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Eurabia e Società Aperta

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Ottima la considerazione sulla regola aurea come punto fermo ma di fatto vediamo che così non è. Malgrado sia elemento comune a tutte le religioni le persone non si comportano come suggerito. Eppure non si comportano nemmeno per quando imposto loro dagli antichi  comandamenti (cosa fare e cosa assolutamente non fare, tipo non uccidere). Quindi mi pare che l'effettiva etica umana (soprattutto occidentale) prescinda sia da quanto imposto da religioni rigidamente prescrittive sia da quanto suggerito da ragionamenti (in fondo la regola aurea mette in mano al singolo lo strumento per capire cosa fare e non fare). I massacri del secolo scorso in Europa mi pare poi indichino che nemmeno l'etica kantiana (che anche lei mette al centro il ragionamento umano) abbia attecchito piu' di tanto.

In pratica in mente abbiamo tutti buoni principi, profondi, solidi, ma alla fine si razzola male. Bertrand Russell ricordo vagamente (letture di una ventina di anni fa, perdonate se forse ricordo male o banalizzo) parlava di "doppia morale", cio' della distanza tra il comportamento indicato dalla religione ed il reale comportamento esercitato dai credenti. Se la distanza è eccessiva allora la religione, il comandamento morale diventa impraticabile, a parte pochi asceti. Ci si culla quindi nel conforto di avere buoni principi ed al massimo si coltivano compessi di colpa per non riuscire a seguirli. Ed il complesso di colpa, ironia della sorte, rafforza il legame religioso.

A questo proposito sentivo che proprio gli islamici ci criticano per questa doppia morale, e quindi di fatto per non averne alcuna. Ma anche alcuni di loro non scherzano, dato che la regola d'oro fa parte anche del corano (Aheb li akheek ma tuhibu li nafsik). Naturale però che chi desidera per se' il martirio non si faccia problemi a dispensarlo anche agli altri, ritenendo di essere pure coerente. Il che ci riporta, in tema di società aperta, a porre alcuni paletti indispensabili. La società aperta implica alcune restrizioni. Io direi prima di tutto la sanità mentale, perché un pazzo puo' desiderare per altri cose molto poco edificanti. Popper parlava di intolleranti ma io direi che alla radice ci sia solo un problema basilare di salute mentale.  E naturalmente l'esaltazione religiosa e dogmatica è una delle forme collettive piu' pericolose.

Dovremmo quindi lasciare il campo agli psichiatri? In fondo è quello che facevano i sovietici con chi la pensava diversamente. Purtroppo (o per fortuna?) nemmeno gli psichiatri possiedono un vero concetto di normalità mentale. Non c'è soluzione quindi, almeno per ora e mi conforta solo il pensare che tutto sommato pazzi o intolleranti sono una esigua minoranza anche se purtroppo rumorosa ed altamente dannosa. In questo senso non vedo pericoli tipo eurabia: siamo già abbastanza bravi a farci male da soli.

Grazie. 

Rimane, enorme, il problema se mai si potra' avviare un "umanesimo musulmano" e, da esso, un "illuminismo musulmano" in tempi utili per tutti. Leggevo nei giorni scorsi un libro recente sui processi alle "streghe" in Salem (MA), circa 1692 e ... mi sembravano tutti pazzi, ma pazzi forte, se letti con i criteri odierni della normalita' mentale.

Il processo che ci ha portato da Salem come "estremismo religioso" a Salem come "follia da curare con procedure coattive" e' stato lungo, oscillante, doloroso e, soprattutto, per niente ovvio. Nel senso che pochi eventi "storti" (principalmente, guerre vinte dalla parte "sbagliata") sarebbero stati sufficienti per mantenerci nel mondo dell'inquisizione, di Salem e della guerra dei trent'anni per qualche secolo in piu' ... 

il mondo arabo (non musulmano - anche Turchia ed Indonesia sono paesi musulmani) mi sembra intrappolato in un bad equilibrium. Senza crescita economica, non è probabile che la religione riduca la sua importanza, ma la religione, nella versione prevalente in quei paesi, ostacola fortemente la crescita economica

Può essere che la crescita economica abbia avuto il suo sviluppo laddove non vi era nozione alcuna di esternalità negativa, perché ancora tutta da sperimentare. Al contrario, da quanto ne so i regimi contemporanei per così dire illuminati subiscono o quantomeno conoscono più o meno direttamente le distorsioni prodotte dal capitalismo (siate magnanimi, non sono certo un no global...), ovvero, ne sperimentano o quantomeno selezionano i difetti, veri o presunti, che sono insiti (nel senso inteso da Francesco Forti qua sopra, se ho ben inteso) nell'essere occidentali. Non è possibile fare alcun discrimine, dato che i benefici si portano appresso anche le esternalità. Questi regimi hanno tutti gli elementi per fare propaganda anti-occidentale, e forse neppure ne hanno bisogno. La scissione interna alla famiglia reale saudita è emblematica, proprio laddove il benessere è esperienza quotidiana. Forse il progresso non attecchisce per 'definizione', anche perché non ne possiede una che sia eticamente solida e inattaccabile, a maggior ragione laddove la religione coinvolge a tal punto l'esistenza da ostacolare qualsiasi cambiamento. Ciò non toglie che il progresso per come lo intendiamo noi sia comunque efficace nella maggioranza dei casi in cui riesce a manifestarsi.

