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Mio nonno fava i mattoni ...

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 E' vero. Dietro a tutta questa discussione c'è la divergenza rispetto a questo concetto di fondo.

 Lo confuto brevemente.

 Per escludere polemiche fuorvianti, poniamo anche che tale sistema di incentivi non tocchi ciò che è essenziale alla sopravvivenza del cittadino, come ad esempio l'abitazione. Poniamo anche che non includa, per colmo di confusione, quei costi diretti che possono altresì essere espressi come tasse.

 La teoria del controllo pubblico dell'economia mediante incentivi fiscali (tra i sostenitori: il socialista Tremonti) è che tutto ciò che è da considerarsi "superfluo" alla sopravvivenza del cittadino od al pareggio di bilancio delle società vada assoggettato a tributi per "incentivare" l'investimento economico.

 Tralasciamo il fatto che questo concetto risulti immediatamente spiacevole al senso comune, ed andiamo ad analizzarlo.

Esso si basa sulla convinzione, sia per il caso del privato, che su quello della società, che la liquidità risparmiata resti inutilizzata.

 Veramente?

 Devo proprio scrivere che, invece, il cosiddetto "risparmio" è immediatamente reinvestito nell'economia, a mezzo del sistema bancario, moltiplicato per il valore delle garanzie bancarie, ovvero quasi 100 volte?

 Ora, poniamo che ciò sia falso. Ovvero che sia i privati che le società custodiscano la loro liquidità "sotto al materasso", ovvero al di fuori del sistema bancario.

 Tralasciamo anche il fatto che il gettito fiscale aumenti, ovvero che porzione della liquidità finisca nel "calderone comune" del gettito fiscale da cui la mano pubblica attinge fin che può senza scopi precisi e senza limiti salvo il fondo del barile.

 Per quanto concerne le società, è vero che gli incentivi fiscali ad investire producono l'effetto sperato, ma essendo un incentivo "artificiale", è intrinsecamente sbagliato. Sia per la sicurezza dell'impresa (che necessita sempre di fondi per far fronte alle oscillazioni dei mercati e del sistema bancario) che per l'appropriatezza degli investimenti stessi. Un particolare tipo, di investimenti "sbagliati" creati artificialmente dagli incentivi fiscali , è quello per "differenziare", normalmente vero mercati a basso margine. Si sbaraglia la concorrenza con profitti negativi, tanto il vero vantaggio è l'elusione fiscale. Poi si rivende quando va in malora la società proprietaria. Dopo aver rovinato un mercato ed almeno due società. Specialità dei vari De Benedetti, Tronchetti, etc.

 Per quanto concerne il privato, che potrebbe farsene costui della liquidità che ha sottratto al sistema bancario, ma che non gli serve per sopravvivere? Due cose: o la investe lui autonomamente in nuove imprese proprie, o acquista beni più costosi degli ordinari (tipico esempio: i telefoni cellulari negli anni '90), con il benefico effetto di livellarne i costi con l'economia di scala, finanziare la ricerca industriale, la sperimentazione di nuovi prodotti, etc. Vogliamo veramente sottrargli questa possibilità, fidandoci di più dell'economia pubblica?

Mah, io sarei di opinione contraria. Ma se proprio si crede tanto nell'economia pubblica . . .