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Eurabia e Società Aperta

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mamma mia

Nasissimo 6/12/2015 - 19:47

Quanto c'è da discutere qui. Troppo per una domenica, servono ore.
Credevo che su nFA fossero tabù questi argomenti e me ne lagnavo, mi devo ricredere.

fino all'Immacolata.Ma che sia un intervento corposo!

caro Pontiroli. Dico qualcosa cercando di non esagerare, anche se è difficile trattenersi su un tema come questo. Devo riconoscere però notevole onestà intellettuale ai redattori di nFA. Questo post ha un taglio sociologico strano per nFA, perché è completamente diverso dal solito, è privo di tabelle e grafici e va nella direzione dell'osservazione delle mentalità, degli schemi concettuali, dei Valori e delle loro conseguenze nelle comunità umane.
Una cosa che mi ero permesso in passato (poco rispettosamente) di suggerire, ricavandone qualche vaffa magari pure meritato. Ora prendo atto che si è capaci anche di questo approccio, e me ne compiaccio. Nel merito poi si potrà esser d'accordo su tutto o anche su nulla, non ha importanza, il metodo è da apprezzare in ogni caso.

Nel merito.
L'articolo inizia con questo preambolo:

Non sono pochi quelli che pensano che l'Europa diventerà Eurabia: l'Europa potrebbe essere fagocitata dall'Islam, a meno di una reazione. La quale reazione si ha solo con il riabbracciare le nostre radici “giudaico-cristiane” - ossia con il ribadire l'”identità”, e con una soluzione militare - ossia con il ribadire “la forza”.

Non è esattamente questo che si sostiene. Almeno non tutti, certamente non io; che come Lei ben sa ritengo invece si debbano riabbracciare le nostre radici Moderne.
Ma passiamo oltre. Proviamo a immaginare che l'Europa si islamizzi, per una ragione o per l'altra, e valutiamo le conseguenze attese. Dice l'autore:

Semmai diventassimo Eurabia, il nostro sistema fiscale per la parte volta a finanziare lo stato sociale sarebbe sostituito dalla Zakat.

La Zakat. L'Elemosina (piuomeno), uno dei cinque "pilastri" dell'islam. Per chi ricorda, questo sarebbe stato uno dei 14 esempi di come le forme mentali siano causa e non effetto di trasformazioni sociali e poi anche economiche. In una analisi fatta per gioco alcuni lustri fa avevo costruito pure una tabella che metteva in relazione la diffusione di questo abito mentale con un parametro misurabile e noto, almeno con una certa approssimazione: la percentuale di accattoni sulla popolazione urbana. Ne risultava che questa percentuale si stabilizza di solito in un intorno del 30% (era 33% nell'Egitto del 2000) ogni luogo in cui questo arnese concettuale sia diffuso. 
Tendiamo a pensare che l'accattonaggio sia un prodotto della miseria, mentre è la miseria un prodotto dell'accattonaggio.

Invece dei diritti di cittadinanza finanziati dalla fiscalità progressiva, avremmo l'aiuto ai “bisognosi” che si attua con una imposta “purificatoria” molto bassa e, si noti, non progressiva. Si avrebbe come conseguenza la crisi fiscale degli stati europei, che continuerebbero a erogare servizi, raccogliendo delle imposte minime, almeno fino a quando gli europei di antico radicamento non accettassero di diventare dei “bisognosi”, invece che dei “portatori di diritti”.

Già. Oppure, in altre parole, finché tra gli "europei di antico radicamento" fosse ancora vivo quel sentimento che si può dire "dignità" oppure "orgoglio" o chiamare con molti altri nomi, che porta un uomo a provare vergogna di fronte alla prospettiva di chiedere elemosine, e ad essere riluttante a farne per non incoraggiare un comportamento antisociale.
Sentimento che non è sempre stato presente nell'homo europeus: ha una specificità tutta Moderna. Se ne potrebbe ricostruire la genesi e sarebbe interessante, ma già siamo in trasferta, non esageriamo.