Si', è possibile che così sia, che siano in una "religious trap". 

Difficile da escludere e  più uno guarda come funzionano le società "islamiche" e, soprattutto,  frequenta islamici più uno si convince che non vi sia scampo per costoro. 

Però, ed anticipo una riflessione che vorrei fare per esteso appena esco da dietro il muro della censura di quei 4 stronzi del PCC, vi sono due pero'

- I multiple equilibria e le poverty traps sono stati (ab)usati per anni al fine di spiegare che i poveri sarebbero rimasti per sempre poveri ... giusto quando i poveri stavano cominciando a smetterla di rimanere poveri.  

 - Se comunque così fosse, ossia che sono in una trappola religiosa, noi avremmo solo due scelte politiche da fare: farli fuori tutti così non corriamo più il rischio che lo facciano loro o agire per tirarli fuori dalla trappola. Altro approccio, possibile, non c'è. 

Se comunque così fosse, ossia che sono in una trappola religiosa, noi avremmo solo due scelte politiche da fare: farli fuori tutti così non corriamo più il rischio che lo facciano loro o agire per tirarli fuori dalla trappola. Altro approccio, possibile, non c'è.

In ambedue i casi la soluzione è bombardarli, magari con  modalità diverse   i) a tappeto, per farne fuori il più possibile oppure ii) selettivamente, per ammazzare i bad guys, nella speranza che ci siano abbastanza good guys e che prima o poi prevalgano.

Sulle implicazioni dell'approccio 1, concordo.

Su quelle dell'approccio 2 non necessariamente. Bombardarli selettivamente (e basta), anche ammesso che funzioni (per ora non ha funzionato) potrebbe generare (per solidarietà, rabbia, senso d'impotenza, compassione, identificazione razzial/culturale, whatnot ...) più imitatori dei bad guys di quanti se ne faccia fuori. Asintoticamente questo ridurrebbe il numero di good guys lasciando invariante o aumentando il numero di bad guys (molti argomentano che sia stato questo l'effetto dell'occupazione di Afghanistan, Iraq e paraggi ...) facendo così convergere (per scelta nostra) l'opzione 2) a quella 1).

Se è questo che intendi, let's cut short and just bomb. Ready to enroll? 

Per parte mia una certa reticenza ad optare per la "soluzione finale" mi spingono a cercare altre strade per implementare l'opzione 2. Ad arruolarsi per la guerra santa c'è già Salvini ... 

io non ancora capito quale sia l''altra strada'. Idee pratiche? Cioè non giaculatorie alla Laura Boldrini o vaghezze tipo 'bisogna  favorire l'affermazione degli islamici moderati' etc.

Negli anni '60, nonostante le mie idee marxiste di allora, non mi convincevano le tesi dei vari Paul Baran e Andre Gunder Frank sulla trappola del sottosviluppo, allora prevalenti, almeno in Italia, e sostanzialmente confutate quarant'anni dopo dallo sviluppo dei paesi emergenti.

La tesi della trappola religiosa dei paesi arabi mi sembra pure poco affidabile come base di una previsione nel lungo periodo, o comunque non abbastanza da consentirci di optare per l'intervento militare, che dovrebbe essere massiccio e anche sul terreno, per non essere controproducente. In una situazione i cui sviluppi a lungo termine sono incerti, una strategia a lungo termine molto costosa, dall'esito incerto e ad alto rischio di peggiorare le cose, non sembra saggia. Potrebbe essere meglio lasciarli cuocere nel loro brodo, limitandosi a proteggersi per bene a casa proprio. E continuare a commerciare, fare affari e prendere con discernimento i loro immigrati, fidando negli effetti culturali del mercato e di Internet, e nella tendenza delle donne all'emancipazione.

Non male comunque se intanto Papa e Imam dialogano fra loro, o chiunque altro dei due campi trovi il modo di farlo. Alla lunga chissà.

E continuare a commerciare, fare affari e prendere con discernimento i loro immigrati, fidando negli effetti culturali del mercato e di Internet, e nella tendenza delle donne all'emancipazione.

