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Eurabia e Società Aperta

3 commenti (espandi tutti)

e proprio nelle premesse che Lei da per scontate.
Sulla sua proposta invece sì, e perfettamente. Che indica che con l'aiuto forse del bon sens si possono talvolta raggiungere conclusioni identiche partendo da premesse opposte.
Non mi è per nulla evidente che il feto (o l'embrione) sia "umano" e soprattutto non ritengo che sia "individuo", e quindi che l'aborto sia una forma di "eliminazione di un individuo" come Lei afferma.
Non ci sono dubbi che sia parte dell'umano, come lo è anche una mia unghia o un mio capello, ma non è un essere umano. L'essere umano, e l'essere in generale, nella mia concezione non è statico ma in divenire, dunque non ha bisogno di inizi.
Non è vero poi che "nessun ammontare di pippe mai produsse individui e mai li produrrà". Bimbi che conosco sono nati tramite FIVET grazie a una generosa pippa in un bicchierino, ed è molto probabile che in un futuro prossimo si possano produrre "individui da pippa" pure con sforzo minore, e magari anche a partire da un po' di saliva o da un dente cariato.
I diritti si accordano ad individui non a potenziali individui creati da concetti, ma "individuo" è esso stesso un concetto.
Un concetto di cui la giurisprudenza abbisogna, per fissare i soggetti depositari di diritti, creato appunto per questo scopo.
Per la funzione normativa che riveste, il concetto di "individuo" deve essere definito rigidamente, quindi continueremo sempre a cercare una linea netta di demarcazione. Ma questa linea netta non è affatto contenuta nell'oggetto, e non è necessaria al pensiero. E' solo uno strumento.
Se le querce fossero depositarie di diritti, allora si presenterebbe la necessità pratica di separare con una linea netta "ghianda" da "quercia", e dovremmo trovare un accordo su un qualche criterio da adottare.
Ma quale che fosse, questo criterio sarebbe puro arbitrio, inventato per scopi contingenti.
Nel processo continuo che da ghianda conduce a quercia io non vedo alcun istante magico in cui un'essenza statica muti all'improvviso in un'altra essenza statica di dignità superiore.
Mi appare come evidente che il divenire sia nell'essenza.

Umano

Francesco Forti 10/12/2015 - 18:38

Certo che il feto dell'uomo è umano. Non è sauresco, bovino o felino. È umano.
Così come quando si trova un reperto fossile di, mettiamo 400 anni fa, oppure si trova un orecchio o un dito (come parte macabra di un riscatto) l'esame scientifico afferma che si tratta di reperto umano. Anche un capello, uno spermatozoo, un embrione, quindi. Il che non vuol dire che goda dei diritti (e dei doveri) che noi solitamente assegnamo agli individui.
Il nostro irrefrenabile impulso (metafisico) a tracciare linee nette cozza con la realtà fisica delle cose (quando uno nasce? quando uno muore?) ma alla fine si trovano dei compromessi, che magari qualcuno non accetta.

Paletti.

Jo 11/12/2015 - 00:28

D'accordo su tutto, ma rimane da capire come possa un compromesso resistere nella difesa dei valori occidentali dalle tentazioni della collettività se questo è stabilito proprio dagli umori della collettività, e non certo dalla biologia (e si spera neppure dalla Sharia). Questo è l'unico accostamento sensato che riesco a vedere tra aborto e Eurabia. E questo è il punto, secondo me (vedi mio commento sotto).