Semmai diventassimo Eurabia, avremmo la religione ed il diritto sullo stesso piano, anzi con la seconda che deriva dalla prima. Le imprese si muoverebbero con una minor “certezza del diritto”, e perciò smetterebbero di investire, o, al massimo, rinnoverebbero le tecnologie in uso. Le borse dovrebbero quindi crollare. Se non crollano, allora abbiamo a che fare o con una “miopia” dei mercati o con degli investitori che non credono nell'Eurabia.
Gli effetti di una islamizzazione dell'Europa sono catastrofici per un'economia sviluppata, ma, a giudicare da come vanno le cose, non sono nemmeno lontanamente scontati. E perché i mercati – dietro ai quali ci sono gli umani con le loro valutazioni - non credono in questa tragedia che è l'Eurabia?

Bah. Questa mi pare una salva a vuoto. Anche accettando di assegnare ai mercati questo ruolo oracolare, e di guardare alle le borse come le pizie del terzo millennio, qui non si considera correttamente la prospettiva temporale.
Se anche lo scenario qui ipotizzato si realizzasse, richiederebbe lo spazio di 4-5 generazioni per divenire predominante, e di 2-3 secoli per giungere a compimento.
Qualche unità economica emette obbligazioni a trecento anni?

Un'argomentazione è quella di Raymon Boudon: Il relativismo, Il Mulino, 2009, che riduco in pillole.
Gli umani hanno le stesse strutture di pensiero, che, solo astraendo dal contesto, possono sembrare diverse.

Qui sono più boudoniano di Boudon. Ma si dovrebbe capire cosa intenda esattamente Boudon per "struttura di pensiero" (e non credo sia esattamente questo).
Nella mia idea non è possibile separare rigidamente struttura e contenuto, hardware e software. Una mente, anzi nei termini che preferisco una forma mentale, è un unico oggetto fatto di materia, meccanismi di funzionamento, e del loro contenuto profondo.
In una metafora informatica, hardware, BIOS e sistema operativo. Solo il contenuto più superficiale - nella metafora: il livello applicazione - può essere installato e disinstallato nel sistema, ossia è variabile ex-contesto e può essere oggetto di apprendimento e modificazioni nell'età adulta.

Se assumiamo che col passare del tempo sia possibile avere un progresso – si hanno le stesse strutture di pensiero, ma si sa molto di più - allora possiamo arrivare alla conclusione che i valori della nostra civiltà possano essere condivisi.

Magari, mi viene da dire. La conclusione ci piace. Ma la strada seguita per raggiungerla non convince, mi sembra attaccabile piuttosto facilmente.

“Il porto è il punto di riferimento per coloro che si trovano su una nave; ma dove troveremo mai un punto fermo nella morale?” - si chiede Pascal. “In questa unica massima accettata da tutti i popoli: non fate agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi” - risponde Voltaire. Si noti di passaggio che la religione cristiana è posta da Voltaire nei limiti della semplice ragione (1).

La regola aurea. Da più parti si è pensato di usare questa come pietra miliare, per fondare una "religione universale", intesa come nucleo valoriale minimo condivisibile dall'umanità intera, utile per porre almeno le basi della comunità unica mondiale. Quella repubblica federale mondiale preconizzata da Kant, edificata dapprima per figura nella Società delle Nazioni, ma creata ora davvero dalla globalizzazione e soprattutto da Internet.
E' una buona idea, perché su di essa si può raccogliere forse il consenso della quasi totalità della popolazione mondiale. Ma ha il limite di essere così generica da non portare direttamente a nulla.
E' praticamente inutilizzabile, ed il motivo principale è che la volizione è a sua volta contenuta nelle forme mentali. A parte omicidi, violenze e poche cose estreme che nessuno che sia sano di mente desidera per se, quello che tu vorresti o non vorresti che fosse fatto a te non è uguale per tutti gli uomini del pianeta, ma consegenza di ciò che tu ritieni o non ritieni buono e desiderabile, ossia della scala di Valori che alberga nella tua Coscienza.

Oggi abbiamo un forte scontro – la “guerra civile” islamica fra sciiti e sunniti, che, portata in ambito europeo, spinge alcuni a temere che potremmo essere fagocitati – e diventare, alla fine, l'Eurabia - attraverso la combinazione di una religione estranea che si espande con l'invasione di milioni di mussulmani e di un terrorismo che ci inibisce. E potremmo essere fagocitati, perché, alla fine, non crediamo nei “nostri valori”.

