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Fenomenologia del regalo populista

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Una soluzione più intelligente, come ha detto anche Bercelli qui, sarebbe stata quella di abbassare, almeno per il primo anno, le tasse universitarie di 500 Euro. visto che gli studenti universitari sono diminuiti del 15% negli ultimi 10 anni, a parità di indici demografici. Non dico di fare come la Germania, perché mi sembra che in Italia tutti vogliano alzare le tasse universitarie (io dissento totalmente), ma almeno avremmo speso meglio i 500 Euro, e in modo più mirato.

Non so se il problema del calo è determinato dal maggior costo diretto all'accesso, pensavo piú ad un problema di qualità piú che di costi, ad ogni modo non sarebbe meglio dare un voucher agli studenti con difficoltà economiche e basta ? Non vorrei trovarmi a sussidiare le vacanze a Ibiza di qualche maturando piuttosto che una retta che avrebbe comunque potuto permettersi...

Allora

michele boldrin 28/11/2015 - 11:28

Il combinato disposto della proposta Bercelli e della variante Rotondi (con in aggiunta la motivazione di perché sarebbe bene rendere l'università totalmente gratuita) richiederebbe un lungo articolo per un'adeguata risposta. Non ne ho il tempo quindi dovrò essere telegrafico.

Andando per punti, dal più semplice al più complicato. 

1) Non è che tutto ciò che fanno in Germania sia oro colato. Rendere l'università gratuita, per esempio, è una cazzata populista. Le ragioni per cui l'università gratuita è una pessima idea sono note da anni e dà persino fastidio ripeterle. Sommariamente: redistribuisce dai "poveri" ai "ricchi", deresponsabilizza gli studenti, uccide l'autonomia universitaria e ogni forma di sana competizione per la qualità fra università, allontana i migliori docenti/ricercatori dall'università ... spero basti, perché in genere basta ed avanza.

(2) Se credi(ete) davvero che la scarsa iscrizione/frequentazione dell'università italiana sia dovuta alle "alte tasse" sei(ete) confusi per davvero. L'università ha ben altri mali, principale fra essi la totale mancanza di risorse e l'impossibilità per le buone università di competere e farsi valere. Credimi, Rotondi, vedere che ancora state a pensare che l'università gratuita sarebbe l'inizio della soluzione del distrastro in cui si è trasformata l'università italiana fa paura.

3) In ogni caso la variante Rotondi della proposta Bercelli è un caso speciale della promessa Renzi, ed è dominata da questa. Per una semplice ragione: i soldi che Renzi dà al giovane possono essere spesi per tasse universitarie, se si vuole. Quindi la sua (di MR) proposta include la variante Rotondi ma la domina perché non discrimina. Anzitutto i 500 euro li dà a tutti (e son voti, visto di quel che si discute) quindi anche a coloro che, per mille ragioni, decidono sia meglio andare a lavorare dopo la maturità. Questo è equanime e saggio (condizionalmente all'idea di dare 500 euro ai giovani per comprarsi i voti) perché limita il paternalismo dirigistico e permette ad ognuno di spendere i 500 in ambito culturale nel modo che meglio gli aggrada. Quindi, sempre modulo l'idea di comprar voti giovanili con regalucci, è anche meno inefficiente oltre che maggiormente equo. 

4) La proposta Bercelli è più articolata ed in direzione in un certo senso opposta a quella di Rotondi e di Renzi. E qui - non era una sfida, era un tentativo di far uscire la contraddizione ed ha funzionato perché è uscita - possiamo cogliere subito il punto di fondo. La proposta Bercelli cerca di introdurre un minimo di meritocrazia e premiare i migliori, in stile francese. Non sto a discutere se sia la maniera migliore o no, è solo un esempio, quindi prendiamola per buona. Il fatto è che NON sarebbe popolare e NON porterebbe consenso, non almeno secondo i parametri del "realismo pragmatico" che Bercelli ed altri invocano in questo post! Perché SE le regalie di MR portano voti (soldi per tutti) l'idea di un esame duro ed oggettivo a fine superiori che regoli l'accesso all'università e favorisca, nell'accesso all'università, i migliori verrebbe accolto da una sollevazione popolare contro la meritocrazia.

