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Mio nonno fava i mattoni ...

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La questione del patrimonio immobiliare inutilizzato e' una questione seria. La deindustrializzazione e la denatalita' proiettano una prospettiva di inutilizzo per lungo tempo di immobili che diventeranno fatiscenti con un costo sociale superiore al semplice deperimento del paesaggio (inquinamento, degrado, aspetti sociali etc...).

Prima di consentire i piani di sviluppo degli ultimi anni (alcuni tuttora in corso, come se non ci si guardasse attorno) si doveva forse riflettere meglio. Pero' ormai le cose sono fatte ed i problemi ci sono.

Il motore dello sviluppo immobiliare e' la scommessa che da un investimento si possa ricavarne valore (butto giu' il capannone ripulisco l'area e ci faccio un centro commerciale o un condominio). Allo stato attuale e con le prospettive di cui sopra, sembra' piuttosto difficile.

Che si fa?

Che si fa?

Pigi 27/10/2015 - 17:10

Semplice: si incentiva la proprietà di immobili diversi dalla prima casa. Tutto il contrario della politica attuale.

Se una famiglia possiede una casa per le vacanze, che male c'è? E una seconda casa nel paese dei genitori? Dovrebbero pagare addirittura meno tasse della prima casa, perché essendo utilizzate meno, hanno meno bisogno di servizi pubblici. Inoltre i proprietari spendono per mantenerla, e sono acquisti prevalentemente di prodotti italiani: incrementano il Pil senza danneggiare la bilancia commerciale.

I capannoni inutilizzati non devono pagare tasse o, al massimo, le tasse relative al terreno su cui sono costruiti: qualcuno mi deve spiegare cosa ci guadagna la collettività se il proprietario demolisce il tetto di un capannone.

di un riordino urbanistico. come si è costruito, deve essere nell'ordine delle cose demolire l'obsoleto, il non più funzionale. sono beni strumentali, mica le piramidi.

come bene dice il Karl Firiedich qui sopra

La deindustrializzazione e la denatalità proiettano una prospettiva di inutilizzo per lungo tempo di immobili che diventeranno fatiscenti con un costo sociale superiore al semplice deperimento del paesaggio (inquinamento, degrado, aspetti sociali etc...).

Questo vale tanto per case e uffici che per i capannoni.
L'idea di mettere imposte esose su questi o su quelli mi pare non risolva alcunché.
Una imposta elevata spinge a vendere, è vero. Ma scoraggia i compratori. Visto che per ogni compravendita devono esserci un compratore e un venditore, io devo capire per quale oscura ragione il primo effetto dovrebbe dominare sul secondo.

A parte il deperimento del paesaggio, non mi pare però che ci siano enormi costi diretti legati all'esistenza di case o capannoni o uffici fatiscenti. L'inquinamento è relativo, anzi un edificio dismesso e disabitato ne produce meno, se non punto.
Il degrado può essere contrastato e gli aspetti sociali affontati per altro modo. 
Ma è triste, è semplicemente molto triste.

Che si fa? E' una domanda difficile. Ché la ragione profonda di ciò è la denatalità, prima, e poi la deindustrializzazione, che in buona misura dipende dalla denatalità.
Né noi ingegneri, nè credo gli economisti, possono fare nulla per invertire questa tendenza. Dovrebbero provarcisi forse i cardinali, i predicatori, quelli che parlano agli spiriti, se ancora ve ne sono e se qualcuno li ascolta. Noi possiamo solo prenderne atto e vedere come gestire le conseguenze.
Una buona considerazione generale è che si dovrebbero disincentivare le nuove costruzioni.
Un'altra è che si dovrebbero incentivare le demolizioni, o i ridimensionamenti, del fatiscente. Anche una demolizione è una attività che produce qualcosa (un terreno pulito e di nuovo utilizzabile, lì dove era un rudere fatiscente).
Una ultima di cui dicevo nel mio lungo intervento sopra è che si dovrebbero incentivare le ristrutturazioni, unica forma di attività immobiliare che ha un senso data la tendenza demografica in corso. Per questo scopo è necessario che il prodotto finale della ristrutturazione sia un qualcosa di appetibile, quindi mi pare che le imposte siano dannose, come sono dannosi gli oneri di transizione.
In un momento in cui tutti vendono e nessuno compra, aumentare le imposte sul patrimonio immobiliare può solo peggiorare la situazione.

Cosa ci quadagna la colllettività se il proprietario demolisce il tetto di un capannone?

Il proprietario fa i suoi conti e dice: se tolgo il tetto, i muri del capannone non fanno cubatura, quindi nessuna rendita catastale da fabbricati, e niente IMU.

Ma la collettività, cosa ci guadagna?

Chi ha parole sufficienti a commentare uno stato che costringe un proprietario ad una misura così assurda?