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La proposta di Salvini. Una traduzione

8 commenti (espandi tutti)

Premesso che solo a sentir nominare l'autore di queste "elucubrazioni" mi viene l'orticaria, su una cosa mi permetto di essere parzialmente daccordo con lui; e cioè sulle utlime tre righe ( quelle dopo i puntini di sospensione) del paragrafo intitolato "Meno stato".
Vivo in un piccolo comune sottoposto (al pari delle metropoli) ai vincoli di bilancio di cui tutti sappiamo e sulla cui necessità possiamo anche concordare; la questione è che, ad esempio, le spese per l'ordinaria manutenzione sono vincolate mentre non lo sono quelle legate agli interventi di emergenza che, se le rapportiamo al medio periodo, sono molto superiori ( un po' come dire, risparmiamo sui cambi dell'olio se poi spenderemo il quadruplo per sostituire il motore fuso pazienza ... sono disgrazie).
Accetto critiche e correzioni

Non è mai nato veramente in Italia, ma ad ogni buon conto il pietrone sopra qualunque speranza di attuazione venne messo da Tremonti, con l'appoggio della Lega, quando reagì alla crisi finanziaria con i tagli lineari e vari altri vincoli alla spesa dei comuni. La politica è stata poi continuata da Monti, Letta e Renzi, in coerenza con il pensiero unico delle classi dirigenti italiane (che il federalismo non l'ha mai capito).

La soluzione alternativa è molto semplice. Si da una cifra fissa a tutti (funzione di popolazione e sua struttura demografica) per garantire livelli minimi di servizio e per il resto se un comune vuole spendere deve tassare i suoi cittadini. Al primo trimestre in cui è in deficit si commissaria il comune. 

La Lega ha operato attivamente perché questo non accadesse e anche in questa intervista Salvini propone l'eliminazione delle imposte sugli immobili, che per ottime ragioni teoriche e nella pratica internazionale servono a finanziare gli enti locali. A quel punto lamentarsi dei vincoli dei bilancio dei comuni fa solo ridere.

finanza locale

dragonfly 7/12/2015 - 23:16

La soluzione alternativa è molto semplice. Si da una cifra fissa a tutti (funzione di popolazione e sua struttura demografica) per garantire livelli minimi di servizio e per il resto se un comune vuole spendere deve tassare i suoi cittadini. Al primo trimestre in cui è in deficit si commissaria il comune.

parrebbe anche a me. comunque, resistono bene anche altre idee, trasversali/multipartisan: tenersi ben strette ad es, municipalizzate che fanno utili in regime di monopolio, "perchè anche il comune può e deve guadagnare, per le spese sociali e anche per investimenti a sostegno dell'economia locale!".

amen, mi sa che è battaglia che continueranno i discendenti.

con lei sulle cause della situazione, però a questo punto le chiederei di spiegarmi (ammesso che una spiegazione esista) come mai anche persone di livello intellettuale ben più alto di Tremonti & Co. abbiano commesso gli stessi errori.

Monti ha dovuto fronteggiare una situazione di emergenza con una maggioranza parlamentare riottosa. È riuscito a far la riforma Fornero ma poi ha dovuto fermarsi. Sul federalismo, la mia impressione è che non avesse né le idee chiare né una forte volontà di andare avanti. Letta e Renzi sono di livello più alto di Tremonti, ma non mi avventurerei a dire ''ben più alto''. Sia come sia, stessi problemi di Monti: maggioranza eterogenea, idee poco chiare, volontà anche minore.

Quando parlo di ''pensiero unico delle classi dominanti italiane'' lo dico sul serio, non è uno slogan. Più o meno i nostri politici, sulle questioni fondamentali di economia e disegno istituzionale, la vedono abbastanza allo stesso modo, dall'estrema destra all'estrema sinistra passando per il M5S. È la cultura di base dei politici e degli elettori. Il federalismo non fa parte di questa cultura. Non ne ha mai fatto parte nemmeno per la Lega, che ha sempre considerato il federalismo semplicemente come redistribuzione di risorse tra trritori.

Sandro, degli elettori (salvo minoranze irrilevanti).  COmpresi di quelli leghisti.

Ma perchè avete tutti (salvo Palma) questa idea del popolo buono illuso e/o fuorviato dalle classi dominanti cattive?

Eh?

sandro brusco 8/12/2015 - 21:16

Ho detto

È la cultura di base dei politici e degli elettori. Il federalismo non fa parte di questa cultura.

Quindi sono d'accordo con te (e Palma).  Poi, se sia la cultura delle elites a influenzare quella degli elettori o viceversa è questione per me troppo complessa. Tanto, nel breve periodo non c'è molto da fare, e nel lungo ... well, you know.

però, mi pare che in tutti i casi si possa parlare semplicemente di "miopia contabile", che (mi) risulta ancor più incomprensibile se applicata da personaggi "di livello".