5) E qui viene il punto. Comprarsi voti a botte di spesa pubblica è relativamente facile, credetemi. È quello che MR fa. Ma così facendo continua a rovinare il paese accentuandone il declino. Proposte (come quella di Bercelli) tese ad invertire la rotta, non sono "popolari" e non hanno "consenso", non in questa atmosfera culturale, con questi media, con questa opinione pubblica, con questo atteggiamento delle classi dirigenti. E qui sta il punto.

Onde per cui, io concludo oggi come in passato, ci sono solo tre scelte possibili: (1) accodarsi esplicitamente al "meno peggio" riconoscendo onestamente che lo si fa per quieto vivere e perché, alla fine, il meno peggio i nostri interessi ce li protegge ... ed il paese che si fotta; (2) prendere bastone, cappotto e cappello e salutare, dimenticandosi l'Italia (una tentazione sempre più forte a cui un numero crescente di persone ha ceduto); (3) indignarsi sempre e comunque per "velleitario" e donchisciottesco che sia.

Perché se l'Italia ha anche solo una possibilità d'arrestare il proprio declino quella possibilità si regge sul fatto che il numero di persone indignate che richiedono scelte "impopolari" cresca. E se nessuno dà l'esempio non cresceranno mai.  

l'unico punto di parziale disaccordo è che ritengo che proposte come la mia (che è solo un esempio grossolano) troverebbero sia una forte opposizione popolare sia, credo, il consenso di almeno una consistente minoranza pure "popolare".

Quindi giustissimo sempre criticare le proposte populiste nocive, però contrapporre sempre proposte alternative capaci di ottenere il massimo consenso possibile, quindi meno "impopolari" possibile, oltre che orientate nella direzione giusta. Se si vuole, come dice Boldrin, che il numero di persone che richiedono scelte migliori gradualmente cresca.

Questo è peraltro ciò che fa regolarmente nfa, e ha fatto Fare per fermare il declino, il cui insuccesso (o solo parziale successo, tenuto conto che era un primo tentativo e delle note circostanze avverse) secondo me non dovrebbe indurre a un pessimismo troppo nero. Ho un figlio ventenne e le idee sue e dei suoi molti amici, di varia estrazione sociale, inducono qualche speranza.

 Non ho mai detto di volere l’università gratuita, ma solo di essere totalmente contrario ad aumentare le attuali tasse. Brutta cosa criticare l’interlocutore per ciò che non ha detto.

Le ragioni della mia posizione sono le seguenti.

1) L’Italia è il paese europeo, dopo l’Olanda e pochi altri, con le tasse più alte e i benefits più bassi. In Inghilterra le tasse sono più alte ma, dal 2012, è abbastanza facile ottenere prestiti che si pagano dopo la fine degli studi e dopo che si ha un lavoro.

2) Questa situazione fa sì che da qualche anno i nostri studenti più bravi lascino l’Italia dopo la laurea triennale e vadano all’estero per la laurea specialistica. Studiare lì, fra tasse molto più basse o inesistenti e facilitazioni per studenti alla fine conviene. Stiamo regalando agli altri paesi la nostra classe dirigente migliore. Il fenomeno è diffuso in tutta Italia e preoccupa molto la governance delle università (di cui io, se non altro data l’età) attualmente faccio parte. La ragione non sta nella qualità degli studi che, come tutti sanno, in Italia è mediamente più alta che negli altri paesi. Tanto è vero che i nostri studenti della triennale superano agevolmente tutti gli esami di entrata in questi paesi. E’ invece vero che, oltre alla convenienza economica, un’altra fonte di attrazione sono le maggiori possibilità di carriera nella ricerca post laurea e nel mondo della tecnologia e dell’innovazione. Ma questo meriterebbe un’ altra discussione.

