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Mio nonno fava i mattoni ...

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è corretto

dragonfly 27/10/2015 - 10:30

Non vedo perchè la collettività si debba far carico di investimenti (in capannoni) sbagliati

molti imprenditori hanno a suo tempo esageratamente stimato il valore dei muri, cmq in buona compagnia, preferendoli a investimenti core o all'oppposto, anche a molto più prudenti diversificazioni patrimoniali. chi ha solo il capannonne vuoto, si arrangi. è sempre meglio che non avere neanche quello.

esistono  e resistono però molte aziende che ancora lavorano, sia pure con pochi margini, in previsione di tempi migliori. per loro e per la collettività, potrebbe essere molto utile alleggerire il peso di una tassazione patrimoniale, imu e/o irap, che può costituire la differenza fra sollevarel aserranda  e chiudere. sono a galla ma respirano con le narici come ippopotami, anche un' onda le manda sotto.

il "carico sulla collettività" di un capannone vuoto e inutilizzato, a parte la sua bruttura?

Sul "si arrangi" in linea di principio potrei esser d'accordo. Conoscendo numerosi imprenditori col capannone dismesso, però, vedo un problema pratico. Anzi due.
Uno è che quell'imprenditore che ha chiuso la serranda probabilmente lo ha fatto perché l'azienda è fallita: non ha più il becco di un quattrino. E se non ha il becco di un quattrino, non può nè pagar tasse sul capannone né abbatterlo (le demolizioni costano).
L'unica cosa che può fare è cercare di venderlo così com'è, lasciando a chi compra l'onere dell'abbattimento.
E qui c'è il problema pratico due: serve qualcuno che compra. Vedo che il commentatore qui sopra si fa chiamare "arezzo", ne deduco che forse è delle mie parti. Arezzo: fai un giro per la Valdichiana o meglio ancora per il Casentino e osserva tutti i capannoni provando a contare. Il cartello VENDESI è affisso all'incirca in un capannone su due. Oltre Capolona, a occhio e croce, dico che due capannoni su tre sono in vendita. Per ultimi i capannoni del nuovo stabilimento Tesar di Castelnuovo e dello stabilimento di Astrid a Soci. E questi sono nuovi, ammobiliati, luminosi e completi di macchinari.

 Appello per fonopoli! Li vuole nessuno?

La questione del patrimonio immobiliare inutilizzato e' una questione seria. La deindustrializzazione e la denatalita' proiettano una prospettiva di inutilizzo per lungo tempo di immobili che diventeranno fatiscenti con un costo sociale superiore al semplice deperimento del paesaggio (inquinamento, degrado, aspetti sociali etc...).

Prima di consentire i piani di sviluppo degli ultimi anni (alcuni tuttora in corso, come se non ci si guardasse attorno) si doveva forse riflettere meglio. Pero' ormai le cose sono fatte ed i problemi ci sono.

Il motore dello sviluppo immobiliare e' la scommessa che da un investimento si possa ricavarne valore (butto giu' il capannone ripulisco l'area e ci faccio un centro commerciale o un condominio). Allo stato attuale e con le prospettive di cui sopra, sembra' piuttosto difficile.

Che si fa?

Che si fa?

Pigi 27/10/2015 - 17:10

Semplice: si incentiva la proprietà di immobili diversi dalla prima casa. Tutto il contrario della politica attuale.

Se una famiglia possiede una casa per le vacanze, che male c'è? E una seconda casa nel paese dei genitori? Dovrebbero pagare addirittura meno tasse della prima casa, perché essendo utilizzate meno, hanno meno bisogno di servizi pubblici. Inoltre i proprietari spendono per mantenerla, e sono acquisti prevalentemente di prodotti italiani: incrementano il Pil senza danneggiare la bilancia commerciale.

I capannoni inutilizzati non devono pagare tasse o, al massimo, le tasse relative al terreno su cui sono costruiti: qualcuno mi deve spiegare cosa ci guadagna la collettività se il proprietario demolisce il tetto di un capannone.

di un riordino urbanistico. come si è costruito, deve essere nell'ordine delle cose demolire l'obsoleto, il non più funzionale. sono beni strumentali, mica le piramidi.

come bene dice il Karl Firiedich qui sopra

La deindustrializzazione e la denatalità proiettano una prospettiva di inutilizzo per lungo tempo di immobili che diventeranno fatiscenti con un costo sociale superiore al semplice deperimento del paesaggio (inquinamento, degrado, aspetti sociali etc...).

Questo vale tanto per case e uffici che per i capannoni.
L'idea di mettere imposte esose su questi o su quelli mi pare non risolva alcunché.
Una imposta elevata spinge a vendere, è vero. Ma scoraggia i compratori. Visto che per ogni compravendita devono esserci un compratore e un venditore, io devo capire per quale oscura ragione il primo effetto dovrebbe dominare sul secondo.

A parte il deperimento del paesaggio, non mi pare però che ci siano enormi costi diretti legati all'esistenza di case o capannoni o uffici fatiscenti. L'inquinamento è relativo, anzi un edificio dismesso e disabitato ne produce meno, se non punto.
Il degrado può essere contrastato e gli aspetti sociali affontati per altro modo. 
Ma è triste, è semplicemente molto triste.

Che si fa? E' una domanda difficile. Ché la ragione profonda di ciò è la denatalità, prima, e poi la deindustrializzazione, che in buona misura dipende dalla denatalità.
Né noi ingegneri, nè credo gli economisti, possono fare nulla per invertire questa tendenza. Dovrebbero provarcisi forse i cardinali, i predicatori, quelli che parlano agli spiriti, se ancora ve ne sono e se qualcuno li ascolta. Noi possiamo solo prenderne atto e vedere come gestire le conseguenze.
Una buona considerazione generale è che si dovrebbero disincentivare le nuove costruzioni.
Un'altra è che si dovrebbero incentivare le demolizioni, o i ridimensionamenti, del fatiscente. Anche una demolizione è una attività che produce qualcosa (un terreno pulito e di nuovo utilizzabile, lì dove era un rudere fatiscente).
Una ultima di cui dicevo nel mio lungo intervento sopra è che si dovrebbero incentivare le ristrutturazioni, unica forma di attività immobiliare che ha un senso data la tendenza demografica in corso. Per questo scopo è necessario che il prodotto finale della ristrutturazione sia un qualcosa di appetibile, quindi mi pare che le imposte siano dannose, come sono dannosi gli oneri di transizione.
In un momento in cui tutti vendono e nessuno compra, aumentare le imposte sul patrimonio immobiliare può solo peggiorare la situazione.

Cosa ci quadagna la colllettività se il proprietario demolisce il tetto di un capannone?

Il proprietario fa i suoi conti e dice: se tolgo il tetto, i muri del capannone non fanno cubatura, quindi nessuna rendita catastale da fabbricati, e niente IMU.

Ma la collettività, cosa ci guadagna?

Chi ha parole sufficienti a commentare uno stato che costringe un proprietario ad una misura così assurda?