in giudizio.
A me piacerebbe che questo il governo (va benissimo anche un tecnico di BKI) lo spiegasse.

una possibilità.Gli amministratori molto probabilmente erano assicurati contro la responsabilità civile, se le coperture erano adeguate gli investitori avrebbero qualche speranza di indennizzo.

direi di no

reckless 14/12/2015 - 13:27

L'assicuratore non è tenuto a nessun pagamento se non vi è tenuto l'assicurato.

Voglio precisare che fin qui ho parlato genericamente di "fallimento" ma, per essere più precisi, a quanto mi consta (non sono assolutamente un esperto del settore) premesso che già la normativa generale è abbastanza incasinata, c'è la possibilità di ricorrere alla liquidazione coatta amministrativa anziché lasciare che la banca fallisca.

In ogni caso, queste procedure prevedono sempre una qualche soddisfazione dei creditori.

Qui no, perché la banca non viene liquidata (viene infatti salvata) ma non c'è neppure la possibilità di azione da parte dei creditori (per riduzione della consistenza patrimoniale e quindi della loro garanzia sul credito).

A meno che non mi sfugga qualcosa, ma le mie ricerche su internet del parere di qualche esperto finora non hanno dato esito.