3) Non sembra esistere nessuna correlazione positiva fra i paesi dove l’Università è completamente gratutita (Svezia, Finlandia, Danimarca, Germania, Norvegia) o dove le tasse sono molto più basse che in Italia (Svizzera e tutti i grandi paesi UE) e la qualità del sistema universitario. Anzi, i sistemi dove le tasse non ci sono e gli studenti sono addirittura pagati sono quelli dove la selezione dei docenti e ricercatori è più dura e la qualità e migliore. Voglio proprio vedere chi è in grado di elaborare un modello dove assenza di tasse e inefficienza sono in relazione di causa-effetto e i dati sperimentali mostrano una anticorrelazione tra i due fenomeni.

4) La filosofia sottostante alla gestione del sistema universitario a spese della comunità è quella di considerare una buona università come un patrimonio pubblico e la diffusione dell’istruzione di elevato livello un bene per tutte le classi sociali. Utilizzare il sistema universitario per redistribuire il reddito, in alternativa ad altri metodi, è considerato da questi paesi una cazzata liberista.

Punto 2)

Francesco Forti 29/11/2015 - 10:29

sul punto 2) mi pare che questo fatto di fare il master all'estero, da parte degli studenti piu' bravi, sia prassi comune anche nelle migliori università e politecnici esteri. Ho sotto mano il  caso di uno studente al politecnico di Losanna (CH) che fatto il Bacelor è stato indirizzato dal professore a fare il lavoro di Master in Olanda, dove c'è la piu' grande concentrazione di aziende tecnologiche (polo tecnologico di Eindhoven).  Vero che nominalmente è rimasto legato a EPFL ma di fatto è stato in Olanda a lungo. E devo dire che questa prassi mi pare enormemente positiva sia per gli studenti sia per l'università stessa.  Devo dire che tornando ai 500€, in Svizzera uno studente univesitario che necessita di aiuto economico riceve annualmente un importo (sussidio) che arriva fino a 13'000€, tra vitto ed alloggio e che uno studente ad uno dei due politecnici (losanna e Zurigo) costa in media sui 90'000 euro al sistema pubblico. Ogni anno. Questo a fronte di tasse universitarie annuali di circa 1'100€ e quasi nessun costo di materiale librario (quasi tutte dispense). Diciamo che se ci fossero soldi da spendere per istruzione e cultura, quella dovrebbe essere la direzione. E poi vanno all'estero ... consideriamo che UE non è estero. Sarebbe estero se andassero un Giappone o USA. O nO? Ma quanti vanno veramente "all'estero"?

Esternalità

ottoking 2/12/2015 - 17:56

Basandomi sul Punto 4 di Alberto Rotondi mi sono ventue in mente alcune domande, l' università intesa come istruzione universitaria è un bene privato escludibile e penso sia corretto, ma genera delle esternalità positive, ora queste esternalità dovrebbero essere compensate ? se l' utilità che ottiene lo studente universitario nel conseguire la laurea è superiore o uguale al costo da esso sostenuto è corretto che non ci sia compensazione, pesco a piene mani dal post Appunti di Teoria della crescita. Preliminari: Esternalità sto pensando all' esempio del faro: se l' intenzione dello studente è quella di generare esteranlità tipiche dell' istruzione ci troviamo nell' esatto esempio del faro corretto ?

Il fatto che tolga un po' di competizione tra università è chiaro, ma perché mai dovrebbe redistribuire dai "poveri" ai "ricchi"?
Prescindendo dai ridicoli incentivi tipo borse di studio che vanno quasi sempre ai figli di bottegai (perché i lavoratori dipendenti sono obbligati a dichiararsi "ricchi" mentre il negozio o l'attività autonoma "non devono fatturare proprio tutto tutto"), le tasse universitarie sono una cifra uguale per tutti e non proporzionale al reddito: gli stessi 1500 euro annuali li ha pagati il figlio dell'operaio come il figlio di Passera (sempre che sia andato in un'università pubblica).

