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Mio nonno fava i mattoni ...

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la conquista ed il mantenimento del potere è (quasi) l'unica dimensione che conta in tutti i paesi. Anche la Merkel governa sulla base dei sondaggi e sta attenta a non adottare provvedimenti, anche teoricamente utili, che le alienino i suoi elettori. In tutti i paesi gli elettori sono pesantemente influenzati dai propri interessi a brevissimo termine e si curano poco del bene comune. La tragica differenza fra l'Italia e la Germania (o il Regno Unito) è che in Italia  gli interessi contano ancora di più che altrove e soprattutto sono spesso personal/familiari invece che di gruppo/classe sociale. Quindi il clientelismo spicciolo (voto di scambio) è molto più diffuso. 

Condivido il parere di Piergentili (avevo espresso un'idea simile all'inizio di questa discussione), ma non del tutto il parere di Federico, nel senso che ritengo che la sua tesi non abbia un conforto empirico così robusto. Non credo che si possa escludere che un leader e un gruppo dirigente particolarmente capaci riescano a ottenere un buon consenso anche su alcuni obiettivi che rispondano al bene comune, o agli interessi collettivi di una classe o coalizione sociale "progressista", cioè attualmente i "produttori". Non credo che gli elettori siano così totalmente insensibili al riguardo.

Il mio punto è che è difficile saperlo senza provarci. Quindi fece benissimo FARE a provarci (e io nel mio piccolo come molti fra noi a partecipare) e non è detto che non valga la pena di riprovarci meglio in futuro. (L'insuccesso di FARE non è ovviamente una prova conclusiva della tesi di Federico, sebbene sia a suo favore.)