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Dallo scontrino allo scontro

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Io invece preferisco attenermi all'argomento principale dell'articolo, cioè la vita quotidiana nella capitale dell'ISIS. Non è poi tanto diversa da quello che accade nella ormai famosa Molenbeek. A me non basta che qualche centinaio di musulmani a Roma e a Milano, sostenendo di parlare a nome di masse sterminate, si dissocino soltanto dal terrorismo, vorrei che facessero qualche passo in più per abituarsi a vivere nel XXI secolo. Non mi raccontate per favore la solita storia della povertà, dell'emarginazione etc. Il Belgio ha uno stato sociale "pesante" e agli abitanti di Molenbeek vengono forniti asili nido (anche per i genitori che non lavorano e potrebbero benissimo farne a meno) scuole bilingui (FR+NL), assistenza sanitaria, assegni familiari, case popolari e/o contributi affitto, una "revenue d'integration social" fin dai 18 anni, una specie del reddito di cittadinanza richiesto dal M5S e talvolta anche pensioni d'invalidità attribuite senza guardare troppo per il sottile. Per esempio uno dei terroristi suicidi incassava € 1000 al mese d'indennità di disoccupazione, pur non facendo molti sforzi per trovare lavoro. Anche chi commette dei reati gode di un trattamento incredibilmente favorevole. Nell'articolo citato ieri l'antropologo Scott Atran menziona questo sondaggio dal quale risulta che oltre il 20% dei giovani Francesi hanno una qualche simpatia per l'ISIS, il che corrisponderebbe pressochè alla totalità dei giovani musulmani francesi. Spero abbiano fatto qualche macroscopico errore metodologico.

ma

roccog 24/11/2015 - 13:09

quante persone che dichiarano simpatia all'ISIS lascerebbero lo stato sociale europeo per vivere là? Non vedo questa centralità religiosa e capisco molto lo stato d'animo del musulmano che si ritiene offeso nell'essere accostato ai daeschiani. Certo, in molti musulmani persiste la convinzione che la religione debba essere molto invasiva nella loro vita, e su questo io, ateo, non sono ovviamente d'accordo, ma in quanto ateo cerco anche di capire che per altri questo possa essere una necessità. D'altronde sono convinto della superiorità dei diritti umani sulla religione. Per questo da noi il cattolicesimo vive in stato di frustrazione permanente e il cristianesimo nei secoli ha dato origine a sette che hanno adattato i loro precetti alle consuetudini nordiche. Da un lato può essere utile scindere i problemi complessi in fattori singoli, ma non vedo proprio il nesso fra l'islam e la condizione della donna e il terrorismo. Vedo più una convergenza d'interessi attorno il terrorismo come forma di sblocco di stalli geopolitici.

cria cuervos

massimo 25/11/2015 - 00:50

Quante persone che dichiarano simpatia all'ISIS lascerebbero lo stato sociale europeo per vivere là? Non so qualcuna, probabilmente non molte, qualche migliaia a quento leggo sui giornali, ma non è questo il punto. Non è affatto necessario abbandonare lo stato sociale per andare a vivere la: queste persone partono e continuano a incassare; poi rientrano e, come ho già scritto, chiedono altri soldi (gli articoli precedono i massacri di Parigi). Lei si inganna parlando di religione pervasiva, perchè in buona sostanza l'Islam non lo è. Il Corano è essenzialmente un testo giuridico (per favore leggetelo!) che configura un modello di società ed è proprio quello che non mi piace. Non ho alcun problema con gli aspetti prettamente relifiosi (la professione di fede, il digiuno, la preghiera, il pellegrinaggio alla Mecca), ho un problema con gli aspetti politici dell'Islam, che ne sono parte integrante e inscindibile: Gesù Cristo disse "date a Cesare quel che è di Cesare" (anche se molti cattolici se ne dimenticano spesso, posso sempre strofinargli il Vangelo sul muso) mentre Maometto era un capo politico e militare che guidava i suoi seguaci in guerra e stipulava trattati di pace, riscuoteva tasse e amministrava la giustizia, in pratica ERA Cesare. Perciò è futile parlare di un "Islam politico" come se fosse qualcosa di separato; l'Islam è politico per sua natura con l'eccezione forse di alcune correnti fortementi minoritarie come il Sufismo. E pertanto non posso fare a meno di nutrire sentimenti fortemente negativi verso qualcuno che viene da qualche altra parte senza essere invitato e vuole stabilire le regole secondo le quali io devo vivere.