Le tasse le pagano sia i redditi più alti che quelli più bassi, se tagliamo la retta di 500 euro a tutti ne beneficia anche il figlio di Passera, la giovane coppia con figli piccoli invece si limita a pagare le tasse che andranno anche a beneficio del figlio di Passera...

P.S. credo che le tasse universitarie abbiano una parte fissa ed una variabile

L'ho capito ora

Turz 5/2/2016 - 14:38

Ora che ho letto questo articolo, capisco dove Michele Boldrin voleva andare a parare: le tasse (nel senso di imposte generali sul reddito) le pagano tutti; i redditi alti mandano anche i figli all'università e beneficiano quindi dei sussidi all'università sotto forma di fiscalità generale usata per servizi non generali ma diretti prevalentemente a un pubblico "ricco".

(Detto ciò, uno dei problemi dell'Italia è che sforna pochi laureati: quindi rimango dell'idea che l'università gratuita, magari solo per i figli dei lavoratori dipendenti "poveri" e solo per chi si laurea in corso*, possa avere senso per aumentare il numero di laureati.)

*Definito come chi si laurea in tempi più brevi della mediana, altrimenti Ingegneria diventa carissima.

Va benissimo, sia chiaro. Fra gli economisti e' ben noto che l'universita' uguale per tutti e gratuita perche' finanziata dalle imposte generali e' un trasferimento dai "poveri" ai "ricchi", lo sappiamo da decenni :)

Sulla proposta non commento. Basta che ci pensi un attimo e ti accorgi che non risolve alcun problema, anzi distorce gli incentivi ancora di piu'. In Italia l'affluenza universitaria (ed il tasso di laurea in particolare) non e' basso perche' l'universita' e' costosa ma perche', cosi' come e' organizzata, serve a molto poco ed a molto pochi. 

In italia le tasse universitarie si pagano in base al reddito quantificato con l'indicatore ISEE.

Ad esempio, io ho pagato per i miei figli una quota vicina al massimo, 3700 Euro all'anno, mente chi non ha reddito paga credo intorno ai 200 Euro. Nel mezzo, le tasse sono proporzionali al reddito e risultano mediamente di 1200 Euro l'anno. 

Alcuni anche qui sostengono che questo vada a vantaggio dei redditi più elevati, facendo un conto puramente economico che trascura la fiscalità generale. Ad esempio, nel fare questi conti bisognerebbe tenere conto che gli assegni famigliari in Italia sono inesitenti per i redditi medio-alti. 

A parte questo, dalla pubblicazione che ho già segnalato, risulta che l'Italia è agli ultimi posti per i benefit agli studenti, come alloggi o borse di studio (meno dell'8% degli studenti). Bisognerebbe agire qui e non sulle tasse per riequilibrare il sistema a favore dei redditi bassi. Questo almeno è quanto ho cercato di sostenere.

secondo un meccanismo abbastanza complicato, ma apparentemente abbastanza ragionevole, che varia da regione a regione (vedi http://www.er-go.it/ per l'Emilia-Romagna). In pratica, chi ha un ISEE piuttosto basso ha uno sconto che va, in Emilia, dal 10 al 50%, se ho capito bene.

Una tassazione progressiva di questo genere risponde in parte all'obiezione "redistribuzione dai ricchi ai poveri", ma non annulla altre obiezioni di chi sostiene che le tasse dovrebbero coprire una parte maggiore dei costi e finanziare più largamente borse di studio e prestiti fiduciari (che pure sono previsti dalla normativa attuale in Emilia-Romagna, vedi sempre http://www.er-go.it/ ). 

Nel documento che hai linkato riguardo l'Italia ''The overall amount of fees at the end of financial year should not be higher than 20 % of public funding''.
Insomma le tasse universitarie coprono una piccola parte del costo di un servizio, finanziato dalla fiscalità generale ed usato prevalentemente dalle fasce sociali più benestanti (http://noisefromamerika.org/articolo/redditi-famiglie-universitari).