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La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale

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"Inoltre molte attività tradizionalmente appannaggio dei medici potrebbero essere benissimo svolte da infermieri con costi ovviamente minori."

Sacrosanto. Faccio un esempio che spero renda l'idea: è assurdo il numero di visite che una donna incinta senza complicazione deve fare da un medico (specialista in ginecologia, 11 anni di formazione), quando esiste una figura professionale assolutamente competente per seguire una gravidanza fisiologica (ostetrica [scusate il sessismo, non ho mai conosciuto un maschio che abbia preso questa qualifica], 3+2 anni di formazione). Come dice lei, il bisogno di risparmiare e gli effetti del numero chiuso porranno fine a questi sprechi.

"Prima o poi comunque ci si arriverà a chiudere gli ospedali piccoli e inefficienti (con meno di 400 pl), con buona pace dei campanili, dei comitati, dei sindaci che si incatenano, e via dicendo."

Razionalmente non posso che essere dalla sua. Però dietro la difesa degli ospedali piccoli (di rete) non c'è solo campanilismo e cattiva politica, ma anche l'effettiva stima di realtà che spesso sono molto più funzionali delle grandi cliniche universitarie (potrei fare vari esempi). Il discorso sul rapporto n. di pazienti/complicanze vale sicuramente per le specialità chirurgiche e i punti nascita (là la letteratura è inequivocabile), meno credo per la medicina interna e l'area di emergenza. Forse più che ospedali sarebbe da mantenere poliambulatori con pochi posti letti per osservazione (da cui smistare rapidamente a strutture più centrali), penso in particolar modo ai centri più geograficamente isolati.

Distinguiamo. La dimensione ottimale vale anche per gli ospedali di rete, quelli distribuiti sul territorio. Quindi, evviva gli ospedali di rete, molti dei quali funzionano egragiamente, purchè siano di dimensioni adeguate.

Sono assolutamente d'accordo che su molte cliniche universitarie andrebbe steso un velo pietoso