Come dicevo all'inizio, questo mi psare il punto più debole dell'articolo, per il resto buono. Il timore di essere fagocitati non è prdotto genericamente dal fatto che non crediamo nei "nostri valori" (quali?) e in prima istanza neppure dall'immigrazione islamica.
Il malessere della civiltà occidentale, quello che senza una improbabile "guarigione" la condurrà all'estinzione, sta nel fatto che non facciamo più figli. E' il collasso demografico, iniziato negli anni '80 del 900 in tutto l'occidente e che non accenna ad arrestarsi, è questo che rende ineluttabile l'esito del processo storico, qualunque cosa accada di sciiti e sunniti, di arabi indiani e cinesi.
Questa è una malattia tutta interna alla civiltà occidentale, che forse non è nemmeno una malattia, è - banalmente - senescenza. Se è così c'è ben poco da fare.

Per molti l'arretratezza [dell'islam] dipende dal colonialismo occidentale, senza il quale ci sarebbe stato sviluppo anche nell'Islam. E questo perché non è nella “natura” dell'Islam essere arretrato, visto che fino al XII secolo era una civiltà molto avanzata. Dunque, se non è nella sua natura, allora la causa dell'arretratezza non può che essere esterna – come l'arrivo dei Mongoli prima, e degli Europei poi.

E questa è una sciocchezza che rende più difficile una comunicazione col modo islamico già ardua di suo, e di cui il rancore e la violenza si nutrono. Si dovrebbe perlomeno evitare, da parte nostra, di alimentarla.

Secondo altri l'arretratezza dell'Islam si è, invece, prodotta per cause interne. In breve, l'assenza di “certezza del diritto”, che inibiva ogni attività che avesse un orizzonte temporale di una qualche consistenza, e la subordinazione della cultura alla “rivelazione”. La stagnazione dell'Islam si è, infatti, palesata da ben prima che Napoleone arrivasse in Egitto.

L'arretratezza è dovuta a questa, e molte altre cause. TUTTE interne.

Infine, chi emigra tende a mantenere in una prima fase i propri costumi, per poi assimilarsi (mai completamente) nel tempo (non breve). Questo insegna la storia dell'emigrazione non islamica, ma europea ed asiatica (5).

Il macigno finale. Utile per fare una summa.
"chi emigra tende a mantenere in una prima fase i propri costumi". Vero.
"per poi assimilarsi" Abbastanza vero.
"mai completamente". Verissimo.
"in un tempo non breve" Verissimo.
L'assimilazione (non completa), se si ha, si ha dalla quarta generazione. La seconda e la terza di solito sono meno assimilate della prima, anzi vivono la crisi di rigetto. Che come per gli organi trapiantati è tanto più acuta quanto più alta è l'incompatibilità, a sua volta proporzionale alla distanza valoriale (la locuzione è di Boldrin, glie la rubo).
Questo insegna la storia..eccetera. Ma l'autore dimentica un caso, e non un caso piccolo, ma il più significativo di tutti, l'unico precedente storico dello scenario fantastorico che sta ipotizzando.
L'immigrazione cristiana dal nordafrica e dal medioriente nella Roma imperiale fino dall'età dei Claudi, che si coniugò con il collasso demografico della pololazione Romana nell'età dei Severi (La "crisi del terzo secolo").
L'altra volta ci vollero circa trecento anni perché il processo fosse compiuto e le strutture imperiali collassassero; questa volta, a questa velocità, potrebbe bastare di meno.
Il parallelo con quello che sta accadendo adesso è stato notato da molti. Qualcuno ci ha scritto anche un romanzo..

quando parlai di attesa m'ero eretto - in maniera del tutto arbitraria - a vox populi, rispondendomi direttamente mi fa troppo onore! Adesso che ha finalmente espresso il Suo pensiero, con qualche critica all'Autore, gradiremmo leggere le repliche. 

