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La surreale vicenda della bancarotta delle banche

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Concordo con la richiesta di Francesco Forti di analizzare le analogie/differenze con precedenti salvataggi effettuati in altre nazioni. In particolare Spagna e Germania. Perché?

Perché sui media italiani si sta affermando - non da oggi, ma soprattutto adesso - una narrativa (brutta parola usata così) che afferma, "grosso modo": la Germania ha portato a termine i suoi salvataggi (vedi ad esempio qui e qui) e poi ha imposto all'Europa di stringere i cordoni. Quanto c'è di vero? E anche se fosse vero, quanto c'è di colpevole nel sistema (bancario e politico) che avrebbe fatto gli stessi danni e poi non sarebbe nemmeno corso ai ripari in tempo utile? O è una narrativa falsata a prescindere, la solita scusa per autoassolversi sputando sulla Merkel?

L'altra cosa che capisco solo a grandi linee, (please help!) è come si sarebbe composta diversamente la platea dei danneggiati (tra contribuenti, sistema bancario, azionisti, obbligazionisti a, obbligazionisti b, lavoratori, correntisti, creditori ecc.) nelle varie soluzioni ipotizzabili e in quella alla fine adottata.

Seguendo questo articolo di Repubblica, che fa seguito all'audizione in commissione Finanze della Camera del Capo del Dipartimento della Vigilanza bancaria e finanziaria di Banca d'Italia, Carmelo Barbagallo, c'erano diverse soluzioni: 1)  far intervenire il Fondo di tutela dei depositi (quello che garanstice i c/c sotto 100mila euro), insieme ad altre banche, (la preferita da Banca d'Italia, ma bloccata dalla UE); 2) intervento del Fondo nazionale di risoluzione (quella poi scelta: resa necessaria dopo il blocco della prima soluzione) ma se vengono usati fondi di Stato per sostenere le banche, indipendentemente da dove essi provengano, si applicano le norme Ue compresa la 'condivisione degli oneri'", cioè la partecipazione di azionisti e obbligazionisti alle perdite. Proseguendo nella lettura dell'articolo sembra che ci fossero altre due soluzioni 3) bail-in: cioè coinvolgimento anche di obbligazionisti più garantiti (senior) e depositanti sopra 100mila euro, che scatterà dal 2016 - oltre alle azioni e ai titoli subordinati sarebbero stati toccati "i circa 12 miliardi di euro di massa 'non protetta' delle quattro banche, inclusi i 2,4 miliardi di obbligazioni non subordinate e 4) liquidazione 'atomistica', (ma in questo caso non sarebbe stata assicurata la continuità delle funzioni essenziali delle quattro banche; alle 200.000 piccole imprese affidate si sarebbe dovuto chiedere il rientro immediato, con danni ingentissimi per le economie locali; sarebbero stati tutelati i soli portatori di depositi garantiti, sacrificando i crediti di un milione di risparmiatori e i posti di quasi seimila lavoratori, con una devastante distruzione di valore". Uno scenario che inevitabilmente, per Barbagallo, sarebbe scattato senza il decreto di risoluzione.

E' così oppure ho capito male io? E quale sarebbe stata quella più equa e indolore? (E poi indolore per chi)?

E poi: si parla tanto dei danneggiati, ma chi sono i beneficiati? Queste sofferenze da chi sono state generate? Immagino da chi ha usufruito di prestiti e finanziamenti spesso erogati con criteri "politici" e non economici o sbaglio? Adesso, la faranno franca? Se le banche fossero fallite non sarebbero stati correi di bancarotta fraudolenta? 

Un'altra domanda che emerge dall'articolo sono i dubbi sulla svalutazione delle sofferenze trasferite dalle quattro banche risolte alla bad bank che ha il compito di venderle. Il decreto ha portato il loro valore da 8,5 a 1,5 miliardi (il 17% dell'originale), quando in media la copertura dei crediti inesigibili del sistema bancario è sopra il 40%. Ciò ha generato maggiori perdite, assorbite appunto con l'azzeramento di azioni e obbligazioni. Ancora una volta, la strada è stata indicata da Bruxelles: "Le perdite sono state rilevate secondo la metodologia imposta di fatto dalla Commissione Europea, che richiede che la valutazione delle sofferenze sia effettuata assumendo come indicatori i prezzi presumibili in caso di immediata cessione sul mercato, anziché valori coerenti con le ordinarie prassi contabili, che tengono conto della 'capienza' delle garanzie e della presumibile durata delle procedure di recupero". Nel dettaglio, la direzione della concorrenza ha chiesto di valutare al 25% del nominale le posizioni supportate da garanzia reale e all'8% circa le altre.

Insomma, molti, molti dubbi... 

, ma chi sono i beneficiati? Queste sofferenze da chi sono state generate? Immagino da chi ha usufruito di prestiti e finanziamenti spesso erogati con criteri "politici" e non economici o sbaglio? Adesso, la faranno franca? Se le banche fossero fallite non sarebbero stati correi di bancarotta fraudolenta?

montepaschi se la sono mangiata i senesi, con la mediazione della fondazione. banca etruria, gli imprenditori locali che finalmente avevano trovato una banca che faceva i loro interessi. e c'era gente che applaudiva pure.

bancarotta fraudolenta, credo ricorra se da azionista distrai per te risorse dal patrimonio. ma qua gli azionisti, irregimentati in "una testa, un voto", hanno perso tutto.

però, nemmeno si può essere superfissisti, che "vada male" non presuppone sempre un colpevole che ha incassato quanto perso da altri. di sicuro, sarà meglio guardarci bene.

... in questo caso mi sembra che non serva essere superfissisti nell'ipotizzare che qualcuno di molto "vicino" (familiari? soci? amici degli amici? compagni di partito?) ai vertici di queste banche abbia beneficiato di un certo tipo di gestione. 

Per quanto riguarda la bancarotta fraudolenta, non sono un avvocato, ma si applica non solo se distrai PER TE le risorse. Leggo dall'articolo 1 e 2 del 216 R.D. n. 267/1942 (il grassetto è ovviamente mio.

È punito con la reclusione da tre a dieci anni, se è dichiarato fallito, l’imprenditore, che:

1) ha distratto, occultato, dissimulato, distrutto o dissipato in tutto o in parte i suoi beni ovvero, allo scopo di recare pregiudizio ai creditori, ha esposto o riconosciuto passività inesistenti;

2) ha sottratto, distrutto o falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto o di recare pregiudizi ai creditori, i libri o le altre scritture contabili o li ha tenuti in guisa da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.

 per il caso 1) occorrre provare che l'amministratore ha dolosamente distrutto o dissipato e poi che ci fosse la complicità specifica del debitore. allora, difficilmente chi li ha presi in prestito sarà condannato.

la mia osservazione è molto semplice: qualunque business, anche il più vigiliato, è e deve essere soggetto alla possibilità del fallimento senza che ci debba essere sempre una colpa. nel nostro caso, le colpe ci sono, ma forse di tipo politico, non penale. poi, vedremo.

"altri" potrebbe essere benissimo un cliente che si è voluto/dovuto favorire.