Nella sostanza mi sembra corretto. Ma se c'è una cosa su cui si dovrebbe lavorare, è favorire lo sviluppo della società civile in quella zona del mondo.  Non è certamente un caso se l'unico paese dove le "primavere arabe" hanno sortito effetti nel complesso positivi è stato la Tunisia, da dove si sono originate.

In particolare, si parla spesso della possibilità di un "islam moderato", ma questa caratterizzazione potrebbe trarre in inganno, poiché ciò che conta in prospettiva non è affatto il fervore religioso o la sua mancanza: in molti paesi esistono religioni per svariati aspetti "estreme", ma egregiamente compatibili con quell'idea di società aperta e fondata sui diritti che per sua natura sembra favorire lo sviluppo economico.  (Si può pensare ad alcune denominazioni protestanti, agli ortodossi in Israele o al buddismo "della terra pura" in Giappone; ma anche qui in Italia i cattolici tradizionalisti e sedevacanti non sono che l'espressione nostrana dello stesso fenomeno...) L'islam "quietista", apolitico e non teocratico ma che dal punto di vista strettamente religioso/culturale è tutt'altro che "laico" o "moderato", potrebbe facilmente evolvere nella stessa direzione, e conquistarsi così nuovi aderenti grazie ai ben minori contrasti con un ambiente più "aperto".

A me pare che gia' il fatto di evitare di fare cazzate sarebbe un grande passo avanti.

Bisognerebbe ricordare che i Talebani son stati creati in funzione antisovietica (e questa non e' dietrologia: https://www.youtube.com/watch?v=X2CE0fyz4ys ), Saddam Hussein e' stato armato dall'occidente per rompere il cazzo a Khomeini, e Daesh si e' affermato grazie alla geniale campagna "war on terror" di GWB.

Credo che il fatto che proprio il mondo arabo sia stato spinto in questa situazione di "bad equilibrium" non sia conseguenza di una differenza "genetica", ma piuttosto l'effetto 50 anni di politiche post-coloniali e guerre per procura in un'area di grandissima importanza geostrategica.

Mi rendo conto di non aver proposto nessuna soluzione concreta, ma sono convinto che la prima cosa da fare per risolvere un problema sia impostarlo correttamente.

che (rispettivamente) hanno invaso l'Afghanistan (1979) ed ha detronizzato lo Scià (1977), nella totale inazione USA (presidenza Carter) e fra gli applausi della sinistra (compresi i miei - ero giovane ed ingenuo allora). Meglio l'impero ottomano, allora? Ma ha distrutto l'impero bizantino... e allora le crociate? Si ma erano una reazione all'aggressione islamica e meno male che a Poitiers Carlo Martello..... Etc etc.

Per favore, evitiamo di cercare precedenti storici a senso unico (per non dire a cazzo)

Be', se vogliamo Khomeini e' stata la reazione al colpo di stato del 1953 (sponsorizzato da USA+UK come noto - molti documenti al riguardo sono ormai desecretati :)

Intendiamoci:  in medioriente -prima e dopo la fine della guerra fredda-  si sono succedute una miriade di guerre (ad intensita' piu' o meno alta). L'occidente non e' stato l'unico attore in questo teatrino, ma non possiamo dire che sia stato un "fair player". E quando cantano i kalashnikov la democrazia e' un vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro, c'e' poco da stupirsi.

Io credo che rovesciare Saddam Hussein sia stata una mossa maldestra (= una cazzata) che ha contribuito a destabilizzare tutta l'area, ed in ultima analisi ha lasciato campo libero a  Daesh. 

Da questo punto di vista il commento migliore che ho letto e' quello di Fabio Scacciavillani
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/29/petrolio-e-medio-oriente-il-gioco-delle-perle-di-vetro-sta-finendo/2259556/
Nota: l'articolo di Fabio era apparso ad ottobre sul FQ (prima del Bataclan -per intenderci) ed e' stato ripubblicato online a fine novembre. Io credo che le stragi di Parigi possano essere lette come un tentativo di Daesh di guadagnare popolarita' in un momento difficile. 

forse non a caso. O forse lo diciamo a posteriori, visto che siamo figli della storia che cìè stata.

Sull'umanesimo musulmano bisogna considerare che anche si affacciasse troverebbe resistenze violente ed in fondo l'estremismo è proprio il segnale di questa reazione. Non so inoltre se la borghesia francese fosse alla fine del 1700 piu' o meno sviluppata di quanto sia nell'Iran attuale. Non so quanto dovremo/dovranno attendere. Le primavere arabe sembravano dare segnali di speranza.
In Europa secoli fa sono cadute teste, si prese la bastiglia ci fu la breccia porta pia, difesa da poche guardie svizzere, piu' decorative che altro.

Mi pare che invece nell'Islam le forze "conservative" siano molti piu' agguerrite e fanatiche.

Per quanto riguarda Salem, non è un caso che anche il testo di Watzlawick che ho linkato tratti lo stesso tema.