Ma perché ce l'ha tanto con me?
Il professor Boldrin può lamentare una qualche mia battuta o frecciatina di troppo, ma con Lei son sempre stato attento e più che rispettoso, mi pare.
Non è d'accordo con qualche mia opinione? La contraddica, in un blog si discute. 
Ritiene che scriva post troppo lunghi? Non li legga.

Se ci saranno repliche le leggerò, e se avrò da dir qualcosa lo dirò.
Domani, però, che per oggi ho esaurito le cartucce per porle questa domanda.
Il "mi scusi l'attesa" era un modo ironico per replicare al suo sarcasmo "attendiamo fino all'immacolata". Sarcasmo di cui non capisco il motivo.

presi semplicemente atto che avrebbe voluto intervenire ma non era pronto. I Suoi interventi sono sempre oggetto della mia attenzione, anche se non sempre mi stimolano a repliche.

e me ne scuso.

Apprezzo molto la sua erudizione, il suo aplomb e la sua buona educazione.
Se talvolta non siamo d'accordo su qualcosa, pazienza.

Quando ho scritto questa cosa avevo in mente una polemica con quelli che vogliono che si abbraccino i "nostri valori", che per default sono - sempre per costoro - quelli "giudaico-cristiani". Io non lo so se sono questi, oppure se i "valori-veri" sono nella radice pagana, quella che ha inventato il pensiero "dimostrativo" piuttosto che di "rivelazione". Ciò detto per l'incipit, sul resto ringrazio per le critiche. Certo che i mercati finanziari non sono la Pizia - lo so visto che lavoro nella finanza da trent'anni - ma questo mi serviva - se si vuole è un escamotage - per arrivare al nucleo della mia tesi. Gira, gira alla fine in maggioranza crediamo ai valori detti della "società aperta". Alla fine la mia tesi è banale: ai fondamentalisti si contrapponga il laicismo (sei ore di discussione su che cosa è) e non una religione migliore.

E le mie critiche erano solo un modesto tentativo di fornire un piccolo contributo.

Condivido quasi perfettamente la sua tesi, come qui la riassume.
La battaglia culturale che si profila (e che non si può non combattere, né più rimandare) va combattuta nel nome di quei Valori che Lei chiama della "società aperta", non di quelli "giudaico-cristiani" che non formano più l'idem sentire della civiltà occidentale da qualche secolo ormai.

Ai fondamentalisti si contrapponga il Laicismo, scrive Lei. E sei ore di discussione su cosa è.
Ecco: io preferirei dire il Modernismo, e dodici ore di discussione su cosa è.
Qui accenno solo al fatto che è un insieme un poco più vasto, che contiene anche il Laicismo, ma abbraccia anche altri concetti tra cui diritti umani, libertà fondamentali, razionalismo, diritto di critica, etica del lavoro e la concezione di Persona indicata da Palma; concetti che col Laicismo in senso stretto sono correlati solo debolmente.

Per questo scopo - per affilare le armi e serrare i ranghi in vista di questa battaglia culturale - credo sarebbe utile prima una schiarita di idee tra di noi, che riparta dal mai concluso dibattito sulla Modernità.

Concordo, forse "laicità" è un termine stretto, se vogliamo, essa è un sottoinsieme proprio della "Modernità". Nei prossimi giorni rileggo Alain Finkielkraut, Noi i moderni, per vedere se mi viene in mente qualche cosa di utile ...

Alain Finkielkraut. Ho spulciato un poco in rete, lo trovo assai interessante. E' interessante anche che sia francese: la Modernità è collegata alla Francia da un lungo filo, che parte da Pascal, Descartes e Montaigne, si incarna in Voltaire, attraversa la grande Rivoluzione ed arriva fino ai fatti di Parigi di oggi.
Anche tra i contemporanei, a parte alcuni importanti contributi della scuola di Francoforte, quelli che con più si sono concetrati sul tema sono Francesi.

Grazie per l'imbeccata quindi. Ho appena ordinato questo libro via Amazon e me lo leggerò sotto le feste di Natale.
Mi perdonerà Max Scheler, che mi guarda torvo, con sguardo di biasimo, dalla copertina del suo tomo bilingue "Il formalismo nell'Etica e l'Etica Materiale dei Valori", ma dovrà aspettare ancora un po'.
E sarà più contenta mia moglie.

Buone Feste