Lei non vede il nesso fra l'Islam e il terrorismo semplicemente perchè non lo conosce; per esempio legga questi versetti:

3,169. Non considerare morti quelli che sono stati uccisi sul sentiero di Allah. Sono vivi invece e ben provvisti dal loro Signore,

 5,33. La ricompensa di coloro che fanno la guerra ad Allah e al Suo Messaggero e che seminano la corruzione sulla terra è che siano uccisi o crocifissi, che siano loro tagliate la mano e la gamba da lati opposti o che siano esiliati sulla terra: ecco l'ignominia che li toccherà in questa vita; nell'altra vita avranno castigo immenso,

9.29. Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo*, e siano soggiogati.

*[“il tributo” (jizya): è il tributo di capitolazione con il quale giudei e cristiani riconoscevano lo Stato islamico. Il pagamento della “jizya” conferiva loro lo status di “dhimmîy” (protetti) e con il quale ottenevano il diritto di vivere in pace e in sicurezza nello Stato islamico. Ai tempi del Profeta, l'ammontare della “gizya” annua era pari a dieci dirham (circa 30 grammi d'argento) per ogni uomo adulto (donne, bambini, schiavi e poveri erano comunque esenti) e corrispondeva a dieci giorni di mantenimento alimentare]

9,111. Allah ha comprato dai credenti le loro persone e i loro beni [dando] in cambio il Giardino, [poiché] combattono sul sentiero di Allah, uccidono e sono uccisi. Promessa autentica per Lui vincolante, presente nella Torâh, nel Vangelo e nel Corano. Chi, più di Allah, rispetta i patti? Rallegratevi del baratto che avete fatto. Questo è il successo più grande.

Io cito dalla traduzione dell'UCOII che è l'interlocutore privilegiato del Ministero dell'Interno, anche se di solito adopero quella di Alessandro Bausani. Mi spiace che lei si raffiguri un mondo così diverso da quello reale ma "i fatti sono testardi" ed è con quelli che abbiamo a che fare. Se un musulmano si offende ad essere accostato ai terroristi, sta a lui prenderne le distanze. Con Salman Rushdie, che ha solo scritto un romanzo stucchevole hanno saputo essere molto duri; quando vogliono sanno come fare. Nel XXI secolo tutti i terroristi si professano musulmani (con l'eccezione di qualche sparuto gruppo di Sendero Luminos) e trovano nei testi sacri un solido appoggio alle loro azioni. Affermare che la maggior parte delle vittime sono anch'esse musulmane serve solo a smentire la bizzarra affermazione di "Islam come religione di pace": non lo è e non lo è mai stata: dei primi quattro califfi, noti nella storiografia come "i ben guidati" nessuno è morto di morte naturale.

PS non dica troppo in giro di essere ateo: per l'Islam Cristiani ed Ebrei sono "Dhimmi", letteralmente "protetti" ma io preferisco tradurre con "sottomessi", ma gli atei sono "pagani" e per loro c'è la morte.

riconosco

roccog 26/11/2015 - 12:02

di aver esposto la mia idea e non la realtà. Certo l'islam è militante, volendo, vedo però che non tutti i musulmani lo intendono così. In altre parole l'Islam può essere militante. D'altronde il mondo arabo è stato per parecchio tempo interessato dal panarabismo, che di fatto era un movimento laico tendente all'unione degli stati arabi creati nel post-colonialismo. Ricordo che per qualche anno Siria ed Egitto si erano fuse in uno stato unico e ricordo che in Siria, per anni gli interessi commerciali hanno saputo tenere unito un popolo diviso confessionalmente. In Libano idem, il sistema politico includeva le diverse religioni e nessuno veniva di fatto escluso. Mi chiedo allora perché il cristianissimo occidente abbia negli ultimi 100 anni perseguito e incoraggiato le rivolte contro quei paesi che opponevano uno stato laico (sebbene spesso non democratico) alla deriva islamista. Cioè i nostri interessi economici hanno largamente favorito il rafforzarsi di correnti integraliste ed islamiste nella direzione che lei descrive. Riconoscere questo e cambiare rotta darebbe una grossa mano a quella parte di islamici che auspicano un cambio in senso moderno, come quello intrapreso nell'ultimo secolo da parte del mondo cattolico.